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Piacenza e i “Pomodori”: in un libro una storia lunga più di un secolo foto

E' appena uscito un libro, dal titolo assai semplice e diretto, "Pomodori" , da Edizioni Scritture a cura di Gabriele Canali e Vincenzo Tabaglio (entrambe docenti dell'Università Cattolica di Piacenza)

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Piacenza e il pomodoro sono un binomio inscindibile. Una storia produttiva che ha segnato la nostra terra a partire dalla fine dell’Ottocento, quando dalla semplice coltivazione si passò alla lavorazione industriale. 

E’ appena uscito un libro, dal titolo assai semplice e diretto, “Pomodori” , da Edizioni Scritture, a cura di Gabriele Canali e Vincenzo Tabaglio (entrambe docenti dell’Università Cattolica di Piacenza), che racconta questa storia con diverse testimonianze.

La presentazione pubblica si è svolta nei giorni scorsi a Podenzano (nella foto), ecco una descrizione del libro: 

La provincia di Piacenza è di gran lunga la più importante del Nord Italia in termini di superfice destinata a pomodoro: nel 2016 sono stati coltivati in provincia poco più di 10.100 ettari su un totale di circa 37.600 ettari coltivati in tutto il settentrione. Seguono la provincia di Ferrara, con poco più di 7.300 ettari, e poi Parma, terza con circa 4.700 ettari.

La stretta connessione tra Parma e Piacenza si comprende se si considera la fase della trasformazione industriale di questo prodotto; sempre nel 2016 quasi il 41% del prodotto lavorato in tutto il Nord Italia è stato trasformato in impianti siti in provincia di Parma; a Piacenza, seconda provincia in termini di trasformazione, poco davanti a Ferrara, la quota percentuale è stata di poco superiore al 20%. Così se il rapporto tra Piacenza e Parma è di circa 2 a 1 in termini di ettari coltivati a pomodoro, in termini di quantità trasformate le proporzioni si invertono e  diventano circa di 1 a 2, a dimostrazione della forte complementarietà dei due territori.
 
Questo volume descrive e interpreta i fenomeni che interessano la filiera del pomodoro nel territorio “ducale”, fattori tecnici, economici e storico-culturali, colmando così un vuoto evidente nel presente quadro editoriale. In tal modo, forse, potrà offrire anche una chiave di lettura per anticipare talune tendenze evolutive in atto sia sul piano tecnico che su quello economico e organizzativo.

L’auspicio è che questo possa essere un altro tassello utile nel rafforzamento del legame tra territorio, filiera, istituzioni e cultura locale.
 
La prima parte del libro è dedicata a Coltivazione del pomodoro da industria con saggi di Giuseppe Nervo, Bruno Chiusa, Paolo Iacopini, Paolo Paris e Vincenzo Tabaglio.
Con una testimonianza di Paola De Micheli e un contributo di Donatella Ferrari sulla rappresentazione del pomodoro nell’arte.
La seconda parte, Economia e impresa del pomodoro, comprende saggi di Roberto Boselli, Gabriele Canali, Antonio Chiesa, Paolo Paris, Stefano Spelta, Alberto Squeri, Vincenzo Tabaglio.

 

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