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Piacenza, con il Pisa un punto per tornare a correre TOP e FLOP

Un pareggio che permette di interrompere la mini serie negativa di due sconfitte consecutive, ma che lascia qualche dubbio su una condotta di gara forse troppo timida

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Un pareggio contro il Pisa che permette al Piacenza di interrompere la mini serie negativa di due sconfitte consecutive, ma che lascia qualche dubbio su una condotta di gara forse troppo timida, nei confronti di una squadra di caratura superiore ma con evidenti limiti offensivi.

I TOP – Nonostante una difesa inedita nel modulo (a quattro in linea) e negli uomini (assenti Silva, Bertoncini e Di Cecco), la retroguardia ha retto contro una formazione che schierava tre elementi offensivi rapidi e tecnici. Sulla sinistra Masciangelo ha confermato lo straordinario momento di forma fisica, mentre Mora sull’altro lato ha maggiormente centellinato le incursioni ma si è rivelato elemento di sicuro affidamento.

Schierato come ala destra sul fronte offensivo Nobile ha alternato momenti di accelerazione ad altri di pausa, anche se nel complesso è parso in crescita rispetto al giocatore dimesso delle prime giornate; Morosini a centrocampo si è francobollato a De Vitis, limitandone il raggio di azione prendendo con i minuti coraggio nelle incursioni offensive.

I FLOP – Facile mettere sul banco dei “cattivi” l’attacco con appena nove reti siglate ed uno zero in ben cinque delle dieci partite disputate.

In realtà la squadra fatica a creare fluidità e continuità nella costruzione della manovra offensiva. Franzini ha riproposto col Pisa il vecchio ed amato 4-3-3 con Scaccabarozzi e Nobile larghi a supporto di Romero, ma nei fatti è sembrato più in 4-5-1, con il massimo pressing sui portatori di palla avversari ( De Vitis e Gucher) nonché sui due trequartisti Giannone e Masucci, abili a muoversi tra le due linee.

Qualche difficoltà nella fase di ripartenza in contropiede, con più di un pallone gettato via nel nulla, cosi come le palle da fermo andavano forse gestite meglio, al cospetto di una difesa forte ma che sui piazzati sembrava essere in difficoltà .

Si è scelto un centrocampo muscolare con Segre, preferito a Pederzoli, mossa azzeccata in fase di rottura dell’azione avversaria, molto propensa al possesso palla, ma evidentemente penalizzante in fase di costruzione con l’assenza di un vero cervello in mediana.

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