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“Con i ‘Paradise paper’ non c’entriamo nulla. L’Espresso smentisca” 

Con una nota i due legali piacentini negano ogni coinvolgimento nella vicenda dei cosiddetti "Paradise Paper" pubblicata su "L'Espresso"

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Secondo quanto pubblicato dal settimanale “L’Espresso“, all’interno dell’inchiesta giornalistica sui “Paradise Paper“, risulterebbero anche due avvocati di Piacenza nella lista degli italiani con conti offshore in paradisi fiscali.

I nomi pubblicati sono quelli dei legali Domenico Capra ed Elisa Cappellini, accostati al “paradiso fidcale” all’isola di Man. Con una nota i due legali piacentini negano ogni coinvolgimento nella vicenda.

Ecco il testo integrale

Siamo rimasti profondamente scossi dall’accostamento, operato da una testata di rilievo nazionale quale L’Espresso, dei nostri nomi, nonché di quello del Collega avvocato Gianpietro Quiriconi, nostro partner milanese – in qualità o di avvocati o di docenti universitari – alla cosiddetta “inchiesta” Paradise Papers, in particolare poiché affiancati al nome della società Halfords Media.

Tutti e tre abbiamo infatti assistito la suddetta società in quattro cause civili avanti il Tribunale di Milano – due delle quali ancora pendenti e due già definite – aventi ad oggetto questioni contrattuali correlate alla compravendita di spazi pubblicitari su emittenti televisive e testate giornalistiche.

L’affermazione che siamo titolari di cariche sociali o rivestiamo la qualità di soci di detta società è completamente falsa.

L’unica attività da noi prestata a favore di Halfords Media Ltd. è quella sopra menzionata, pienamente lecita, legittima e inclusa in un ordinario incarico professionale, interamente documentabile attraverso gli atti processuali.

Ne deriva che l’inserimento dei nostri nomi in un elenco di soggetti ai quali sono direttamente rivolte gravi ed infamanti accuse di occultamento di capitali in paradisi fiscali è totalmente arbitraria, nonché gravemente lesiva della nostra reputazione personale e professionale, faticosamente costruita in molti anni di dedizione all’attività professionale, a tutela della quale ci stiamo apprestando ad agire immediatamente nei confronti dei responsabili.

In altre parole l’inserimento dei nostri nomi in quella lista in quel contesto non ha la benché minima giustificazione.

Fra l’altro anche l’avvertimento con il quale L’Espresso tenta di dare credibilità alla lista (dichiarando di aver «pubblicato soltanto nomi di persone identificate con certezza») aggrava ancor di più la posizione della testata e dei responsabili della notizia perché rende l’infamia, per chi legge, verosimile e definitiva.

Questo non è giornalismo ma un vero atto delinquenziale del quale i responsabili risponderanno.

Ci auguriamo che, almeno, immediatamente si vergognino.

Confidiamo anche che l’Espresso spontaneamente pubblichi una smentita che ci riguardi, che indicizzi la medesima in modo tale da dare ad essa maggiore risalto rispetto all’infamia, e, soprattutto che trovi il modo di rimuovere dalla rete l’infamante e falsa notizia.

Elisa Cappellini e Domenico Capra
 

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