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“45mila nella sfera della povertà” Dal 2008 radoppiati a Piacenza  foto

Un bilancio della crisi economica a Piacenza e l'impatto che ha avuto sulle fasce sociali più deboli: dal 2008 le persone entrate nella sfera della povertà nella nostra provincia sono raddoppiate

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Un bilancio della crisi economica a Piacenza e l’impatto che ha avuto sulle fasce sociali più deboli: dal 2008 le persone entrate nella sfera della povertà nella nostra provincia sono raddoppiate, ragguingendo quota 45mila.

Lo dice la ricerca presentata nell’annuale convegno delle Caritas parrocchiali intitolato “La povertà a Piacenza tra bisogni emergenti e politiche per il futuro” che si è tenuto sabato 14 ottobre.

Al Centro Il Samaritano è stato presentato il corposo studio (La città in controluce, volti, legami, storie di povertà a Piacenza) realizzato da Paolo Rizzi ed Enrico Fabrizi, docenti dell’Università Cattolica, e curato da Massimo Magnaschi, che ha offerto una preziosa visione prospettica dei cambiamenti intervenuti negli ultimi 10 anni sul nostro territorio.

La crisi ha indubbiamente pesato, ma i segnali non sono soltanto negativi: a Piacenza, infatti, è ben radicato un sistema di welfare locale che integra pubblico e privato che ha retto all’urto degli ultimi anni.

I nuovi bisogni invece sono legati soprattutto alla richiesta di lavoro e di casa.

Il programma della mattinata ha previsto l’introduzione del vescovo Gianni Ambrosio, i saluti delle autorità cittadine, tra cui il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani.

E’ poi seguita una tavola rotonda con gli autori della ricerca ed esperienze locali di welfare generativo (Una Casa tra le Case, Lavor-Io, R-accolti), modetata Don Davide Maloberti Direttore de “Il Nuovo Giornale”. 

In conclusione la riflessione “Il welfare del futuro: quali prospettive?”, condotta dal diacono Giuseppe Chiodaroli, direttore Caritas diocesana Piacenza-Bobbio e da Linda Lombi, Università Cattolica di Milano. 

LA RICERCA – Paolo Rizzi ha illustrato la ricerca condotta a Piacenza: “Un lavoro importante che arriva a trent’anni di distanza – ha ricordato – dalla prima analisi sulla povertà sul piano locale, datata 1986”.

“SENZA GLI IMMIGRATI DECLINO DEMOGRAFICO FORTISSIMO” – “Sono stati trent’anni di grandi cambiamenti con l’esplosione dell’immigrazione nella nostra provincia, oggi gli stranieri sono 40mila. Senza i nostri 40mila immigrati, Piacenza avrebbe un declino demografico fortissimo. Ogni crisi economica che abbiamo affrontato ha fatto crescere di un po’ la povertà che non è più diminuita”.

A PIACENZA WELFARE COMMUNITY SOLIDA” – “Oggi ci troviamo di fronte a nuove povertà – ha sottolineato – caratterizzate dall’imprevedibilità e dalla dimensione improvvisa dei percorsi di impoverimento, che possono interessare tutti. Tuttavia in questi anni Piacenza è cresciuta anche nella welfare community con tante esperienze diverse e importanti. Nella nostra ricerca si prende in considerazione il valore del capitale sociale della nostra comunità, le relazioni, il senso civico diffuso”.

DISOCCUPATI – “Partiamo da un primo indicatore, dieci anni fa Piacenza aveva uno dei tassi di disoccupazione più bassi d’Italia, al di sotto il 2 per cento, oggi siamo al 7,5 per cento. Siamo una città con un sistema di welfare consolidato grazie alla spesa sociale che non è diminuita in questi anni. Ci sono state risposte positive del nostro sistema sociale, qui c’è una tradizione radicata di sforzo pubblico e privato”.

LA MISURA DELLA POVERTA’ – Enrico Fabrizi è entrato più nel dettaglio del tema, fornendo una “misura della povertà” per collocare Piacenza nel contesto regionale e nazionale. “Due i parametri – ha affermato – che abbiamo utilizzato il tasso di rischio di povertà e il tasso di deprivazione materiale. In sintesi è povero chi non guadagna abbastanza, possiamo anche accennare anche ai numeri, la soglia è di 750 euro al mese per un single e di 1400 per una coppia con un figlio, si tratta di soglie relative calcolate sulla base del reddito nazionale.

TASSO DI POVERTA’ – Piacenza è in linea con la nostra regione – ha fatto notare –  e si colloca meglio in Italia. In questi anni di crisi il tasso di povertà è rimasto piuttosto stabile intorno al 10 per cento. Siamo al 10,1 per cento nel 2016 con il picco del 10,7 nel 2014, mentre nel 2008 era al 9,8. Ma nel considerare questo dato dobbiamo fare attenzione all’effetto ottico: si tratta infatti di un parametro che muta in base alla media nazionale e quindi non registra i mutamenti locali”.

TASSO DI DEPRIVAZIONE – Più interessante prendere in considerazione un altro parametro, il tasso di deprivazione materiale, che riguarda chi vive in assenza di alcune condizione base e misura l’incapacità (effettiva piuttosto che potenziale) di soddisfare bisogni ritenuti essenziali per vivere una vita dignitosa, impossibilità determinata dallo stato di ristrettezze economiche in cui vive (e non da scelte, desiderata o stili di vita).

“IMPATTO ENORME DELLA CRISI” – “La crisi ha avuto un impatto enorme a Piacenza – ha spiegato Fabrizi – con un tasso di deprivazione materiale raddoppiato dal 2008 al 2013. Oggi possiamo dire che sono 45mila le persone a Piacenza che sono in difficoltà, il tasso di deprivazione è infatti passato dall’ 8 per cento del 2008 al 16,4 del 2013”.

I NUOVI POVERI SONO ANCHE LAVORATORI – “Ai poveri “tradizionali”, ovvero gli anziani soli, le famiglie monoparentali – ha spiegato – e le famiglie con più figli, si sono aggiunti i “nuovi poveri”, ovvero le famiglie giovani e le famiglie di lavoratori precari. Perchè oggi il lavoro di per sè non costituisce più un riparo dalla povertà”.

I GIOVANI E LA SCUOLA “DI CLASSE” – Una parte della ricerca ha riguardato gli adolescenti piacentini, con interviste a studenti età compresa tra i 15 e 17 anni in due istituti superiori “Romagnosi” e liceo “Colombini”, e un ente di formazione L’Enaip. L’obiettivo era quello di comprendere la povertà educativa dei giovani e le loro condizioni.

Dalle rilevazioni emerge una polarizzazione sociale ancora forte tra le diverse realtà: senza scomodare slogan come “scuola di classe”, si nota che lo status sociale degli studenti è legato al tipo formazione prescelta. Banalizzando. i più poveri scelgono l’ente di formazione, i più abbienti il liceo. 

CASA E LAVORO I BISOGNI – L’analisi ha riguardato anche l’utenza dei servizi sociali, registrando una dinamica è di forte incremento. Dal 2010 al 2016 i minori in carico è cresciuta del 28 per cento, gli utenti del Setr (servizio tossicodipendenze) del 29. 

Infine un focus sui i bisogni emergenti. “Li abbiamo chiesti agli operatori” – ha affermato Paolo Rizzi. La domanda di più servizi riguarda in particolare l’ambito formativo lavorativo e quello abitativo. “Lavoro e casa sono i bisogni più urgenti”.

 

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