A Natale lo spumante batte lo champagne. Gambazza (Cna) ‘Premiato il made in Italy’

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Spumante batte Champagne 10 a 1.

La stima è del Centro studi di CNA nell’indagine di fine anno. Un risultato migliore dell’anno scorso, quando il rapporto era stato di 9 a 1. Frutto della ripresa dell’economia, sia pur fragile, che ha fatto segnare una crescita di quasi il 4% delle bollicine vendute nel lungo arco delle festività di dicembre-gennaio.

Novantacinque milioni circa di bottiglie il consumo totale di spumante italiano registrato nelle festività, con una impennata nei tre giorni precedenti il Natale (11 milioni), il picco intorno a Capodanno (38 milioni) e circa 4 milioni all’Epifania.

Dati dell’Ovse (Osservatorio vini spumanti effervescenti), il primo centro italiano di ricerche economiche sul comparto. La spesa complessiva, tra consumi ca-salinghi e nei locali pubblici, si aggira sui 750 milioni di euro. Il boom di bollicine italiano è sotto l’egida del Prosecco con 60 milioni di bottiglie vendute.

Cinque miliardi di euro, invece, la spesa tra Natale e Capodanno per le cene delle festività, con un + 2% rispetto all’anno scorso. La vigilia di Natale ha premiato la tradizione. Nove famiglie su dieci hanno gustato il cenone in famiglia.

La spesa complessiva per la sera del 24 dicembre è stata di circa 2,7 miliardi di euro mentre per il 31 fuori casa sono stati spesi circa 2,3 miliardi. Sono state tra tre e quattro su dieci le famiglie che hanno festeggiato in locali pubblici, in leggera crescita rispetto all’anno scorso.

In comune, oltre al comprensibile desiderio di concedersi qualche specialità in più rispetto al passato recente, i due cenoni hanno il trionfo del “made in Italy”, con largo uso dei prodot-ti enogastronomici del Bel Paese.

Un milione e 850mila presenze tra Natale, Capodanno e l’Epifania nelle località sciistiche. Centoventimila in più dello scorso anno (+7,5%). Un miliardo e 600 milioni d’incassi (+7,7%). Un boom di presenze e di fatturato trainato soprattutto dalle abbondanti nevicate.

Disaggregando il fatturato, la parte del leone è appannaggio della ricettività alberghiera (585 milioni), seguita da servizi diretti alle attività turistiche (dalle attrezzature agli impianti di risalita, per un totale di 580 milioni), ricettività ex-tra-alberghiera (230 milioni) e ristorazione, shopping e intrattenimento (205 milioni).

Nella indagine del Centro studi CNA, a salire sul gradino più alto del podio per crescita di presenze è il Trentino Alto Adige (+19%), seguito da Lombardia (+17%), Piemonte (+16%), Valle d’Aosta (+14%), Friuli Ve-nezia Giulia (+13%), Veneto (+11%) e le regioni appenniniche, con Toscana ed Emilia Romagna, Abruzzo e Lazio (+10% complessivo).

“Dati confortanti – sottolinea il Direttore di CNA Piacenza, Enrica Gambazza – che premiano il made in Italy e ne evidenziano la crescita continua e costante, a conferma non solo dell’ottima qualità dei prodotti della nostra enogastronomia, ma anche delle capacità manageriali di chi si occupa di turi-smo nel nostro Paese”.

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