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‘Detroit’ e il sogno americano in frantumi. La recensione

Kathryn Bigelow distrugge il sogno americano con intenzionale ferocia raccontandoci di un massacro tristemente passato alla storia e lo fa attraverso l'occhio di una cinepresa quasi impazzita, sballottata di qua e di là nei vorticosi e deliranti cinque giorni di guerriglia urbana.

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Detroit

USA 2017 – 143 min
gen: drammatico-storico
regia: Kathryn Bigelow 

cast: John Boyega, Will Poulter, Algee Smith, Jacob Latimore, Jason Mitchell, Hannah Murray, Jack Reynor, Kaitlyn Dever, Ben O’Toole, John Krasinski, Antony Mackie.

fotografia: Barry Ackroid 

Detroit,1967

La pellicola della Bigelow narra dei sanguinosi scontri verificatisi tra il 23 e il 27 luglio in un ghetto nero della città. Police vs commercianti di alcolici senza licenza.

Kathryn Bigelow distrugge il sogno americano con intenzionale ferocia raccontandoci di un massacro tristemente passato alla storia e lo fa attraverso l’occhio di una cinepresa quasi impazzita, sballottata di qua e di là nei vorticosi e deliranti cinque giorni di guerriglia urbana.

Ci racconta di un’America divisa tra bianchi e neri. Ci racconta di pregiudizi, soprusi, emarginazione. Cinque giorni di rivolta nera che hanno messo a ferro e fuoco la città.

Un’escalation di violenza culminata con un numero di morti e feriti che ha lasciato il paese a bocca aperta.

Uno dei periodi più bui della storia americana dalla quale proprio pareva non si potesse più uscire; l’uomo bianco contro il nero e giù fino all’ultimo colpo e si salvi chi può. 

Il lungometraggio della virtuosa e maniacale perfezionista Bigelow (Point Break) è un prodotto assolutamente anti americano e crudo. Eccessivamente crudo ma efficace.

Di stampo quasi documentaristico il film ha un impatto non solo visivo molto forte ma anche emotivo. C’è di che riflettere e di che indignarsi.

Il film è incentrato, è vero, sulla rivolta nel ghetto della città, ma nel dettaglio la Bigelow affida a un gruppetto di persone il compito di farsi, diciamo così, portavoce dello scempio che si sta realmente consumando. Un’aberrazione che va ben oltre le cariche della polizia.

Nella stanza di un motel, dei ragazzi … senza svelare troppo del film possiamo dire di questo, che è un’arma a doppio taglio.

Se da una parte c’è l’ammirevole intenzione di mettere in risalto (ancora una volta, al cinema) la parte peggiore dell’uomo, e ben venga, poiché non è un segreto che gli esseri umani siano capaci di cose inenarrabili, dall’altra c’è un accanito e morboso, quasi compiaciuto gusto nel soffermarsi sulle scene cruenti.

In certi momenti sembra addirittura che la Bigelow abbia cambiato totalmente registro senza certo “avvisare” lo spettatore il quale si trova inevitabilmente smarrito e accerchiato da calci, pugni, imprecazioni, sangue e soprusi (adatti al contesto, ok) ma che odorano più di “Colors-colori di guerra, 1988” che di un film verità, di un film denuncia.

Tuttavia il nerbo narrativo non perde un colpo poiché tutto è calibrato come cronometro e qui sta il genio della Bigelow, proprio quando pensi:”hey, ho già visto qualcosa di simile”, ecco che un improvviso colpo di scena ti inchioda alla poltrona lasciandoti senza fiato;

La nebbia si dipana… tutto ha un senso e uno scopo ben preciso. Riaprire le ferite di un passato che non dimentica.

Nondimeno l’indulgente regia, man mano che si avvicina la fine della proiezione, ha cuore a sufficienza da lasciare un paio di porte aperte di modo tale che sia lo spettatore a decidere quale causa sposare.

Opera provocatrice che non ha mancato di destare polemiche specialmente tra i “conservatori” più ottusi e ciechi il cui motto immagino sia un “God ble$$ America, per sempre e comunque” o qualcosa del genere. 

Esattamente il risultato che voleva ottenere la Bigelow. Ricostruzione del periodo storico e costumi da Oscar. Un capolavoro.

Se consiglierei a qualcuno di andare a vedere questo film?  Assolutamente si.

La gente ha il diritto e il dovere di sapere che ogni singolo individuo appartenente a una qualsivoglia minoranza, nel suo piccolo, si è lasciato, si lascia, e purtroppo si lascerà ancora alle spalle un pezzetto di sé lottando per ottenere l’uguaglianza dei diritti e ognuno, ha il prorio modo di farlo.

Un film da non perdere. Vero cinema.

Gianmarco Groppelli 

Giudizio: ****

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