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50 anni fa il terremoto che sconvolse il Belice LA FOTO

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Cadono proprio in questi giorni i 50 anni dal terribile terremoto che nel mese di gennaio del 1968 ebbe luogo nella Sicilia occidentale.

Il terremoto del Belice fu infatti un lungo periodo sismico che terminò nel mese di febbraio del 1969, caratterizzato da numerose scosse, le più forti delle quali si verificarono tra il 14 ed il 25 gennaio 1968.

La fotografia – gentilmente concessa a PiacenzaSera.it dall’ing. Francesco Martino, Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Piacenza – è stata scattata a Gibellina il 16 gennaio 1968 alle 8 del mattino, e immortala un vigile del fuoco di Milano – uno dei tantissimi pompieri che era al lavoro per prestare soccorso alla popolazione siciliana – nei momenti appena successivi al salvataggio di un infante.

Per l’Italia il terremoto del Belice è stato il primo dell’era moderna. Oggi come allora era stata attivata la macchina dei soccorsi. Squadre di soccorritori professionisti ricevettero la chiamata, diramata in tutta Italia, per portarsi immediatamente nell’area interessata dal sisma.

Se oggi i vigili del fuoco utilizzano ruspe e mezzi meccanici per farsi largo tra i detriti e liberare le persone intrappolate sotto le macerie, 50 anni fa il lavoro era notevolmente maggiore a livello fisico: con pale, picconi e a mani nude erano gli strumenti che prevalentemente venivano utilizzati.

Una cosa però non è cambiata nei pompieri: la tenacia e il coraggio di mettercela tutta per salvare quante più persone possibili.

I FATTI – Le prime scosse, che si iniziarono ad avvertire nella giornata del 14 gennaio 1968, non fecero registrarono crolli ma la gente fu presa dal panico e decise, fortunatamente, di dormire all’aperto, avvolta in coperte o in macchina, sulle piazze dei paesi o in aperta campagna.

Quella notte, infatti, si verificò una scossa violentissima – di magnitudo 6.4 – che colpì la Valle del Belice, dove subirono danni gravissimi Gibellina, Salaparuta, Santa Ninfa, Montevago, Partanna, Poggioreale e Santa Margherita Belice, compresi nei territori delle province di Trapani e Agrigento che, all’epoca del terremoto, non erano classificati sismici.

Centinaia i morti, ancora maggiore il numero dei feriti, il 90% del patrimonio edilizio rurale subì danni irreparabili, con gravi ripercussioni sull’economia quasi esclusivamente agricola dell’area.

Sulla gravità del danno pesarono sia le caratteristiche costruttive che la vetustà degli edifici, realizzati in pietra squadrata con insufficiente malta cementizia, assenza di collegamenti tra le parti strutturali e fondazioni inadeguate.

Nella mattinata del 25 gennaio una forte replica inaspettata. Ad avere la peggio una squadra di soccorritori all’opera tra le macerie: morì un vigile del fuoco.

La scossa provocò inoltre danni a Sciacca e a Palermo, le scuole vennero evacuate, chiusero gli uffici, alcune abitazioni divennero inagibili e si tornò a dormire all’aperto.

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