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“Anomalia” nell’aria, rutenio radioattivo rilevato anche a Piacenza

A registrare la presenza nell'aria del radionuclide anche la sezione Arpae di Piacenza, che in Emilia Romagna è specializzata nella rilevazione della radioattività

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Un’ “anomalia” anche nell’aria di Piacenza. Lo abbiamo respirato per alcuni giorni nel mese di ottobre in quantità trascurabili, tali da non causare conseguenze per la salute.

E’ il rutenio 106, elemento radioattivo utilizzato nella radioterapia, le cui concentrazioni sono inspiegabilmente aumentate nell’atmosfera del Nord Italia a partire dalla fine di settembre. 

A registrare la presenza nell’aria del radionuclide anche la sezione Arpae di Piacenza, che in Emilia Romagna è specializzata nella rilevazione della radioattività. 

Così, a partire dal 3 ottobre scorso, il Centro Radioattività ambientale di Piacenza ha avviato una serie campionamenti giornalieri dell’aria nella postazione di via Giordani e contestualmente ha acquisito i dati delle concentrazioni del rutenio 106.

I dati, successivamente analizzati, hanno effettivamente evidenziato la presenza del radionuclide (circa 16 microbecquerel per metro cubo nel campione del 3 ottobre).

La presenza del radionuclide è stata rilevata dalle stazioni Arpae nel periodo dall’1 al 4 di ottobre, successivamente del rutenio si sono nuovamente perse le tracce.

“Un’anomalia” la definisce Roberto Sogni, responsabile del Centro Radioattività dell’Arpae, “perchè normalmente nell’aria il rutenio non dovrebbe esserci” – aggiunge.

“Quelle che sono state rilevate sono concentrazioni minime – spiega – che non sono rilevanti dal punto di vista sanitario. Sono dati trascurabili e tuttavia non esiste un livello di riferimento per questo tipo di elemento radioattivo”. 

La presenza del solo rutenio 106 (isotopo artificiale), non accompagnata da altri radionuclidi artificiali derivati da fissione nucleare, esclude infatti la provenienza da un incidente a impianti nucleari o esplosione di ordigni bellici, inoltre il Ru 106 è utilizzato in radioterapia (ad esempio per la cura di tumori oculari) per cui esistono impianti di produzione a scopo sanitario.

E proprio in questi giorni dalla Russia sono arrivate alcune parziali conferme sulla presenza della nube di rutenio 106 che ha sorvolato l’Italia del Nord e l’Europa tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre.

Il servizio meteo Roshydromet ha fatto sapere – riferisce “Repubblica” – che negli Urali meridionali, al confine con il Kazakhistan, sono stati rilevati nell’aria livelli dell’elemento radioattivo mille volte oltre la norma. 

Pur non essendo le concentrazioni rilevate in Italia radiologicamente significative, Ispra ne ha dato comunicazione ai laboratori della Rete Nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale (RESORAD) e altri laboratori delle agenzie ambientali Arpa hanno confermato la presenza di tracce di tale radionuclide nello stesso periodo.

 

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