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Decisione del Tribunale: “Lavoratrice da reintegrare a Castello”

Assunta da Amazon nel 2015 è stata licenziata dopo due anni per superamento periodo di comporto. Il giudice ha disposto l'annullamento del licenziamento e il pagamento delle mensilità arretrate

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“Lavoratrici con figli disabili licenziate da una parte, ritardi di cinque minuti che fanno saltare il posto di lavoro dall’altra. Oggi, finalmente, arriva una “buona notizia” di giustizia del lavoro da Piacenza”.

Così la Cgil di Piacenza dà la notizia del reintegro, a seguito della sentenza del giudice del lavoro Paola Di Rienzo del Tribunale di Milano, di una lavoratrice licenziata da Amazon nel marzo scorso.

Una sentenza molto attesa dentro e fuori i cancelli dell’hub di Amazon a Castel San Giovanni (Piacenza) – fa sapere il sindacato.

Ma la difficile vertenza dei lavoratori passata dallo sciopero del Black Friday non ha nulla (o quasi) a che vedere con la sentenza pronunciata il 29 novembre.

Sessanta sono i giorni che la giudice si è presa per depositare le motivazioni della decisione, ma da subito ha disposto l’annullamento del licenziamento, il reintegro nel proprio posto di lavoro e il pagamento delle spese legali, oltre alle mensilità arretrate di stipendio che Amazon dovrà corrispondere alla lavoratrice – di 47 anni – assistita dalla Filcams Cgil di Piacenza e sostenuta in giudizio attraverso l’avvocato Boris Infantino del Foro di Piacenza.

“A marzo scorso è arrivata da noi in lacrime – ricorda Fiorenzo Molinari, segretario Filcams Piacenza – perché voleva andare a chiedere spiegazioni ad Amazon per la lettera di licenziamento, ma arrivata ai tornelli il suo badge non funzionava più. Ha suonato al citofono, e anche qui nessuna risposta. E’ arrivata da noi in lacrime, ma oggi quando le abbiamo comunicato che la sentenza favorevole era decisamente di un altro umore”.

Assunta in Amazon a Castel San Giovanni nel 2015 è stata licenziata dopo due anni. Motivo: superamento periodo di comporto.

“Diciamo che se il giudice non è stato trovato a Berlino, questa volta l’abbiamo trovato a Milano. Una lavoratrice e la Filcams hanno vinto una causa di lavoro contro l’uomo più ricco del mondo: la lavoratrice quasi non ci credeva. In realtà, credo che questa vittoria di Davide contro Golia sia un messaggio di speranza per i tanti lavoratori che in questo periodo in particolare, stanno combattendo battaglie di dignità più grandi di quanto immaginiamo”.

“Nel sindacato troveranno sempre un soggetto che li aiuta per affermare i loro diritti, spesso ignorati dagli algoritmi che, oggi come mai, vanno inseriti a pieno titolo nel piano della contrattazione tra le parti sociali”.

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