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‘Se potessi tornare indietro’, ecco il nuovo libro di Nereo Trabacchi foto

E’ da pochi giorni in libreria l’ultimo romanzo di Nereo Trabacchi, imprenditore di Piacenza con l’hobby della scrittura

E’ da pochi giorni in libreria l’ultimo romanzo di Nereo Trabacchi, imprenditore di Piacenza con l’hobby della scrittura, arrivato alla sua ottava storia in dieci anni, da quando nel 2007 un po’ per gioco, un po’ per sfida con sé stesso, diede alle stampe la sua opera prima.

A differenza delle precedenti narrazioni noir, in quest’ultima fatica dal titolo “Se potessi tornare indietro…” (Editrice Farnesiana), Trabacchi cambia genere, ma mantenendo il suo stile rimane fedele alle sue argomentazioni introspettive, facendole marciare su di un sentiero che affascina sia la letteratura, sia il cinema da decenni: il viaggio nel tempo.
 
Come mai proprio questo argomento?
 
Tutti gli argomenti che trattano i viaggi nel tempo sono sempre stati per me una grandissima passione, quasi un’ossessione, sin da ragazzino quando leggevo libri e fumetti sul tema. Poter andare a “zonzo” non tanto dove, ma quando si vuole per poter rivivere momenti precisi è carico di fascino non tanto per quando sia possibile scoprire di nuovo, quanto per la sfida nell’affrontare gli inevitabili paradossi.
 
A quali paradossi ti riferisci?
 
Tutti quelli in cui possono incorrere i viaggiatori nel tempo: dall’incontrare un altro “se stesso”, all’andare a conoscere e impedire il matrimonio dei propri tris nonni e non venire così al mondo. 
A questo ovviamente c’è da aggiungere il “come” sia possibile viaggiare nel tempo là dove abbiamo sempre letto di macchine del tempo, brecce temporali, pillole magiche. 

 
Sono questi i problemi che devono affrontare i personaggi del tuo libro? Come hai lavorato alla sua preparazione?
 
Ho riletto tutti i libri che sono riuscito a trovare sull’argomento “viaggio nel tempo”, e ho scoperto che non sono più di una trentina: da Stephen King a Jack Finney, per arrivare fino a Isaac Asimov e al nostro bravissimo connazionale Tullio Avoledo. Chiaramente non sogno neppure che la mia storia sia paragonabile alle loro, ma onestamente mi aspettavo di trovare un elenco molto più numeroso. I problemi dei loro personaggi erano bene o male quelli citati prima, e il mio desiderio era di scrivere un metodo differente di viaggio, così ho optato per un’inversione della direzione del tempo che non coinvolgesse solamente un numero limitato di persone, ma il mondo intero. Ad un certo punto il tempo smette di correre verso il futuro e innesca la retromarcia verso il passato. La vita delle persone non scorrere più nel dubbio del domani, ma nella certezza di ieri, perché da quel preciso momento saranno costrette a rivivere, nel bene o nel male, le loro esistenze a ritroso ripercorrendo, in tutto o in parte, quanto già vissuto sapendo esattamente cosa li attende. I morti ritornano, i vecchi ringiovaniscono e i bambini spariscono nuovamente nei ventri delle madri

Credi sia davvero possibile viaggiare nel tempo?

Mi piace pensarlo, ma “paradossalmente” appunto, mi vedo costretto a dire di no, che non credo sia possibile viaggiare nel tempo.

Perché?

Perché se fosse possibile qualcuno dal futuro sarebbe già arrivato

Anche questo libro, come i tuoi precedenti, è ambientato a Piacenza. Una scelta campanilistica o una necessità narrativa?

Nei miei primi libri era una necessità più che altro tecnica. Non essendo chiaramente uno scrittore ma, uno che scrive per divertimento proprio, mi mancavano basi e scuola, così ambientare le storie nelle zone che già conoscevo mi facilitava il compito e mi evitava grossolani errori che potevano derivare dall’inventare ambientazioni. Nel corso degli anni è poi divenuta una abitudine a cui mi sono affezionato e anche in questo libro e nelle retro storie dei personaggi abbiamo una Piacenza sullo sfondo.

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