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Pausa caffè con Nereo Trabacchi: Viaggi nel tempo della letteratura

Cercando di avere una visione ampia su romanzi, saggi, racconti che parlano di viaggi nel tempo, ci accorgiamo come non siano poi così numerosi come ci si può aspettare

Viaggi nel tempo della letteratura
di Nereo Trabacchi

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?” Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.

Se mi fosse chiesto di sintetizzare in una sola citazione un intero genere di letteratura, quale i viaggi nel tempo, non ne perderei a rispondere immediatamente con questa celeberrima frase inserita da Lewis Carrol nel suo “Alice nel paese delle meraviglie”, pur esso trattando tutt’altro genere di viaggio.

Da sempre, o meglio da quando si hanno tracce di narrazione e relative fantasie, una delle principali dell’uomo è sempre stata nella possibilità di saltellare nel passato o nel futuro per sbirciare quanto è stato e quanto sarà.

Chi almeno una volta nella vita non lo ha veramente desiderato, se non tanto per spirito avventuriero almeno per tornare indietro a sistemare un pasticcio combinato?

Un genere che sin da ragazzino mi ha sempre affascinato, quasi ossessionato e che mi ha portato ad acquistare ogni genere di libro ne parlasse arrivando così ad avere un discreto numero di testi all’interno dei quali, come sempre, la cinematografia ha “rubato a mani basse.”

Ma, cercando di avere una visione ampia su romanzi, saggi, racconti che parlano di viaggi nel tempo, ci accorgiamo come non siano poi così numerosi come ci si può aspettare e sulle ragioni posso fare solo ipotesi.

Prima su tutto la difficoltà nel trattare l’argomento, là dove la possibilità di cadere in paradossi è assolutamente limitante per rendere credibile ogni trama; il più classico lo incontriamo quando il viaggiatore del tempo tornando nel passato con un solo piccolo gesto corre il rischio di deviare il regolare corso della vita con conseguenza che vanno dalla sua “non nascita” all’esplosione dell’universo.

Nel più classico dei giochini si potrebbe tentare di abbozzare una classifica dei cinque romanzi del genere preferiti, e così, proprio in un ritaglio di “tempo” ho provato ad abbozzarli su un pezzo di carta ottenendo questa classifica:

“22/11/1963” – Stephen King. Il capolavoro assoluto sia del “Re”, sia della letteratura in tema di viaggi nel tempo. Iniziato da King negli anni ’70 e poi accantonato perché all’epoca lui stesso riconobbe di non essere ancora pronto per un viaggio così grande e impegnativo.

Ripreso in mano quattro decenni dopo è ora mio avviso il “Santo Graal” del genere. Jake Epping torna alle 11:58 del 9 settembre del 1958 attraverso il varco temporale trovato nella dispensa di una tavola calda, e attende nell’America degli anni ’50 la fatidica data del 22 novembre 1963 per evitare l’assassinio di JFK e cambiare le sorti del mondo.

Invidia totale per chi ancora deve leggerlo, avvisate al lavoro, amici e parenti, sparite tre giorni e fatevi questo incredibile viaggio, non lo scorderete mai.

“Indietro nel tempo” – Jack Finney – Romanzo del 1970 un precursore del suo genere che ha trascinato molte altre generazioni di scrittori.

Il giovane grafico pubblicitario newyorkese Simon Morley viene coinvolto in un progetto segreto del governo degli Stati Uniti che mira a sperimentare la possibilità del viaggio nel tempo. Ispirandosi alle teorie di Albert Einstein, infatti, il dottor Danziger ha concepito un modo innovativo per andare nel passato, che non prevede l’uso di macchine di sorta.

Simon accetta, anche perché la sua vita non è particolarmente vivace: ha degli amici, una ragazza, ma prova una certa insoddisfazione esistenziale, e dunque aderisce completamente al progetto. Inizialmente destinato alla San Francisco del 1901, Simon chiede invece di poter andare nella New York del 1882: c’è infatti un mistero, legato agli avi del patrigno della sua ragazza, che intende risolvere lì.

“Il figlio del tempo” – Isaac Asimov – Al terzo posto ma si potrebbe dire secondo posto condiviso con il capolavoro della sua epoca. Timmie, che avrà quarantamila anni nel Duemila, è un piccolo neanderthaliano che una potente società di ricerche, la Stasis Technologies, ha richiamato dal passato.

