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‘Caos in Catalogna: ha perso la politica” IL COMMENTO da Barcellona

Viviana Zappa vive a Barcellona, città di origine del marito Juan, insieme ai figli Mario, Bruno e Nora. "Il governo centrale si rifiuta categoricamente di ascoltare le esigenze dei catalani" dice

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Viviana Zappa si è trasferita ormai da diversi anni da Piacenza all’estero. Ora vive a Barcellona, città di origine del marito Juan, insieme ai figli Mario, Bruno e Nora. Le abbiamo chiesto un commento in merito al referendum indipendentista della Catalogna. Una consultazione dichiarata illegale dal governo centrale di Madrid, con l’intervento delle forze dell’ordine per far chiudere i seggi. Nonostante questo oltre 2 milioni di catalani sono riusciti ad esprimere il proprio voto: il “sì” ha vinto al 90%. 

Qual è il sentimento prevalente oggi, il giorno dopo il voto?

“Oggi il sentimento che prevale è la tristezza. Molti catalani e molti spagnoli condannano categoricamente il comportamento del governo centrale e ovviamente della polizia.
Non c’è euforia, c’è orgoglio per il comportamento pacifico che il popolo catalano ha mantenuto in ogni momento.
Dovrebbero invece vergognarsi Rajoy, Saenz de Santamaría e di tutti coloro che appoggiano e giustificano la loro posizione.
C’è delusione nei confronti della classe politica in generale: io personalmente vedo tutta la faccenda come una sconfitta della politica. 
Anche il governo catalano ha colpe: non ha saputo difendere il suo popolo davanti all’intervento delle forze dell’ordine spagnole (con oltre 800 persone ferite, ndr). Avrebbe dovuto prevedere il degenerare della situazione
L’attuale governo spagnolo è codardo, e non ha più ragione di essere. Le dimissioni di Rajoy sarebbero il minimo, rappresentano il primo passo necessario per cercare di ricominciare”. 

Cosa pensi del referendum? Hai potuto votare?

“Purtroppo non ho potuto votare perché sono straniera, personalmente sono ovviamente a favore del referendum, in quanto espressione democratica. Ok, non è legale però condivido la posizione di chi lo vede come un atto di disobbedienza necessario per smuovere la situazione. 
Essere favorevole al referendum non vuol dire essere indipendentista. 
Il problema è molti cittadini hanno votato sì per pura protesta e esasperazione contro un governo centrale che si rifiuta categoricamente ad ascoltare le esigenze dei catalani, siano essi indipendentisti o no. 
Mi sarebbe piaciuto poter votare anche se sarei stata molto combattuta: probabilmente avrei votato sì come gesto di solidarietà nei confronti del senso di frustrazione di buona parte del popolo catalano. 
Il mio sarebbe stato un voto di protesta per obbligare Madrid ad aprire il dialogo col governo catalano. 
Vorrei comunque far presente che la questione catalana non è paragonabile con quanto sostiene la Lega Nord. 
Le istanze della Catalogna hanno una matrice identitaria fortissima: storica, linguistica, territoriale e ovviamente economica. Ma non sono ingenua: la questione economica è ciò che muove tutto, insieme alla lotta di potere”. 

Come pensi si possa uscire, adesso, da questa situazione

“L’unica soluzione è la riapertura del dialogo, ma sinceramente con questi interlocutori non credo sia possibile. L’UE dovrebbe intervenire almeno per condannare l’operato delle forze dell’ordine, anche se voglio sperare che non ci sia bisogno di una mediazione politica da parte dell’Unione Europea”. 
 

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