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Invasi per avere più acqua: 4 progetti in Val Tidone e 3 in Val d’Arda

Dei sette invasi artificiali in fase di progettazione in provincia di Piacenza, quattro sono in Val Tidone e tre in Val d'Arda e avranno dimensioni assai limitate rispetto alle dighe del Molato e di Mignano

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Nel fine settimana la pioggia dovrebbe tornare a cadere sulla provincia di Piacenza dopo un mese di ottobre fra i più “secchi” degli ultimi decenni.

Ma non basterà. Perchè la siccità dei mesi passati non può essere considerato un episiodio da archiviare fra gli eventi eccezionali del clima, e la nostra terra non potrà sopportare ancora un periodo così prolungato di carenza idrica per le colture agricole.

Il problema strutturale dell’acqua ha solo due soluzioni: ridurre gli sprechi e realizzare nuovi invasi per captare più e meglio le precipitazioni. 

In particolare sul secondo versante si sta muovendo la Regione Emilia Romagna che ha deciso di investire 18 milioni di euro per la realizzazione di nuovi invasi che garantiscano le riserve d’acqua. 

E il Consorzio di Bonifica di Piacenza sta lavorando a sette progetti, cinque dei quali saranno elaborati internamente: il team del Consorzio composto da 4 ingnegneri e un geologo è al lavoro dall’estate e ha tempo fino al 31 gennaio del 2018 per presentare le proposte di nuovi bacini idrici.

Il bando a cui concorreranno i progetti è quello relativo a Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 che mette a disposizione complessivamente 10milioni di euro, con il limite di 1,5 milioni per il singolo progetto finanziato.

Dei sette invasi artificiali in fase di progettazione in provincia di Piacenza, quattro sono in Val Tidone e tre in Val d’Arda e avranno dimensioni assai limitate rispetto alle dighe del Molato e di Mignano: vanno da un minimo di 100 mila metri cubi di capienza a un massimo di 250. 

Naturalmente la loro ampiezza è legata alla conformazione del territorio sul quale sorgeranno, ma la superficie occupata – per avere un ordine di grandezza – dallo specchio d’acqua corrisponde a quella di 8-10 campi da calcio.

Tutti i progetti di nuovi bacini sfruttano la pendenza del terreno e si connetteranno alla rete di canali già presente sul territorio per la distribuzione della risorsa idrica: si tratta di invasi che sarebbero riempiti dalle precipitazioni e in alcuni casi da canali di scolo. 

E in tutti i casi comprendono opere di aromonizzazione con l’ambiente circostante. 
 

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