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I sogni in frantumi di ‘Suburbicon’, capolavoro di George Clooney

Il martello si abbatte sulla ridente cittadina, Suburbicon, nel (1959) più nello specifico su Gardner Lodge, padre di famiglia e uomo savio, coinvolto in una serie di nefasti avvenimenti che gli strapperanno dalle mani  i sogni di una vita.

SUBURBICON 

USA 2017

Durata: 104 min

Regia: George Clooney

Genere: dark comedy-comedy-thriller

Cast: Matt Damon, Julianne Moore, Oscar Isaac, Jack Conley, Megan Ferguson, Michael D. Choen, Glenn Fleshler,Tony Espinosa, Leith Burke, Noah Jupe, Gary Basaraba 

Fotografia: Robert Elswit

Musiche: Alexandre Desplat

Sceneggiatura di Joel e Ethan Coen, George Clooney e Grant Heslow.

Il martello si abbatte sulla ridente cittadina, Suburbicon, nel (1959) più nello specifico su Gardner Lodge, padre di famiglia e uomo savio, coinvolto in una serie di nefasti avvenimenti che gli strapperanno dalle mani  i sogni di una vita.

George Clooney si avvale del talento dei fratelli Coen affidandogli la sceneggiatura e attingendo a piene mani dal loro registro cinematografico.

Clooney dirige con gran sentimento e mestiere un film soltanto a una prima occhiata distratta, scanzonato e leggero, ma che invece punta a un bersaglio ben preciso che tutto è …
tranne argomento felice.

Il lungometraggio nel suo intero è di fatto un geniale, livido, coraggioso e sconvolgente quadro della middle class negli anni Cinquanta.

Non mancano tocchi grotteschi, risatine a denti stretti, mezzi sorrisi.

Dei “made in Coen”, questo film di Clooney ha tutto il dolceamaro.

Il mordente.

Il colpo di scena improvviso: sacrificio e gloria, sangue e chiesa, opposti che si attraggono e si respingono, spunti di riflessione; una amalgama di humour nero e di lucida, furente, diretta critica all’uomo e alla società. 

Un Clooney sorprendente ed insolitamente arrabbiato deciso a scovare, qualora ci sia, la vera giustizia.

Suburbicon è uno strepitoso film di denuncia.

Un film ambizioso e intelligente riuscito su tutti i fronti.

Uno di quei film che resterà sulla bocca della gente per molto, molto tempo.

Lo spettatore siede comodo in poltrona con gli occhi trasognati, pieni della luce del tramonto e da tutta l’eleganza dei giardini e delle villette diligentemente poste l’una accanto all’altra divise da siepi minuziosamente rasate e ben curate, poi accade qualcosa.

E qualcosa ancora. 

Questo qualcosa ancora si attacca al qualcosa di prima andando a formare una squallida catena i cui anelli sono fatti di atroce indifferenza, vergogna, violenza, miseria morale e altre aberranti componenti degli esseri umani.

Un film affascinante, duro, tagliente come un rasoio.

Suburbicon ?

Un prodotto destinato soltanto a palati fini, assolutamente sconsigliato agli amanti delle saghe epiche fracassone che mostrano i muscoli della computer grafica.

Qui invece parliamo di grande cinema! Pronunciare la parola Suburbicon è già di per se sufficiente a tracciare una linea (un muro, più che una linea) che divide chi va al cinema tanto per passare il tempo e stare al caldo, da chi va al cinema per nutrire il proprio cuore e il proprio cervello.

Un capolavoro da non perdere. 

Gianmarco Groppelli 

Giudizio  *****

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