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“Niviano, al posto dei profughi educatrici per bambini in parrocchia”

Per la Lega Nord si potrebbe inserire un centro mattutino e pomeridiano in cui lasciare i figli per fare i compiti, socializzare e giocare

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«Non solo protesta, ma anche proposte».

Lo vuole specificare la sezione della Lega Nord della Media Val Trebbia, intervenendo sul caso del paventato inserimento di un gruppo di richiedenti asilo presso la canonica della parrocchia di Niviano (Piacenza).

«Al posto dei presunti profughi, dovrebbe essere garantito presso quei locali un servizio di assistenza alle famiglie con educatrici che curano i bambini e affiancano i genitori. È una necessità rilevante nella zona».

Per il Carroccio si potrebbe inserire un centro mattutino e pomeridiano in cui lasciare i figli per fare i compiti, socializzare e giocare.

«Tanti genitori del Comune di Rivergaro – sia italiani sia stranieri in regola – lavorano fino a tardi e si trovano costretti ad adattarsi in extremis per affidare a qualcuno i bimbi che entrano ed escono dalla scuola materna ed elementare. Questo servizio invece – prosegue la Lega – sarebbe un valido e comodo appoggio per mettere una pezza al disagio e far contenti tutti: genitori e figli. Le normative vigenti inoltre permettono alle strutture di questo tipo di avere coperture assicurative adeguate affinché le educatrici possano accompagnare i bambini all’asilo e a scuola. Raccogliendo l’invito del prete e del diacono ad avanzare una proposta, chiediamo che i locali della canonica della parrocchia siano impiegati a tale scopo».

«Auspichiamo che le educatrici possano appartenere al territorio rivergarese, per garantire occupazione e posti di lavoro nella zona. E soprattutto ci auguriamo – conclude il Carroccio – che l’Amministrazione comunale, esattamente come avrebbe contribuito economicamente all’accoglienza dei richiedenti asilo, sostenga attivamente anche questo possibile servizio destinato alle famiglie. Siamo a piena disposizione delle istituzioni per collaborare e discutere in modo proficuo per il bene della nostra gente».

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