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Che prezzo hanno i sogni? Chiedetelo a The place

La nostra recensione dell'adattamento cinematografico della fortunata serie made in USA 'The booth at the end'.

THE PLACE 

Ita 2017

Regia: Paolo Genovese 

Durata: 105 min

Genere: drammatico-thriller

Fotografia: Fabrizio Lucci 

Musiche: Maurizio Filardo

Cast: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D’Amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli.

Adattamento cinematografico della fortunata serie mede in USA “The booth at the end”.

Tutte le persone hanno un desiderio, un sogno, una speranza.

Alcune di queste si affidano ad un uomo misterioso che siede sempre al medesimo posto, nel medesimo ristorante a qualsiasi ora con un block notes in mano.

Egli si dice capace di esaudire qualsiasi genere di desiderio, proprio qualsiasi, ma come recita il detto “nessuno fa niente per niente”. Di quest’uomo misterioso, qualcuno dice sia il diavolo in persona e Dio in terra allo stesso tempo. 

La statica messinscena affidata ai dialoghi a porte chiuse in stile Ingmar Bergman fa sì che lo spettatore non si identifichi in un personaggio preciso. Un escamotage semplice ma efficace atto a mantenere la concentrazione del pubblico esclusivamente sulle parole. Bisbigli a mezza voce. Dettagli. Tutto si agita negli occhi degli attori.

Paolo Genovese dimostra di possedere ottima padronanza dell’azione e tiene le briglie se pur in alcuni passaggi centrali e in dirittura d’arrivo, il film sbanda paurosamente, rallenta, accelera per poi rallentare di nuovo e imboccare una galleria buia e pericolosa che lascia cast e pubblico sospesi in un limbo da grande punto interrogativo tanto che il regista, messo alle corde, si vede costretto a ricorrere ad altro escamotage (il secondo) per cavare d’impaccio la compagnia.

Film tanto insolito quanto affascinante, furbo più che intelligente .

La forzata suspense mette a repentaglio la credibilità del film.

La buccia di banana è dietro l’angolo e con essa lo scivolone. 

La mano di Genovese lascia nella sua opera, non completamete riuscita ma tutt’altro che priva di interesse, l’impronta di un uomo che ha impiegato tutte le proprie risorse, energie, sentimenti e coraggio per sfamare il pubblico da una parte, ma dall’altra, ben più importante per soddisfre se stesso.

La differenza che passa tra un vero film e un prodotto per il grande pubblico?  Chiedete a Genovese.

Giochi di luci e d’ombre. Le vetrate del ristorante come lo specchio dell’anima.

Attori a tratti sopra le righe ma comunque simpatici e te ne torni a casa contento.

“The Place” ?

Soldi spesi bene e ho detto tutto, o quasi.

E’ quel genere di film che a proiezione finita non ti fa alzare dalla poltrona appena i titoli di coda iniziano a scorrere sullo schermo. 

La maggior parte degli spettatori sorrideva compiaciuta a luci accese e stavano già discutendo del film… e non erano ancora usciti dal cinema.

Ora ho detto tutto.

Gianmarco Groppelli 

Giudizio ***

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