Quantcast

Dall’adolescenza in collegio al Natale con la sua ‘doppia famiglia’  foto

Prima il pranzo con i genitori incontrati quando aveva 16 anni e poi a cena con la mamma che conosce da sempre, una particolare tradizione che accompagna la vita di Danielle da alcuni anni e che le abbiamo chiesto di raccontarci.

Più informazioni su

Dall‘adolescenza in collegio a Piacenza al Natale con la sua ‘doppia famiglia’; prima il pranzo con i genitori incontrati quando aveva 16 anni e poi a cena con la mamma che conosce da sempre.

Le ricorrenze, comunque le si viva, hanno il potere di colpire l’immaginazione, quasi fossero un particolare momento di verifica dello stato delle cose e degli affetti. A volte sono anche il sintomo di società e costumi in mutamento, dove la forma – come in questo caso – assume nuovi aspetti, ma la sostanza resta integra: chiacchiere intorno a un tavolo, regali sotto l’albero, foto ricordo di rito, ma soprattutto lo “stare insieme”, nel senso alto del termine.

Così quando Danielle mi accennò per caso alla particolare tradizione che accompagna la sua vita da alcuni anni, mi è capitato più volte di ripensarci, fin quando le ho chiesto se desiderasse raccontare il suo personale canto di Natale. Come ogni storia è unica, eppure parla a tutti, perché la fatica di superare le delusioni e diventare adulti sono esperienze comuni.

C’è stato un tempo in cui Danielle, oggi biondissima 26enne, di famiglia non ne aveva neppure una. Dall’Albania è arrivata a Piacenza all’età di 9 anni, e alle complicazioni che comportano una lingua diversa e l’integrarsi in una nuova  classe, ha risposto cercando di imparare il più in fretta possibile, impegno poi ripagato dall’amicizia dei suoi compagni.

Poco tempo dopo ha scoperto quasi contemporaneamente la luce e l’ombra: la prima restando incantata da un parrucchiere al lavoro, professione che ha fatto propria con grande soddisfazione, la seconda con la crisi che ha colpito la sua famiglia d’origine e a cui è seguita la separazione tra i genitori biologici.

La distanza tra loro in quel momento è parsa incolmabile e Danielle ha chiesto di essere accolta in un collegio cittadino, dove si è trasferita a 14 anni, l’età in cui ha anche iniziato la sua attività di apprendista. < mi hanno cresciuta nei dovuti modi, insegnandomi anche a essere una donna di casa – racconta  – a volte però era dura; le altre la domenica tornavano a casa, io ero l’unica a restare lì, volevo essere più autonoma>>.

E’ stato il desiderio più consueto dell’adolescenza, quello di avere una maggiore libertà e fare di testa propria, a far avanzare la richiesta di una famiglia adottiva, un luogo che anche lei potesse raggiungere nel fine settimana. A 16 anni Danielle ha iniziato a conoscere, poco a poco, un nuovo papà e una nuova mamma, fin quando, pochi mesi prima di spegnere le candeline della maggiore età, si è trasferita nella loro casa.

< due angeli custodi>>. Poche parole che raccontano pienamente l’importanza e l’esito di quell’incontro:<>. Tra quelle mura c’è anche un fratello maggiore:<> scherza Danielle, che poi ha stretto con lui un legame altrettanto forte.

In effetti era solo l’inizio, perché a seguire sono arrivati una sorellina, nuovi zii, cugini, nonni e di recente anche una nipotina alla quale ha fatto da madrina, con sua immensa gioia.

Ma questa non è rimasta la sua unica famiglia. Il ponte che aveva chiuso da ragazzina, quando le ragioni e le difficoltà dei “grandi” sono incomprensibili, alcuni anni fa è stato riaperto, tanto da tornare poi a vivere con loro:<<Ho capito che avevano bisogno di me, non potevo non aiutarli>>.

Quel rapporto riconquistato non ha messo in discussione, né mai creato conflitto, con quello acquisito. E mentre può condividere la quotidianità con la mamma naturale e il suo fratellino, appena è possibile va a trovare il padre, tornato alcuni anni fa in Albania:<>.

Ecco perché il 25 dicembre di Danielle sarà una lunga maratona, <>, in cui dare spazio a quella che di fatto è per lei un’unica grande famiglia, la stessa che la festeggia unita per il suo compleanno.

< Piacenza mi ha dato tutto, è la mia città, e sono fiera di quello che sono riuscita a conquistare. Mi sento molto fortunata e questi affetti oggi sono forse ancora più necessari e importanti di ieri>>. 
 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.