Edith Fellowes è l’infermiera che se ne prenderà cura. Il ragazzino cresce nell’affetto di Edith, mentre il mondo circonda di curiosità il piccolo fenomeno, cercando di intrometterlo nel suo sviluppo e nella sua civilizzazione. Intanto quarantamila anni fa una tribù di uomini di Neanderthal tenta di sopravvivere all’estinzione.

“L’anno dei dodici inverni” – Tullio Avoledo – Non per campanilismo ma al quarto posto subito un italiano assolutamente meritevole di lodi. Un libro molto intenso, e attualmente pare di difficile reperibilità là dove ho cercato sia online, sia in negozi e fiere una seconda copia di questa storia, ma sembra ormai introvabile fino a una nuova ristampa.

Gennaio 1982, un vecchio bussa alla porta di casa della famiglia Grandi incantandola con una storia che lo legherà indissolubilmente a loro: sta facendo uno studio sui bambini nati il giorno di Natale nella regione e vuole incontrarli una volta l’anno per seguirne la crescita. Chi è quell’uomo? E, soprattutto, come fa a sapere tante cose sul futuro?

“Chi ama torna sempre indietro” – Guillaime Musso – Più che una sorpresa una vera e propria bomba. A differenza di tutti gli altri che ho sempre cercato per “argomento” questo mi è capitato in mano per puro caso.

Un autore abilissimo nella narrazione, capace di rendere interessante e piena di suspense una storia di amore intrecciata in un viaggio nel tempo.

Elliott è un uomo di successo. Sessantenne, è un chirurgo di fama, vive a San Francisco e la sua vita privata ruota tutta attorno all’adorata figlia Angie. Un’unica ombra in questo quadro perfetto: Ilena, il suo grande amore, lo ha lasciato solo trent’anni addietro, morendo in un tragico incidente.

Un dolore immenso che nemmeno il tempo ha saputo lenire. Per una strana combinazione di eventi, un giorno gli viene data l’occasione di tornare indietro negli anni Settanta, quando era un giovane medico ambizioso e idealista, entusiasta della vita e del proprio lavoro, e perdutamente innamorato.

Immerso in quel magico momento di felicità, Elliott si confronta con il passato vivendo intensi momenti di rimpianto e di passione. Purtroppo una scelta dolorosa lo attende: ora sa che un suo semplice gesto potrebbe salvare Ilena e modificare per sempre il corso di quel destino crudele, ma compierlo significherebbe dover rinunciare all’altro grande amore della sua vita: la figlia…

Ovviamente tra gli altri non potevano mancare Vonnegut con il suo “Cronosisma”, Gipe con “Ritorno al futuro” dove è impossibile leggerlo senza immaginare M.J. Fox nei panni di Marty Mcfly. Il vecchissimo “Alla ricerca di Lincoln” dove da un lontano futuro sparano un tizio a metà dell’800 per registrare i comizi del Presidente.

Il classico dei classici da cui partire se non si è mai letto questo genere è “La macchina del tempo” di Wells.

In “Time Line” Crichton manda una squadra di archeologi nel Medioevo. Audrey Niffenegge in “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”, fa ammalare il protagonista Henry di una rarissima malattia genetica a causa della quale si trova involontariamente a viaggiare nel tempo e incontrare continuamente l’amata moglie a diverse età.

Poi ancora Asimov con “La fine dell’eternità”, ancora Finnet dove ne “La monetina di Woodrow Wilson” il ventinovenne Ben Bennell trova una moneta da 10 centesimi con l’effigie di Woodrow Wilson e scopre che essa è la chiave per accedere in una realtà parallela.

Emilio Salgari con “Le meraviglie del Duemila” andrebbe portato nelle scuole. Fin in ultimo ultimo ho esitato se mettere in questo elenco un libro particolare, ma alla fine ho ceduto perché tutte le volte che leggo “Un tuffo nel passato di un’isola da sogno”, mi perdo nel diario di Francesco Angelico dove narra di una straordinaria esperienza di volontariato effettuata a Socotra, isola incontaminata e paradiso naturale dell’Oceano Indiano, che solo di recente ha cominciato ad uscire dal totale isolamento geografico e culturale e perfettamente conservata come fosse un’isola preistorica.

Sia attraverso una pillola magica, una macchina tecnologica o qualsiasi sorta di breccia spaziotemporale, il fascino di questi viaggi rimane immutato grazie a queste grandissime penne che hanno lavorato negli anni per arrivare dal passato fino a noi sperando in altre per il prossimo futuro e così, tanto per la cronaca, no io non credo sia possibile davvero viaggiare nel tempo per il semplice fatto che dal futuro non è mai arrivato nessuno.

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