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La scuola parentale ‘Giovanni Paolo II’, ‘Rapporto ritrovato con la famiglia’  foto

Intervista a Carlo Dionedi, direttore della scuola parentale di ispirazione cristiana "Giovanni Paolo II"

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Abbiamo intervistato Carlo Dionedi, direttore della scuola parentale di ispirazione cristiana “Giovanni Paolo II”, che ha a sede in via Torta, a Piacenza

Le scuole parentali sono realtà scolastiche sempre più diffuse in Italia, all’interno delle quali, i genitori stessi o persone da loro scelte, decidono di occuparsi dell’istruzione dei figli.
Gli articoli 30 e 33 della Costituzione sanciscono che è diritto e dovere del genitore provvedere all’istruzione dei figli, senza fare della frequenza di una scuola statale o paritaria un obbligo di legge.

Una scuola parentale nella struttura è una scuola come le altre: ci sono gli insegnanti, c’è il gruppo classe e le lezioni, che seguono i programmi ministeriali, si svolgono all’interno di un edificio adibito a scuola.

La peculiarità della scuola parentale è anzitutto lo stretto legame tra gli insegnanti e le famiglie, poi il fatto che le classi sono formate da pochi alunni, i quali, al termine di ogni anno, per poter accedere alla classe successiva, devono sostenere un esame di idoneità. L’esame si svolge all’interno di una scuola statale o paritaria e serve a garantire che vengano assolti gli obblighi di istruzione richiesti dal Ministero.

Può spiegare come funziona una scuola parentale e perché ha deciso di fondarla? Quanti bambini sono iscritti ad oggi nella sua scuola?

In quanto uomo di scuola (Dionedi, prima della pensione, è stato insegnante prima di religione e poi di francese ndr), ho assistito al suo progressivo declino.

La scuola oggi, sembra spesso come un grande parcheggio. Basta pensare che fino alla licenza media il tasso di promozioni è del 99%  e anche alle superiori siamo ormai verso quelle percentuali. Questo ha inesorabilmente influito sulla serietà del sistema, come è testimoniato dal posizionamento del nostro Paese nella classifica OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), che verifica lo stato d’istruzione dei 35 Paesi membri: la classifica del 2016 mostra che l’Italia è scivolata al 34esimo posto, cioè il penultimo.

Alla scuola parentale gli insegnanti  non vengono scelti tramite graduatorie o per il titolo di studio, perchè oggi questi aspetti non garantiscono la qualità dell’insegnamento: noi scegliamo i docenti perchè valutiamo la persona nel suo insieme, i suoi valori, la capacità di relazionarsi con bambini e adolescenti, la sua capacità di trasmettere passione per il sapere.
 
La scuola Giovanni Paolo II ha aperto i battenti l’anno scorso con 9 bambini e oggi conta 36 alunni: 16 in prima e seconda elementare, 9 in terza elementare e 11 in prima media, che è partita quest’anno. Gli iscritti dunque si sono quadruplicati rispetto all’anno scorso: lo ritengo un buon segnale che ci incoraggia. Infatti stiamo già cercando nuovi locali per il prossimo anno.

 
Questa scuola è per me fonte di evangelizzazione continua e, se riusciamo ad andare avanti, è sicuramente segno che il Signore benedice quest’opera.  
Lei è stato insegnante per tanti anni. Quali pensa che siano le mancanze della scuola pubblica oggi rispetto a quando ha cominciato?

Anzitutto manca quel legame tra scuola e famiglia, che abbiamo recuperato, in quanto aspetto prioritario, alla “Giovanni Paolo II”. Altre problematiche sono l’eccessiva burocrazia e il turnover esagerato di insegnanti 

 
Per quanto riguarda le classi, nelle scuole statali ci sono classi troppo affaollate e questo inevitabilmente, impedisce che ogni alunno venga seguito quanto dovrebbe. Questo problema è reso ancora più grave, se si guarda al fatto che gli alunni con DSA sono in aumento. 

Ci tengo a precisare che la mia critica è rivolta al sistema e non agli insegnanti singoli, in quanto ce ne sono di molto validi. Del resto, molti dei nostri docenti hanno insegnato o insegnano tuttora in una scuola statale, io compreso.

 
Come riesce a sostenersi, economicamente, la sua scuola parentale?

Per questo, devo ringraziare la Provvidenza, che ci ha spalancato le porte. Dopo qualche tempo di ricerca, i locali scolastici ci sono stati offerti e ristrutturati, gratuitamente, dalle suore della Provvidenza di Monsignor Torta.

Per la mensa ci sono stati offerti i locali di fianco alla Madonna della Bomba, dove i bambini vanno a pranzo. Buona parte degli insegnanti poi sono volontari, non percepiscono uno stipendio. Cerchiamo inoltre, di tenere le rette molto basse, applicando sconti per le famiglie numerose

Ha detto che rispetto allo scorso anno, gli alunni della “Giovanni Paolo II” sono aumentati. Cosa pensa che spinga i genitori ad iscrivere i figli ad una scuola parentale?

L’insoddisfazione nei confronti della scuola statale e il desiderio di un dialogo stretto che cerchiamo con le famiglie sono sicuramente valide motivazioni. Ma soprattutto penso che sia grazie ai valori cristiani che cerchiamo di trasmettere.

Michela Piccoli

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