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“I destini del mondo si maturano in periferia” ad Assisi il Convegno di Africa Mission

Il 43esimo convegno dell'associazione è partito venerdì 29 settembre con l’arrivo dei volontari e amici del Movimento, ideato da don Vittorione, presso la Domus Pacis di Assisi. 

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Al via il 43° Convegno Annuale organizzato da Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo ad Assisi.

E’ partito venerdì 29 settembre con l’arrivo dei volontari e amici del Movimento, ideato da don Vittorione, presso la Domus Pacis di Assisi. Ad aprire il Convegno le parole di don Maurizio Noberini, presidente di Africa Mission che sottolinea come grazie all’esperienza del Convegno, portiamo a casa un’esperienza di fede, di Chiesa, di amore e di come si abbia la possibilità di “allontanarsi” dalla vita quotidiana per raccogliere le energie per continuare a lavorare bene nelle nostre comunità.

Non manca il saluto di Carlo Antonello, presidente di Cooperazione e Sviluppo che sottolinea: «L’importanza della presenza dei giovani è simbolo di un Movimento in crescita e la presenza costante di tutti i gruppi ci rende famiglia, è l’essere insieme nel tempo».
 
“Uscire: i destini del mondo si maturano in periferia”, è questo il titolo del 43° Convegno Annuale. Il titolo è tratto da un’espressione di don Primo Mazzolari usata da Papa Francesco nel suo recente viaggio sulla tomba del sacerdote cremonese. Un’occasione speciale perché quest’anno Africa Mission festeggia i 45 anni di fondazione. Per ricordare questa importantissima tappa anziché festeggiare il 45°, il Movimento ha deciso di celebrare il 50-5 e di avviare, così, un percorso che porterà l’associazione piacentina, per ciascuno dei prossimi 4 anni, ad approfondire e rinvigorire il nostro carisma di Movimento seguendo le “vie” tracciate nel convegno ecclesiale di Firenze: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare.
 
«Il tema del convegno riflette una nuova sfida» sottolinea il direttore del Movimento, Carlo Ruspantini «La sfida di ascoltare il messaggio di sviluppo, di vita, che “matura” in quelle terre e portarlo nel nostro mondo ricco di beni materiali, ma che rischia di morire per mancanza di umanità. É un po’ un’inversione nella visione tradizionale della missione: prima eravamo noi i bravi che portavano il messaggio ai poveri, adesso sono i poveri che, dalle periferie, ci inviano un messaggio di speranza».
 
Apre il convegno don Michele Autuoro, direttore di Fondazione Mission, che snocciola sin dalle prime parole il tema assegnatogli: “La solerzia missionaria della Chiesa italiana”, sottolineando come  «L’esperienza missionaria deve essere vissuta come memoria, come sentinelle che dicono a tutti qual è l’identità di ogni battezzato, indica la strada, il passo da seguire. La strada è “l’uscire”, deve essere un cammino in uscita altrimenti non è missionario».

Altro passaggio significativo «L’uscita non è solo un movimento del corpo, ma cambiare il mio modo di pensare, farmi cambiare anche sul modo di intendere la fede. La scelta dei poveri non è opzionale, o sto dalla parte dei poveri, di Gesù o non sto con Gesù. Se scegli di essere un discepolo si è dalla parte dei poveri, altrimenti non si è dalla parte di Gesù».
 
Altro tema è quello affrontato da Jean Leonard Touadi, accademico, politico e scrittore e oggi senior advisor di FAO, che parla ai 180 volontari presenti di “Africa maestra di vita”. «Il ruolo di volontari, missionari, è un piccolo resto minoritario di un’Italia che sta cambiando, perdendo per strada un patrimonio di valori. Il primo valore che si rischia di perdere è l’attenzione alla persona, iscritto nella Costituzione, art. 1, patrimonio del nostro Paese.

Il secondo è il senso della comunità iscritto nell’articolo 3, dove nessuno viene lasciato da solo. E’ compito dello stato essere inclusivo, a prescindere dal Governo del momento. Si tratta della connaturalità dei diritti che appartengono alla persona in quanto persona. Il terzo principio è la responsabilità di ciascuno e di tutti, principio della sussidiarietà, fondamento dell’associazionismo, come corpi intermedi che costellano la società.

 L’ultimo principio che rischiamo di perdere è l’apertura al mondo, la cattolicità, l’universalità, uno dei tratti ontologici dell’essere Chiesa, cattolicità laica che sfocia nell’esperienza dell’associazionismo».
 
Chiude la mattinata Attilio Ascani, direttore Focsiv, Federazione Organismi Cristiani in Servizio Internazionale Volontario, di cui Africa Mission fa parte dal 2006. Il tema che porta all’attenzione di tutti i volontari riguarda proprio il ruolo del volontario “Volontari: artigiani della Misericordia”.

Sottolinea alcuni valori fondamentali nati anni fa nel mondo del volontariato ma anche oggi di fondamentale importanza, come la pace e l’incontro, soffermandosi specialmente su quest’ultimo: «Volontariato non è solo fare, ma è l’incontro con le persone che ci cambia, è il costruire relazioni, è il mettersi nei panni dell’altro, che cambia noi e l’altro. Questo significa essere artigiani di qualcosa di bello, insieme».
 
Il Convegno è proseguito con la visita di Assisi nel pomeriggio e l’esibizione del coro di Procida nella serata di sabato. La domenica mattina ha visto protagonisti i giovani che hanno vissuto l’esperienza del “Vieni e Vedi” la scorsa estate e che hanno portato la loro testimonianza a tutti i volontari, la mattinata si è poi conclusa con la celebrazione e il pranzo.
 

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