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Droghe, “troppa paura di denunciare” Prevenzione per 250 alunni delle medie

Gli educatori dell’associazione “La Ricerca” insieme a carabinieri, polizia e volontari della Croce Rossa scendono nuovamente in campo per parlare di stupefacenti nel progetto che quest'anno coinvolge a Piacenza 250 studenti, 440 famiglie e una cinquantina di insegnanti

Droghe, tra i giovani di Piacenza è ancora troppa la paura di denunciare o di rivolgersi alle forze dell’ordine. Un fenomeno da contrastare soprattutto attraverso un modello di prevenzione in grado di raggiungere i più piccoli, prima che sia troppo tardi.

Per questo torna in campo, e in una versione ancora più “allargata”, il progetto “Tempo d’agire”, promosso dall’associazione “La Ricerca”.

Un sistema per parlare dell’assunzione di stupefacenti, in maniera diversa, attraverso nuove forme di dialogo con studenti, insegnanti e genitori, che – grazie al sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano – è stato ampliato a sei scuole medie di città e provincia fino a coinvolgere 250 studenti, 440 famiglie, una cinquantina di insegnanti e agenti di polizia e carabinieri, oltre una quarantina di volontari tra PaCe-La Ricerca e Croce Rossa Italiana.
 
L’iniziativa è stata avviata lo scorso anno scolastico in due istituti piacentini grazie alla sponsorizzazione di un privato cittadino, genitore e volontario presso la storica associazione piacentina,. L’obiettivo è mettere in rete azioni a contrasto dell’utilizzo di sostanze da parte di minorenni e giovani e promuovere una cultura del benessere e di prevenzione, oltre che migliorare gli stili di vita aumentando le consapevolezze dei loro comportamenti.
 
A parlarne questa mattina nella sede di via S. Eufemia, il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani, il Questore Salvatore Arena, il comandante provinciale dell’Arma Corrado Scattaretico, il presidente  dell’associazione “La Ricerca onlus” Gian Luigi Rubini e il commissario provinciale della Croce Rossa Italiana, Alessandro Guidotti.

“Abbiamo aderito con entusiasmo – commenta il questore – i risultati sono apprezzabili, ma potrebbero essere migliori, c’è ancora tanto da lavorare. Secondo i nostri report, la collaborazione fra gli studenti è scarsa. Lo studente non ha ancora la forza di denunciare e se cresciamo una gioventù che ha questo tipo di paura evidentemente c’è ancora qualcosa che dobbiamo migliorare, a livello di famiglia e di istruzione.”
 
“Abbiamo iniziato con le classe prime delle scuole medie, per far sì che il primo incontro con le sostanze “proibite” fosse con noi e non con la visione dell’amico, del fratello maggiore o chicchessia – sottolinea il comandante Scattaretico.

“Ovviamente questa attività comporta una delicatezza ancora maggiore. Prima di tutto abbiamo fatto formare i militari che devono andare a parlare con i bambini, così che possano avere i giusti strumenti per interloquire con cittadini così piccoli.

I risultati sono stati positivi: i bambini in questa fase sono molto aperti rispetto a momenti successivi della crescita e questo tipo d’intervento può essere considerato una “chiave di volta” importante per fare dell’informazione ad adeguato livello. In questo modo quando in futuro si troveranno ad incrociare problemi con le sostanze, avranno già una base solida di prevenzione”.

 “Parteciperemo con i nostri volontari, quando un giovane parla ad un altro giovane, crediamo che il messaggio sia più incisivo” ha aggiunto Guidotti della Cri.
 
 

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