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Nuovi canoni Erp, maggioranza vota sì: “Ma solo per senso di responsabilità”

Via libera in consiglio comunale al nuovo regolamento per l'accesso all'edilizia residenziale pubblica, ma critiche incrociate alla Regione

Via libera in consiglio comunale al nuovo regolamento per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica, ma critiche incrociate alla Regione.

LA SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE – VIDEO

L’adozione del provvedimento era già stata rinviata nei mesi scorsi, e Piacenza era insieme a Modena l’unica provincia a non averlo ancora applicato.

A far discutere in particolare l’aumento dell’affitto previsto per gli inquilini con il reddito più basso, al di sotto dei 7.500 euro all’anno.

Il nuovo provvedimento prevede che si passi da un canone mensile di 25 a 52 euro, ossia un importo non inferiore ai costi di gestone degli immobili dati in locazione. Provvedimento, è stato più volte fatto notare, imposto da una delibera regionale.

Ma quali sono le novità previste dal nuovo regolamento? Il canone d’affitto, ribattezzato ”oggettivo”, sarà basato, oltre che sulle fasce di reddito degli inquilini, su una serie di indicatori come la metratura, le caratteristiche qualitative dell’appartamento, il comune e la zona in cui è ubicato. Criteri che saranno applicati uniformemente su tutto il territorio regionale. 

Gli affitti saranno modulati su 3 fasce, tenendo presente sia il reddito dei richiedenti (su base Isee)  sia il valore oggettivo degli alloggi.

La prima fascia viene definita “di accesso” agli immobili, per cui è necessario avere un Isee compreso tra i 7.500 e 17.100 euro, la seconda è “di permanenza” negli stessi (Isee da 17.100 a 24.000 euro), la terza fascia è “di protezione”: una sorta di canone sociale riservato alle famiglie più povere, cioè quelle con un Isee massimo di 7.500 euro.

Gli inquilini che si collocano nella fascia di accesso potranno godere di uno «sconto» del 50% sul canone oggettivo (prima era del 35%) in proporzione al proprio reddito Isee.

LA DISCUSSIONE – Il regolamento è stato approvato con 18 voti favorevoli e 9 contrari (due non votanti), ma dai banchi del consiglio si è levato più di un attacco alla Regione.

“Non avalliamo – ha detto Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) – un provvedimento che porterà 381 famiglie a vivere condizione di ulteriore difficoltà, se lo voti la Regione”. Sulla stessa posizione anche Massimo Trespidi (Liberi): “Non voteremo un provvedimento anti popolare, che crea ingiustizia sociale e aumenta la disuguaglianza; oltretutto è stato fatto da una giunta di sinistra, mi domando dove sia la sinistra”.

“Sono costretto a votare questa proposta nonostante abbia votato contro, a differenza del Partito Democratico, una delibera regionale che porta effetti a cascata, alcuni dei quali francamente sconcertanti – ha detto Tommaso Foti (FdI), sottolineando come il Comune sotto il profilo politico abbia comunque “fatto tutto quanto poteva per rendere meno impattante il provvedimento, scegliendo i valori minimali nel range stabilito per le varie fasce -. Il vero tema, quello delle occupazioni senza titolo e della morosità accumulatasi negli anni, non è stato inserito dalla giunta regionale e andava invece affrontato”.

“Votiamo per senso di responsabilità questo regolamento – hanno convenuto Stefano Cavalli (Lega) e Sergio Pecorara (Forza Italia) – come tegola che ci arriva dalla Regione”. “Viaggiamo con un’alta morosità – ha quindi aggiunto Pecorara – chiediamo all’assessore di andare a verificare cercando di recuperare queste somme al più presto, perchè Pantalone non paga più”.

Tema della morosità evidenziato anche da Carlo Segalini (Lega), che ha ringraziato l’assessore Sgorbati “per aver tenuto le tariffe più basse di tutta la regione”: “Si parla di un milione e 300 mila euro, da quanti anni certe persone non pagano? Acer metta in atto meccanismi anche per colpire i non aventi diritto alle abitazioni”.

“Ci aspettiamo dalla nuova amministrazione Acer il recupero di quei canoni che sembrano ormai un miraggio – ha fatto eco Andrea Pugni (5 Stelle) – ci asteniamo dal voto di una delibera regionale piovuta dall’alto che colpisce le fasce deboli”.

“Attenzione a continuare dire che tutti gli inquilini delle case popolari sono persone disperate non in grado di permettersi il minimo aumento – ha osservato Stefano Cugini (Pd) -, la demagogia spinta fa del male alle casse dell’ente”.

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