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“Il quotidiano che non è ovvio” Una mostra fotografica sul campo nomadi foto

Attraverso gli scatti di Sergio Ferri, Caritas Diocesana di Piacenza intende indagare la realtà del campo nomadi di Piacenza, al fine di contribuire a colmare la distanza (non solo fisica) con la realtà di Torre della Razza

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“Il quotidiano che non è ovvio” è un progetto fotografico sul “campo nomadi” di Piacenza del fotografo Sergio Ferri promosso dalla Caritas di Piacenza.

L’inaugurazione della mostra è prevista lunedì 30 ottobre 2017 alle ore 17,30 alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

Attraverso gli scatti di Sergio Ferri, Caritas Diocesana di Piacenza intende indagare la realtà del campo nomadi di Piacenza, al fine di contribuire a colmare la distanza (non solo fisica) con la realtà di Torre della Razza e a scalfire lo stigma sociale che ancora oggi accompagna tale realtà e i suoi abitanti.

Il lavoro di ricerca fotografica intende indagare e mettere in luce l’assoluta “normalità” delle famiglie che vivono all’interno del campo nomadi: composte da cittadini italiani a pieno titolo, gli abitanti del campo non sono di fatto distinguibili da altri cittadini italiani, né somaticamente, né linguisticamente, né in altro modo.

Dall’altro lato intende fare emergere la “singolarità” dei Sinti. Come ogni minoranza essi sono uguali ma diversi. Forti della loro cultura secolare e dei loro profondi legami sociali e famigliari essi rivendicano la volontà di poter continuare a coltivare tali legami ma in maniera libera, al di fuori della condizione di separazione forzata dal corpo sociale più ampio in cui si trovano ormai da troppo tempo.

Il campo nomadi di Piacenza: dov’è, cos’è 

Il “campo nomadi” di Piacenza è situato all’estrema periferia est della città, lungo la direttrice della Strada Caorsana, a circa 1,5 km da Piacenza Expo, a fianco dell’autostrada A1 Milano-Napoli, laddove quest’ultima viene affiancata dalle campate del viadotto dell’alta velocità ferroviaria. 

Si tratta un’area attrezzata nel cui perimetro trovano sistemazione circa 40 roulotte e sorgono alcune strutture stabili ad uso comune.

All’interno del campo risiedono circa 130 persone di etnia Sinti, di cui la metà  minori.

I Sinti residenti nel campo nomadi di Piacenza rappresentano solo una piccola porzione dei circa 2mila e 700 Sinti e Rom presenti in Emilia Romagna, tuttavia ne offrono uno spaccato paradigmatico.

Lo stigma sociale che accompagna Sinti e Rom

Tra i principali fattori che impediscono alle famiglie Sinti di intraprendere percorsi di fuoriuscita dal campo e di inserirsi in contesti sociali ed abitativi differenti, è sicuramente il persistere del forte stigma che circonda ancora oggi, dopo secoli di permanenza sul territorio italiano (le prime tracce della presenza Sinta in Italia risalgono alla seconda metà del 1400) la comunità Sinti. 

La parola “zingari” conserva tutt’ora un carattere fortemente dispregiativo. Denota qualcosa di “altro” e di “sconosciuto” rispetto alla maggioranza della popolazione. Qualcosa che è visto come diverso, talvolta malvagio. 

E’ evidente come il persistere di tali connotazioni si rifletta negativamente sul percorso di relazione della popolazione Sinta con altri gruppi sociali, favorendo il persistere di fenomeni di segregazione e autosegregazione dei singoli e delle comunità nomadi.

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