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I sindacati contro il Comune: “Preoccupante l’uscita dalla rete R.e.a.dy”

Lo affermano le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil di Piacenza in una nota congiunta

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CGIL CISL UIL PIACENZA: Grave e preoccupante l’uscita del Comune di Piacenza dalla rete R.E.A.DY. – La nota stampa
 
Le notizie di stampa riguardanti l’uscita del Comune di Piacenza dalla rete R.E.A.DY., nata e sviluppatasi con l’adesione di diversi comuni con lo scopo di promuovere culture di riconoscimento delle identità di genere e di prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione contro le comunità LGBT, ci lasciano fortemente indignati e preoccupati.

Lo affermano le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil di Piacenza in una nota congiunta. 
 
E’ l’art.3 della nostra Costituzione, in primis, che riconosce il diritto di ogni cittadino – affermano le tre organizzazioni confederali – ad avere pari dignità sociale e a non subire discriminazioni legate alle proprie condizioni personali e sociali, di sesso, di religione, di lingua, di razza, richiamando fra i doveri della Repubblica quello di rimuovere ogni ostacolo che possa limitare le libertà e l’uguaglianza delle persone.
 
E’ quindi particolarmente grave che l’Amministrazione Comunale, con obiettivi chiaramente espliciti di visibilità politica di una parte significativa della maggioranza al governo della città, abbia ritenuto di procedere con un netto passo indietro su questi temi, creando cosi le condizioni anche culturali di nuove forme di intolleranza e discriminazione che non possiamo accettare in silenzio.
 
Noi vogliamo una città aperta, solidale, inclusiva e che sia in grado di riconoscere ed accettare – sostengono – ogni forma di diversità, da quelle di genere a quelle religiose e di razza; su queste tematiche le nostre Organizzazioni continueranno ad essere fortemente impegnate e pronte a collaborare con tutti i soggetti che nel territorio sono attivi nella promozione e nella tutela di ogni diritto civile e sociale.

Nel contesto attuale, in cui ogni giorno si ha notizia di atti discriminatori e violenti che attaccano le diversità, appare ancora più inopportuno il dissociarsi dalla rete R.E.A.DY che promuove la tolleranza e il rispetto di tutti.
 
Chiediamo quindi che l’Amministrazione, che ha il dovere di rappresentare e tutelare tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro idee e dalle appartenenze, operi per una Piacenza civile, accogliente e moderna.
 
Le Segreterie CGIL CISL UIL di Piacenza
 

La nota stampa della Rete NON UNA DI MENO – assemblea di Piacenza  

Nel corso della recente campagna elettorale per l’elezione del Sindaco di Piacenza, l’allora candidata Patrizia Barbieri aveva firmato il Manifesto Politico del Comitato Difendiamo i nostri figli, tra i cui punti salienti figurava anche la richiesta di far uscire il Comune dalla rete di Enti Locali READY. Oggi dobbiamo con amarezza constatare che la Sindaca Barbieri è stata, purtroppo, di parola.

In quel Manifesto, che invitiamo tutte e tutti a leggere attentamente per capire meglio la direzione che si vuole far prendere alla nostra città, si chiedevano molte altre cose e si delineava una visione di comunità chiusa, impaurita e rifiutante nei confronti delle differenze. Oggi, con questo primo atto di applicazione, il nostro timore che si voglia trasformare Piacenza nella comunità chiusa auspicata da quel Manifesto si fa purtroppo più che concreto.

Non Una Di Meno tra i suoi obiettivi annovera anche la lotta contro la cultura della violenza attraverso la formazione e l’azione politica, e rifiuta ogni linguaggio e decisione che discrimini le persone Lgbtqi.

Troppo spesso esistono ancora situazioni di discriminazione in molti ambiti della vita, dunque diffondere una cultura di rispetto reciproco, così come si legge nella Carta d’Intenti della rete READY, dovrebbe essere alla base di ogni buon governo e patto di convivenza.

Come può essere dedotto invece dall’illogica decisione della giunta comunale di Piacenza, le differenze non vengono considerate una risorsa ma al contrario un fenomeno da arginare e controllare; in questo modo si rischia di alimentare pregiudizi, disinformazione e non cultura.

Noi crediamo fortemente nel principio di uguaglianza tra tutti gli esseri umani, crediamo in politiche che, con una visione ampia della realtà, sostengano una vera educazione alla sessualità e all’affettività. Questo non vuol dire sminuire il ruolo educativo dei genitori, vuol dire prendere atto che oggi, ancora e nonostante tutto, parlare di sesso e di orientamenti sessuali è ancora considerato un tabù. Crediamo che soprattutto i ragazzi abbiano bisogno di sentirsi liberi di esprimere opinioni, dubbi e domande su questioni tanto essenziali come quelle legate all’identità sessuale e di genere. Ma se la sessualità viene ancora allontanata dai luoghi educativi, se si ritengono pericolose le politiche volte a combattere ogni forma di discriminazione, questa libertà viene di fatto negata e le capacità educative della comunità si impoveriscono.

Crediamo che etero e gay siano solo parole che identificano un orientamento sessuale e non un giudizio sulle persone, ma non siamo cieche e le discriminazioni le vediamo e sappiamo che è fondamentale combatterle.

La decisione della giunta comunale di Piacenza di uscire dalla rete Ready fa parte di ciò che non vogliamo più vedere nella nostra città e contro cui siamo impegnate. Noi crediamo in altro.

Piacenza. Lo Giudice e Cirinnà: “Irresponsabile l’uscita del Comune dalla rete antiomofobia”

“Questa volta tocca a Piacenza che, come altre città governate dalla destra, ha deciso di uscire dalla Rete Ready, il network di Comuni e Regioni per il contrasto alle discriminazionI motivate da orientamento sessuale e identità di genere. Un atto irresponsabile, firmato Lega Nord e suggellato dalla sindaca Patrizia Barbieri, con cui l’amministrazione volta le spalle alla città”. Così il senatore Sergio Lo Giudice e la senatrice Monica Cirinnà del Partito Democratico.

“Le città svolgono un ruolo centrale nell’individuare i luoghi della discriminazione e le soluzioni per prevenirla e contrastarla. Decidere che al Comune non interessa questa funzione è un oltraggio a una parte della cittadinanza e uno sfregio alla funzione istituzionale di servizio ai bisogni della comunità che si dovrebbe amministrare. – concludono i due parlamentari democratici -. Trascurare questo obiettivo in virtù di bagagli ideologici omofobi e machisti qualifica la miopia politica e gli orizzonti limitati di governanti espressione di una società chiusa”.
 

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