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Che effetto fa “riesumare” It. La RECENSIONE di PcSera

Ecco la recensione di It, edizione cinematografica del capolavoro di Stephen King. 

IT 
USA 2017

genere: horror-fantasy
regia: Andrés Muschietti 
durata: 135 min

cast: Jaeden Lieberher, Bill Skarsgård, Wiatt Oleff, Jeremy Ray Taylor, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Jack Dylan Grazer, Chosen Jacobs, Nicholas Hamilton, Jackson Robert Scott.

Sceneggiatura: Chase Palmer, Cary Fukunaga e Gary Dauberman.
Fotografia: Chung-hoon Chung. 
Musiche: Benjamin Wallfisch 

E’ un giorno di pioggia nell’autunno 1988. Tutto ha inizio con una barchetta di carta che Bill regala al fratello più piccolo Georgie, il quale dopo essere uscito di casa per andare a giocare scompare nel nulla.

Otto mesi dopo, nel giugno del 1989 la cittadina di Derry è sconvolta da altre sparizioni di bambini.

Sono passati ventisette anni dalla comparsa di Pennywise (IT) sugli schermi. Era il 1990 quando Tommy Lee Wallace realizzò una miniserie televisiva divisa in due puntate ispirata all’omonimo romanzo di Stephen King (1986), accolta ai tempi con un discreto calore sia dalla critica che dal pubblico.

Nel 2017 l’argentino Andrés Muschietti riesuma la salma del clown più conosciuto e inquietante di tutti i tempi e ne fa un lungometraggio. Il risultato è buono.

Rimaneggiare It è un lavoro articolato, complesso da imbastire, ambizioso. A Muschietti va riconosciuta una brillante creatività visiva.

L’ottima padronanza del saper mantenere viva la suspense (col passare degli anni il pubblico è sempre più esigente) e una buona dose, superfluo dirlo, di coraggio. Perché occorre coraggio davvero a portare sul grande schermo l’opera più matura, più riuscita, più acclamata di King. 

Un libro di mille e passa pagine che ha rivoluzionato la maniera di narrare il terrore, una pietra miliare della letteratura contemporanea.

Qui abbiamo 135 minuti di follia, delirio, paura, angoscia, incubi che si mescolano alla realtà e viceversa, ma It non è solo terrore.

E’ anche la storia di una straordinaria e inossidabile amicizia. Quella tra Bill, Richie, Eddie, Stanley, Ben e Beverly: il ‘club dei perdenti’, gli unici a rendersi conto di cosa stia accadendo a Derry. Toccherà a loro affrontare It.

Il film in se stesso è una quasi anonima e discreta punta di matita che si limita a ripassare e rimarcare i dettagli e i contorni impiegati da Wallace nel 1990.

Ma It è il classico prodotto da 2017: niente sbavature e niente noia, ma anche niente di nuovo poiché il terrificante Pennywise lo conosciamo bene, oramai.

E’ passato dal truccatore per un ultimo ritocco e via, in scena. I momenti spannung sono affidati agli effetti speciali non certo ai dialoghi o alle domande. Non c’è tempo di porsi troppe domande nel film di Muschietti.

Azione! L’orrore e la paura nello spettatore non sono suscitate tanto dal fatto di trovarsi faccia a faccia con Pennywise, che abbiamo già detto oramai conosciamo bene, ma piuttosto dall’astuto e furbo ‘effetto sorpresa’ tipico del luna park. Ogni luna park degno di questo nome possiede un tunnell dell’orrore… Ci siamo capiti.

Il cast è senza infamia e senza lode, al completo servizio della regia che guida gli attori con un rigore quasi militare. Il committente ordina: ‘Qui voglio commozione, piangete!’ e i suoi attori piangono.

Il committente vuole paura? Pronti, ecco mascelle abbassate e occhi sbarrati.

Questa ‘motivata’ sinergia potrebbe indurre qualche spettatore a pensare che il film sia in effetti un capolavoro, ma non è così. I capolavori sono ben altri.

It è un buon prodotto, ottimo nel suo genere. Perfetto per svago e intrattenimento. Quel genere di film che oggi guardi da solo, domani guardi insieme alla fidanzata, dopodomani con gli amici, e ancora col vicino di casa senza annoiarti.

La storia del cinema è piena di titoli che non stufano mai. It è uno di questi, per certo.

Gianmarco Groppelli 

Giudizio ***

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