Internet, secessionismo, immigrazione: chiusura a Palazzo Galli per il Festival della libertà fotogallery

Tanti i temi al centro della seconda e conclusiva giornata del Festival della cultura della libertà, organizzato a Palazzo Galli dall’Associazione dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi in collaborazione con il quotidiano Il Foglio, Confedilizia e l’European Students for Liberty (sponsor Sorgente Group, Fastweb, Poste Italiane e Camera di Commercio di Piacenza).

Una domenica animata fin dal mattino e proseguita a ritmi serrati per tutta la giornata: da “La persona e la sua libertà. Il liberalismo di fronte alla bioetica”, con Andrea Favaro e Daniele Velo Dalbrenta, al tema del secessionismo affrontato nel dibattito “Tutti catalani? La crisi dello Stato nazionale” animato da Luigi Marco Bassani e Eugenio Cau.

Sull’immigrazione (“Perché sì, perché no”) si sono confrontati Marco Valerio Lo Prete e Ettore Gotti Tedeschi: quest’ultimo, nel corso del suo intervento, ha evidenziato la necessità di maggiori controlli sui flussi migratori verso l’Italia, sottolineando come l’Europa, nonostante disponga di strumenti per regolamentare gli afflussi, sostanzialmente non prenda posizione lasciando di fatto l’incombenza agli stati del sud.

Non è mancato poi il tema Internet e libertà personali, con gli interventi di Sergio Belardinelli e Massimiliano Trovato che hanno analizzato pro e contro della rete.

Il sociologo Lorenzo Infantino (docente all’Università Luiss di Roma), ha invece delineato la figura di Friedrich A. von Hayek per arrivare alla sua eredità economico-culturale.

La sua prima opera politica tradotta in italiano nel 1948 – su suggerimento di Luigi Einaudi – “Verso la schiavitù” (l’edizione inglese è del 1944) fu oggetto di condanna dalla comunità scientifica degli economisti (alla quale Hayek apparteneva) inglesi e americani.
 Secondo von Hayek, l’unico sistema in grado di dare un’allocazione ottimale alle risorse è il sistema di prezzi liberi tipico del libero mercato. In The Use of Knowledge in Society, spiegò come il meccanismo di prezzi liberi consenta l’unione e la condivisione di conoscenze locali e personali, attraverso il principio di auto-organizzazione. Von Hayek ideò il termine catallaxy (catallassi) per descrivere un “sistema auto-organizzativo di cooperazione volontaria”. Nella visione di von Hayek, il ruolo destinato allo Stato è il mantenimento dello Stato di diritto, accompagnato da un interventismo il più limitato possibile.

A chiudere questa seconda edizione del “Festival della cultura della libertà”, molto apprezzata dal pubblico, “Lenin, cent’anni dopo. Perché il comunismo è fallito”, dibattito con interventi dell’epistemologo Roberto Festa, del giornalista Stefano Magni e del giornalista (nonché direttore de “L’Intraprendente”) Giovanni Sallusti, moderati dall’avv. Antonino Coppolino, presidente dell’Associazione Liberali Piacentini “Luigi Einaudi”.

“Dopo il successo della prima edizione – spiegano i Liberali Piacentini tracciando il bilancio dell’iniziativa – si è deciso di dare nuovo impulso a questo Festival che ha dimostrato di avere quel carattere così appassionante per il modo in cui le varie tematiche – pur diverse tra loro – vengono trattate e affrontate dai relatori”.

“Le sessioni – che si sono avvicendate nel corso dei due giorni – sono state volutamente dibattute da personalità di alto calibro e che hanno spaziato dal campo economico a quello filosofico, passando per quello sociologico a quello giornalistico. In particolare il fil ruoge di questa seconda edizione – dal titolo “Nuove frontiere, nuove sfide” – è stato il rapporto tra libertà e cambiamento, nella convinzione che una società libera sia per definizione aperta alle novità. Il successo – certamente riconducibile alla cooperazione tra i vari soggetti quali Confedilizia, Il Foglio, l’Associazione Liberali Piacentini “Luigi Einaudi” e l’European Student for Liberty – è soprattutto merito dei tanti volontari che si sono adoperati per l’ottima riuscita dell’evento, sono loro che assicurano – proprio per il carattere volontario – l’indipendenza e il non dover cedere a favoritismi che inquinerebbero l’anima stessa del Festival”.

“I vari appuntamenti che si sono succeduti in questi due giorni – con quel carattere liberale che era ed è caposaldo – non avevano lo scopo di spingere il pubblico ad assorbire opinioni, assoggettando le persone ad un pensiero unico, bensì di smuovere acque che rimangono stagnanti per volontà di poteri forti e far crescere il senso di porsi dubbi e quesiti sul presente che ci circonda. Un presente che, se ben amministrato, fornirà benefici alle future generazioni”.

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