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Gioco d’azzardo, 406 nuovi casi a Piacenza. Nasce progetto per i giovanissimi

Presentato "Il gioco che non è un gioco" per sensibilizzare i giovanissimi contro il gioco d'azzardo

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Si chiama “Il gioco che non è un gioco” il nuovo progetto di sensibilizzazione contro il gioco d’azzardo. 

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Promosso dall’Associazione Cristiana Lavoratori Italiani, il progetto, pensato per i più giovani, è stato presentato in conferenza stampa, questa mattina.

Un progetto estremamente importante, finanziato a livello nazionale grazie ai fondi del 5×1000 versati dai cittadini.

“Il progetto è il proseguimento di un lavoro cominciato già qualche anno fa” spiega il presidente di ACLI Piacenza Roberto Agosti. “Nel 2011, in seguito ai fatti di cronaca che si verificarono proprio a causa del gioco, i comuni di Fiorenzuola e Castelsangiovanni, assieme alle relative parrocchie e ad altre di Piacenza, decisero di sottoscrivere un documento, che raccolse 1500 firme”.

Documento che venne consegnato all’allora presidente della Provincia Massimo Trespidi, il quale poi coinvolse tutti i comuni della Provincia. “Ma fu nell’anno successivo che il documento diede i suoi frutti – ricorda il presidente Agosti – quando fu presentata “Mettiamoci in gioco”, la campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo. La campagna raccolse 80.000 euro, di cui 8.000 nella sola Piacenza. Chiaro risultato che il programma di sensibilizzazione aveva agito”.

I dati riguardanti i casi di dipendenza dal gioco d’azzardo, provenienti dal SERT di Cortemaggiore (Piacenza), riferiti all’anno 2016, sono preoccupanti: tra i residenti di Piacenza, ci sono 406 casi, di cui 51 si verificano fuori dalla provincia e 150 in città.

E nemmeno i numeri relativi ai più giovani sono rassicuranti: se nel 2008, il 40% dei minori aveva dichiarato di essere entrato in contatto col gioco d’azzardo, nel 2015 la percentuale è pericolosamente salita al 50%.

“Questo è preoccupante perché, se si comincia così giovani, il rischio è che da adulti si cada più facilmente nella dipendenza” – evidenzia la dottoressa Laura Mocchi, che, insieme alla dottoressa Elena Nazzari, è la psicologa referente del progetto.

“I nuovi giochi d’azzardo – spiega Mocchi – hanno nuove caratteristiche che intrigano maggiormente il giocatore, portandolo a sviluppare più facilmente la dipendenza. Di qui la necessità di un progetto di prevenzione”.

“L’argomento aveva già sollecitato l’attenzione dei nostri docenti, in passato” – aggiunge la dirigente degli istituti “Romagnosi” e “Casali” Cristina Capra – La scuola, intesa come unica agenzia di formazione, non è più sufficiente, di fronte a una realtà sempre più complessa. Per cui ritengo che il progetto promosso da ACLI costituisca una preziosa offerta di arricchimento”.

“Nella nostra scuola – fa sapere la responsabile didattica di En.A.I.P Maria Antonietta Rignanese – gli incontri sono già cominciati e speriamo che questa attività di sensibilizzazione sia l’inizio di una lunga collaborazione”. 

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