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Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Le Recensioni CJ

Arcade Fire e The National, le RECENSIONI di PcSera.it

Nel caso dello strambo combo canadese, due dei primi singoli - "Creature comfort" e la title track, "Everything now", che recuperavano l'epica magniloquente degli esordi - promettevano assai bene, ma subito era arrivata la doccia fredda con "Signs of life"

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ARCADE FIRE – “Everything now” (2017)
THA NATIONAL – “Sleep well beast” (2017)

 
Dove eravamo rimasti?

Ah, sì. Ci eravamo lasciati prima dell’estate con le anticipazioni di due uscite tra i big, ovvero i due nuovi album di Arcade Fire e National.

Nel caso dello strambo combo canadese, due dei primi singoli – “Creature comfort” (tra Talking Heads e Cure) e la title track, “Everything now”, che recuperavano l’epica magniloquente degli esordi – promettevano assai bene, ma subito era arrivata la doccia fredda con “Signs of life”.

Ebbene, quello che sembrava solo un campanello d’allarme anticipava invece una deriva (inesorabile?) verso una elettrodance prevedibile e a tratti scialba (altro che “Sandinista”! – sì, perché la critica aveva parlato proprio del triplo album dei Clash…): “Put your money on me” è un pop innocuo, mentre “Electric blue” pare uscire dalle B-sides dell’ultimo, celebratissimo, Daft Punk; le tracce più interessanti appaiono il dub di “Peter Pan” e l’ispirata “Good God damn”, brano che parla di suicidio: “Quando la vita si fa dura / Metti su il tuo disco preferito / E riempi la vasca da bagno”.

“E se esistesse un buon Dio?”

I secondi fanno decisamente meglio. “Nobody else will be there” è un’ouverture persino eccessivamente tetra, sospesa tra pianoforte, alcol e depressione (Tom Waits, ecco chi è il maestro), ed ecco “Day I die” a riportare indietro le lancette dell’orologio, garage-rock a là National al 100%.

Ma è solo un’illusione. Il disco procede splendidamente tra ballate rarefatte ed elettronica minimalista, con le vette (quasi) inarrivabili di “Carin at the liquor store” – che cita il grande John Cheever – e “Guilty party”, da ascrivere tra i loro capolavori di sempre.

Qualcuno ha scritto che “Sleep well beast” è una fucilata al cuore, un viaggio introspettivo in bianco e nero attraverso l’inquietudine del nostro secolo.

Sottoscriviamo.
 
VOTI: 6–/9

@GiovanniMenzani

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