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Ecco Blade Runner 2049, parabola dark rispettosa del primo

Una vera sorpresa, e un regalo ai milioni di fans che nel corso degli anni hanno portato nel cuore e negli occhi le immagini da cardiopalmo di una pietra miliare del genere  fantascienza- thriller - noir

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Anno 2049. L’agente “K” de L.A.P.D. (Los Angeles Police Dept.) fiuta odor di bruciato e si mette subito al lavoro. Si tratta di un pericolo “reale”? Un vecchio replicante Nexus braccato dall’agente K e’ l’ingranaggio che mette in moto il tutto, per la seconda volta.

A distanza di trentacinque anni dalla comparsa di Blade Runner siglata Ridley Scott, Villeneuve riporta sul grande schermo e si attiene, si può dire, con rispetto e ammirazione alle fattezze dell’originale, un grande classico “rivisitato”e impacchettato con perizia, coerente, avvincente e di forte impatto visivo.

Livido e inquietante, estremo, perfetto sfondo da apocalisse new generation. Il risultato e’ un puzzle dove tutto combacia alla perfezione.

Una vera sorpresa, e un regalo ai milioni di fans che nel corso degli anni hanno portato nel cuore e negli occhi le immagini da cardiopalmo di una pietra miliare del genere  fantascienza- thriller – noir.

Parabola sulla specie umana in chiave dark.

L’archetipo classico dell’uomo sia da un punto di vista strutturale sia da un punto di vista intellettuale viene, ed e’ proprio il caso di dirlo, letteralmente  deframmentato, resettato.

Tabula rasa.

Si parte da zero gettando l’occhio  avanti, e nel farlo, Villeneuve da prova della sua personale e sagace verve narrativa che non esclude una certa dose di “speranza” che sventola come una bandiera piantata esattamente al centro della pellicola.
Chi sara’ a raggiungerla per primo ?

Tra i contendenti, superfluo dirlo, vi e’ anche lo spettatore il quale corre a perdifiato nel tentativo di tener testa ai personaggi e reggere il peso emotivo delle incredibili e impietose vicissitudini che i buoni e i cattivi (e in questo lungometraggio non vi sono ne’ gli uni ne’ gli altri) devono affrontare.

Il fine ultimo e’ dare una risposta chiarificatrice a una domanda non certo semplice ma paradossalmente di facile intuizione.

Ammirevole quindi anche da un punto di vista meno artistico diciamo così, e più scientifico.

Non desterebbe poi tanta meraviglia nel qual caso, come “Cane di Paglia” (1971) di Sam Peckinpah impiegato nelle università americane come “documentario” sull’istinto primordiale dell’uomo, sulla violenza fisica e psicologica che questi e’ capace di infliggere ai propri simili, sulla totale assenza di principi morali che distingue le bestie dagli esseri umani, anche quest’opera firmata Villeneuve  finisse a dar lezioni di pedagogia. Epica scena d’apertura.

Sia pur il film difetti in alcuni passaggi di suspense vera e propria, tanto da essere prevedibile e facilmente leggibile anche dal profano, le fondamenta che lo reggono sono solide quanto basta a far passare questo suo limite in secondo piano, o quasi.

A tratti prolisso; dialoghi chilometrici e complessi.

Un’impresa ambiziosa quanto pericolosa quella di arrischiarsi a ripercorrere le orme di Ridley Scott. Se per i nostalgici degli anni ’80 questo prodotto e’ risultato tutt’altro che deludente, lascio detto che anch’io ne convengo.

di Gianmarco Groppelli

Giudizio ***

BLADE RUNNER 2049

USA, Canada, UK
diretto da: Denis Villeneuve
durata: 163 min

genere: fantascienza-azione-noir

cast: Ryan Gosling, Harrison Ford, Dave Bautista, Jared Leto, Ana De Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Mackenzie Davis, Carla Juri

sceneggiato da Hampton Fancher e Michael Green

Fotografia curata da Roger Deakins. Ridley Scott e’ produttore esecutivo

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