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“Impugnare il piano sanitario e fare ricorso al Tar”

Intervento del comitato di cittadini di Castelsangiovanni “I castlan i disan no” in merito alla situazione della sanità di Piacenza.

IL TESTO – Le dichiarazioni pubbliche di alcuni sindaci in questi ultimi giorni lasciano sempre più sconcertati i cittadini per tanta incapacità di osservare e comprendere la grave situazione della sanità piacentina.

Il Comitato “I castlan i disan no” sostiene e sottoscrive le preoccupazioni espresse dal sindaco Lucia Fontana per la situazione che si è delineata sia a livello territoriale che ospedaliero dopo l’approvazione del Piano Sanitario, auspicando che prenda a questo punto, tutte le iniziative, anche legali, come un ricorso al TAR già effettuato dal Comune di Montegabbione in Umbria, per contrastare un piano sanitario affatto penalizzante per i propri cittadini.

Che dire di fronte a dichiarazioni di alcuni sindaci quali:

“…il fatto che 7 medici abbiano vinto concorsi, dimostra che i medici piacentini sono buoni medici”, giustificando così maldestramente la “fuga di cervelli” dai nostri reparti?

Trascurano che, oltre ai 7 menzionati, in provincia se ne sono andate altrove altri eccellenti professionisti che forse non hanno più trovato qui il clima giusto per svolgere al meglio il proprio lavoro. Il punto è: l’ASL di Piacenza applica la meritocrazia e rispetta valorizzandole le professionalità? Alla luce dei fatti, diremmo proprio di no!

E allora come ci si permette di minimizzare affermando che se i nostri medici vanno altrove allora è un bene. Ci troviamo di fronte classico esempio di triplo salto carpiato di politici in carriera?

Dicono anche: “…quale politica la nostra ASL intenda fare per rendere la sanità piacentina attrattiva verso l’esterno? Credo nell’architettura del Piano, ma va realizzato con le persone”. Non capiamo questa frase dal momento che questa architettura fa “fuggire” le persone dall’interno e non le fa più arrivare qui dall’esterno.

Quando i medici bravi se ne vanno, i pazienti non vengono più… lapalissiano!

Pare che a Castel San Giovanni il valore dell’apporto di pazienti dalla Lombardia sia sceso da 450 a 250 mila euro, praticamente dimezzato!

Ancora, un altro sindaco si dichiara estremamente soddisfatto del suo “ospedale” e del suo pronto soccorso. Qualcuno gli spieghi che non è più tale da mesi perché trasformato in OSCO (Ospedale di Comunità).

Un declassamento che per la legge Balduzzi potrebbe non prevedere più la presenza di medici in notturna, e con il “Pronto soccorso” che a sua volta non è più tale, anche questo declassato in Primo Soccorso (poco più di un’infermeria) dal piano Baldino.

Forse poco gli importa, dato che ora ci sono gli elicotteri abilitati in notturna… (e, speriamo, anche con nebbia e con maltempo).

Intanto la ASL ci mette del suo, vantando e reclamizzando la sala virtuale certamente utile, nascondendo così lo spostamento massiccio da Castello degli esami di radiologia e gli interventi chirurgici di una certa gravità coi conseguenti disagi per i pazienti e le loro famiglie.

E le costose attrezzature acquistate di recente a suon di centinaia di migliaia di euro dei contribuenti che fine faranno? Ed i nuovi padiglioni incompiuti? Non sarebbe ora che chi di dovere cominciasse ad analizzare questi aspetti di spesa pubblica?

Nascondere con qualche notizia positiva il declassamento in atto degli ospedali, ci lascia disarmati e profondamente colpiti per tanta audacia. Ma recepiamo certe notizie come un vero e proprio insulto all’intelligenza di coloro che vivono quotidianamente la disorganizzazione con liste di attesa lunghe e un’offerta di prestazioni che inducono a disagevoli spostamenti per ricercare altrove l’assistenza sanitaria che fino a ieri avevano qui.

Il grido di allarme lanciato dai Comitati della Provincia di Piacenza, rappresenta una lamentela sacrosanta e, ribadiamo, svincolata da qualsiasi riferimento alla politica ed alle sue affannate campagne elettorali.

Sarebbe ora che tutta la politica piacentina si occupasse seriamente della salute pubblica al di là delle proprie bandiere e schieramenti. Con fatti concreti come l’impugnazione del Piano Sanitario.

In caso contrario dovremo chiederci quale progetto reale si nasconde dietro ai silenzi di tutti, politici ed istituzioni, che i cittadini non riescono capire?

Per fermare lo scempio in atto è necessario bloccare il Piano di riordino col voto dei Sindaci in CTSS, e, perché no, col riscorso dei Comuni al TAR ed alla Corte dei conti.

Silvia Brega, presidente Comitato “I CASTLAN I DISAN NO”

Commenti

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  1. Scritto da Claudia

    Direi che più’ chiaro di così’……