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Le recensioni di PcSera: ‘La ragazza nella nebbia’

L'esordio alla regia del pluripremiato scrittore Donato Carrisi non convince. 

Dal suo sesto e omonimo romanzo (2015) lo scrittore Donato Carrisi, due anni dopo ne trae un lungometraggio. Per lui un esordio alla regia.

La differenza abissale che passa tra lo star dietro a una macchina da scrivere e lo star dietro a una macchina da presa mette da subito nei guai Carrisi.

L’ennesimo intricatissimo thriller ambientato tra i ghiacci di una non meglio identificata cittadina da qualche parte in montagna, l’ennesimo agente speciale accorso in gran fretta sul posto per mettersi al lavoro.

Cosa vista e (ri)vista che vorrebbe essere un tagliente e perfino inquietante thriller-noir, un visionario e raffinato  piatto dai sapori lividi e dark.

La pellicola apre le tende al pubblico e tempo un quarto d’ora diventa palese a chiunque il fatto che Carrisi stia rendendo (un impacciato) omaggio a mostri sacri. David Lynch è il primo di una lunga lista. I riferimenti e le ammiccate a Twin Peaks infatti si sprecano.

La trama centrale è appesantita da una sottotrama inverosimile, esile e talmente dilettantesca da rammentarci titoli spiacevoli quali ad esempio “Il senso di Smilla per la neve” e il recente “L’uomo di neve” rivelatosi una delusione; peccato davvero per Michael Fassbender, un bravo attore, l’ennesimo bravo attore affidato a una regia praticamente assente e a una sceneggiatura quantomai vacillante, incoerente con le immagini, intricata e indigesta, indifendibile su tutti i fronti.

Tornando a Carrisi, il suo film ha la capacità di annoiare come un musical di serie C e di essere talmente prevedibile, talmente una fotocopia di prodotti simili ma assai ben più riusciti, da far sorgere nello spettatore la domanda: “quando, ammesso che succeda, vi sarà un colpo di scena degno di un vero thriller?”.

Un calderone nel quale si è gettato davvero di tutto nel tentativo di avvincere, a tutti i costi. Troppa carne al fuoco.

Le riprese aeree dei paesaggi impiegate generalmente per alimentare tensione, aspettative e curiosità qui si limitano a rimanere riprese aeree; cartoline anonime destinate a Dio solo sa chi. 

Risultato? Scorcio montano. A tratti grottesco.

Un Servillo tutt’altro che in forma. Comprimari sfornati da chissà da quale scalcinata usine d’artistes; Jean Reno anch’egli sottotono.

Nerbo narrativo lento; la mente divaga poiché la pellicola non desta emozione alcuna nemmeno nei pretenziosi e rumorosi momenti spannung. Ovviamente come tutte le pellicole zoppicanti dal principio, il risultato è un finale assurdo che strappa risate involontarie. 

Carrisi è certamente un valente scrittore e a mio parere non poteva avere che un gran successo attirando su di sè il meritato plauso della critica e dei lettori.

Nel suo ambiente non è certo il primo venuto, difatti si è aggiudicato (per citarne uno) il Premio Bancarella nel 2009 con “Il suggeritore”, opera viceversa molto accattivante, magnetica.

Uno di quei libri che si divorano la prima volta e si gustano con tutto il palato la seconda… ma dirigere un film è altra cosa e inevitabilmente le buone intenzioni, i tributi e la fotografia crollano come un castello di carte se le fondamenta che lo reggono hanno la credibilità di un telefilm a basso costo. 

Non è detto che un buon thriller cartaceo renda allo stesso modo sul grande schermo.

Andrà meglio la prossima volta.

Tanto di cappello comunque allo scrittore regista per il fatto di avere  tentato.

Gianmarco Groppelli 

Giudizio * 1/2

La ragazza nella nebbia

ITA, FR, GR 2017 
regia: Donato Carrisi 
genere: thriller-noir
durata: 127 min

cast: Toni Servillo, Jacopo Olmo Antinori, Lucrezia Guidone, Galatea Ranzi, Michela Cescon, Jean Reno, Lorenzo Richelmy, Alessio Boni

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