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Molinari (Cgil) “Amazon ha iperutilizzato gli interinali, adesione oltre il 50 per cento”

Fiorenzo Molinari, segretario Filcams Cgil di Piacenza, commenta a “bocce ferme” i dati e i risultati del primo sciopero organizzato dai dipendenti Amazon in Italia, il 24 novembre 2017

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“Se quella sull’adesione al primo sciopero dei lavoratori Amazon in Italia è stata una guerra di cifre”, allora dichiariamo l’armistizio: è finita.

E hanno vinto i lavoratori che con coraggio e orgoglio hanno scioperato. Siamo stati davanti ai cancelli dalle 5 di mattina del Black Friday fino alle 6 di oggi, 25 novembre: ecco perché la protesta nell’azienda di Jeff Bezos a Piacenza è stata un successo storico. E diciamo grazie a tutti e tutte coloro che si sono astenuti dal lavoro per protesta”.

E’ questa la premessa con cui Fiorenzo Molinari, segretario Filcams Cgil di Piacenza, commenta a “bocce ferme” i dati e i risultati del primo sciopero organizzato dai dipendenti Amazon in Italia, il 24 novembre 2017, al polo logistico di Castel San Giovanni (Piacenza).
 
“La ‘forbice’ tra il dato di adesione allo sciopero fornito da Amazon, 10%, e quello reale, oltre il 50%, è creato strumentalmente dall’azienda in due modi: nel computo totale, continua a calcolare i lavoratori interinali (badge green), che pare siano stati “iper-utilizzati” per sopperire ai dipendenti in sciopero.

Sono stati circa 2.600 gli interinali chiamati il giorno dello sciopero a Castel San Giovanni. Un atteggiamento tutt’altro che cristallino e rispettoso del diritto costituzionalmente garantito di sciopero, da parte dell’azienda di Bezos.

Oltretutto – prosegue Molinari – oggi abbiamo avuto la certezza di una cosa: i turni di lavoro stati organizzati dall’azienda in modo da mettere quasi sistematicamente a riposo i lavoratori sindacalizzati, ossia coloro che hanno partecipato alle assemblee sindacali in azienda. Sapevano chi erano e sono stati messi a riposo”.
 
Per comprendere ciò che è accaduto ieri in Italia e in Germania, secondo Molinari “è utile sapere che le prime assemblee concesse da Amazon a Castel San Giovanni a metà 2015 venivano convocate negli spogliatoi, e vi partecipava un nugolo di giovanissimi e coraggiosi. Mentre nell’ultima assemblea, pochi giorni fa, 500 lavoratori di Amazon si sono “sloggati” per dire la loro, e per dichiarare, alla fine, sciopero”.
 
“Siamo stati lì fuori dai cancelli dalle 5 di mattina del black friday, eravamo lì fisicamente, abbiamo visto che sono entrate molte meno persone del solito. 

Più del 50% dei lavoratori Amazon ieri ha scioperato, a meno che Jeff Bezos, noto appassionato della serie Star Trek, abbia utilizzato il teletrasporto e abbia fatto passare i lavoratori da un’altra parte. Ma ci pare inverosimile, come il 10% di adesione fornito dall’azienda”.

E proprio ai “green badge”, ai lavoratori interinali quasi impossibilitati a scioperare che Molinari si rivolge: “Ai cancelli, alcuni di loro, avranno avuto 20 anni, sono stati fuori dicendo ai colleghi che probabilmente avrebbe perso il posto di lavoro, ma facendo questa battaglia non avrebbe perso la dignità.

Personalmente abbraccio lui e tutti gli interinali che ieri hanno lavorato, uno a uno. Con dei giovani così, dal vaso di Pandora uscirà una nuova speranza per il bistrattato mondo del lavoro”. (nota stampa)

PD – Dems Piacenza (ex mozione Orlando): ” SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI ED AI SINDACATI CHE LI RAPPRESENTANO”

A Piacenza il “black friday” 2017 sarà ricordato come quello del primo sciopero dei lavoratori di Amazon. 
Una mobilitazione destinata a lasciare un segno e a diventare simbolo di un ritrovato orgoglio di rappresentanza, di composta ma ferma contrapposizione allo strisciante principio che – oggi come oggi – la fortuna di avere  uno stipendio vada ripagata con l’accettazione passiva di qualsiasi condizione questo comporti.

Il venerdì piacentino ha dimostrato al mondo, col risalto mediatico avuto dalla protesta, che c’è chi dice basta a trascurare le conseguenze fisiche, psicologiche e sociali di impieghi alienanti e ad alto rischio di trasformare esseri umani in automi da produzione seriale, con algoritmi a governarne la vita.

Esistono soglie di diritti e tutele dei lavoratori che nessuno, compresi i colossi della globalizzazione, può pensare di non riconoscere. Esistono livelli di dignità del lavoro impossibili da sacrificare sull’altare della velocità e dell’efficienza di un servizio reso al cliente-consumatore.

Amazon è un valore aggiunto per il territorio: ha portato a Castel San Giovanni circa 1600 contratti a tempo indeterminato e altrettanti, i cosiddetti interinali, chiamati nei momenti di maggior produttività (es. nelle feste natalizie). Nel solo primo trimestre dell’anno, grazie alla produttività delle sue maestranze, l’azienda ha fatturato complessivamente 36 miliardi di dollari, con 724 milioni di utili.

Risultati che, dall’altro lato della medaglia, fanno emergere ritmi lavorativi incessanti e richieste di produttività altissime. Non è lesa maestà ambire a una ridistribuzione dei profitti più equa con i protagonisti di questi successi, chiedendo un miglioramento in termini di premialità, welfare aziendale, conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Un’azienda di queste dimensioni ha il dovere di comprendere l’importanza che riveste per un territorio e di farsi attore della costruzione del futuro delle comunità di riferimento, cercando il giusto punto di equilibrio tra l’interesse aziendale al profitto e la creazione di economia e capitale sociale diffuso. Se la disponibilità a offrire posti di lavoro diventa un semplice “prendere o lasciare”, tutti ne escono più poveri, sotto ogni aspetto.

Siamo di fronte alla necessità di un cambiamento culturale, in cui anche il consumatore finale comprenda l’importanza della filiera che sta dietro alla sua consegna rapida, arrivata comodamente a casa.

Ancora una volta Piacenza può essere esempio e apripista. Con questa nota intendiamo quindi ribadire e rafforzare quanto già espresso dal Partito Democratico provinciale, esprimendo massima solidarietà ai lavoratori Amazon e alle organizzazioni sindacali che li rappresentano, unendoci al coro di inviti affinché il prossimo incontro tra l’azienda e le parti sociali, già annunciato, sia proficuo e possa raccontare al mondo del lavoro una rinnovata volontà di concertazione.
Dems Piacenza (ex Mozione Andrea Orlando)
 

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