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Dal primo gennaio a Piacenza 216 donne vittime di violenza DATI foto

Nel 2017 si sono rivolte ai centri dell'Emilia-Romagna quasi 9 persone al giorno. Nei primi 10 mesi crescono le iniziative e l'accoglienza nelle strutture

Sono 3.139 le donne che hanno subito violenza e si sono rivolte ai centri dell’Emilia-Romagna nei primi dieci mesi del 2017, dal 1 gennaio al 31 ottobre. In media 8,6 donne ogni giorno. GUARDA I DATI

Contro la violenza sulle donne la Provincia si tinge di rosso

A Piacenza sono 216 le donne che hanno subito violenza e si sono rivolte al centro “La città delle donne” di Telefono Rosa: quelle accolte sono state 129, di cui 81 italiane e 48 straniere.

Cifre che tracciano un quadro sostanzialmente stabile in regione nel biennio 2016-2017. In aumento, invece, l’accoglienza nei centri antiviolenza e le iniziative messe in campo dalla Regione per contrastare il fenomeno.

Sono i dati forniti dal coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna, che parlano inoltre, per lo stesso periodo del 2017, di 2.360 nuovi contatti alle strutture.

Le donne accolte finora nei centri (sempre al 31 ottobre), risultano 2.318: 1.497 italiane e 821 straniere, su un totale di 3.506 attualmente presenti nelle strutture regionali. Le donne con figli risultano 1.644. Le violenze molto spesso riguardano anche i minori: 1.481 i casi al 31 ottobre. Numerose anche le richieste di informazioni, di ospitalità in emergenza e di intervento terapeutico sull’autore violento.

Nel 2016 le donne che avevano subito violenza accolte nei centri regionali (di cui con figli 1.847) erano state 3.200. I nuovi contatti ai centri 2.555, sempre con una media di circa 7 al giorno. Le donne presenti nei centri nel 2016 erano in totale 3.433.

Per quanto riguarda il femminicidio, nel 2016 i casi in Italia sono stati 121, un numero leggermente superiore a quello dei due anni precedenti, pur restando nella media annuale riscontrata in 12 anni di monitoraggio del fenomeno.

Il dato ancora evidente è che i delitti si consumano nella maggior parte dei casi in ambito familiare: in 56 casi è stato il partner attuale e in 19 casi l’ex partner. Il movente è quasi sempre legato alla fine della relazione o alla gelosia. Le donne uccise in Emilia-Romagna nel 2016 sono state 12, una in più rispetto all’anno precedente. Insieme a Campania, Toscana e Piemonte è al secondo posto dopo la Lombardia che lo scorso anno ha registrato 20 casi.

“I dati – ha commentato l’assessora regionale alle Pari opportunità, Emma Petitti, nel corso di una conferenza stampa in Regione – ci consegnano una situazione ancora preoccupante. Consapevoli che il lavoro da fare resta ancora tanto, possiamo certamente riconoscere che quanto fatto dalla rete dei centri antiviolenza della nostra regione si conferma un’eccellenza a livello nazionale.

Prevenzione partendo dalle scuole, formazione degli operatori, risorse per nuovi centri e nuove case a sostegno dell’autonomia delle donne vittime di violenza e infine tenere insieme enti locali, associazioni e rete dei presidii, sono i punti cardine dell’azione regionale per il contrasto alla violenza sulle donne”.

Samuela Frigieri, presidente del coordinamento dei centri antiviolenza, ha illustrato il lavoro quotidiano dei centri, che viene portato avanti da trent’anni. “La violenza non deve essere un fatto privato ma pubblico, perché solo così si possono attivare strumenti politici per dare sostegno alle donne”.

L’impegno della Regione contro la violenza – In vista della giornata mondiale contro la violenza alle donne, il 25 novembre, l’assessora Petitti ha sottolineato inoltre l’importanza di fare il punto sulle politiche regionali assieme ai centri e realtà del territorio. Ammontano a quasi 4 milioni di euro le risorse che la Regione riserva nel biennio 2017/18 al contrasto alla violenza contro le donne.

Da oggi è on line sul sito Pari opportunità della Regione (http://bit.ly/2z2odff) un bando per la presentazione di progetti rivolti alla promozione e al conseguimento delle pari opportunità e al contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere, finanziato con fondi regionali per 1 milione di euro sul 2018. I progetti si realizzeranno in particolare nei comuni montani e in quelli dell’area del basso ferrarese.

Con questo bando la Regione Emilia-Romagna si propone di contribuire a contrastare il meccanismo di riproduzione e reiterazione della violenza contro le donne in situazione di emarginazione sociale, di sfruttamento, di discriminazione e in particolare contro le donne migranti, rifugiate e richiedenti asilo. Inoltre in questi giorni altri due sportelli pubblici a Bologna e a Rimini andranno ad incrementare l’esperienza regionale dedicata agli uomini violenti che vogliono farsi aiutare (in tutto 5 gli sportelli in regione). 

Sul fronte educativo il 22 novembre dalle ore 9,30 nell’Aula magna della Regione (viale Aldo Moro, 30) si svolgerà anche il convegno “Di pari passo, prevenire la violenza di genere attraverso l’educazione nelle scuole”, mentre a sostegno delle politiche di settore a breve nascerà l’Osservatorio regionale sulla violenza alle donne e a dicembre prenderà il via un tavolo permanente tra gli operatori del settore.

I fondi contro la violenza – Recentemente la Regione ha emanato due bandi, uno da 423.530 euro per potenziare la rete dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio in Emilia-Romagna, e l’altro da 640mila euro per contribuire al pagamento dell’affitto e delle spese condominiali fino a dodici mesi, contratti di allacciamento di luce e gas, contributi per l’acquisto di elettrodomestici per le donne vittime di violenza in emergenza abitativa.

Dei fondi statali, invece circa 1,5 milioni sono destinati alla gestione dei centri antiviolenza e delle case rifugio; oltre 423 mila euro vengono utilizzati per l’apertura di nuovi centri e di nuove case rifugio; 115 mila per l’apertura di nuovi centri per il trattamento degli uomini maltrattanti; 920 mila sono previsti dal Piano straordinario contro la violenza sessuale e saranno destinati a formazione, inserimento lavorativo, autonomia abitativa e realizzazione dei servizi formativi relativi al fenomeno della violenza.

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