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“Privacy e professionalità, ecco come lavora un investigatore privato”

Vi siete mai chiesti a che cosa serva un investigatore privato? I tanti lungometraggi americani propongono lo stereotipo del giustiziere, armato, che risolve casi intricati, affiancando le forze dell’ordine e agendo, il più delle volte, borderline tra quello che le leggi consentono e un sentimento di risolvere il problema con le buone o con le cattive. Ma la vita reale non è un film.

Anzitutto è bene precisare che un’agenzia investigativa è, a tutti gli effetti, un’attività commerciale che eroga servizi a pagamento (il cui tariffario è concordato con gli enti prefettizi).

In Italia i cittadini si rivolgono alle agenzie investigative private principalmente per raccogliere informazioni riguardanti la sfera personale e lavorativa, le imprese assicuratrici, invece, con l’obiettivo di carpire informazioni riguardanti incidenti stradali non rilevati dalle forze di polizia.

Anche a Piacenza ce n’è una molto nota, quella diretta da Salvatore Cavallaro, ex maresciallo dei Carabinieri. Un curriculum di tutto rispetto, a partire dall’esperienza ultratrentennale nell’Arma. Cavallaro, infatti, dal luglio ’69 al dicembre del ’69 è stato corazziere al Quirinale, a difesa dell’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Segue l’incarico a Napoli, per due anni. Cavallaro decide di dare maggior impulso alla sua carriera, così dal ’71 al ’73 frequenta la Scuola Sottufficiali (un anno a Velletri e quello successivo a Firenze).

È promosso al gradi di vicebrigadiere. Segue un quadriennio i Sardegna (dal ’73 al 77), nel clou del periodo dei sequestri di persona. Viene trasferito a Bobbio, dove rimane per un anno. Seguono Fidenza e San Nicolò (Piacenza) come comandante della stazione. Gli ultimi undici anni, prima di andare in pensione, con il grado di maresciallo al Comando Provinciale di via Beverora, e tra gli incarichi ricopre quello di comandante del Nucleo Operativo (oggi, Investigativo).

«Ero in pensione da poco – ricorda Cavallaro – e, spinto dall’entusiasmo dei miei amici avvocati, 17 anni fa ho deciso di aprire un’agenzia investigativa qui a Piacenza. Sapevo esattamente che impegno mi accingevo ad affrontare, ma ero e sono tutt’ora estremamente appassionato del lavoro che svolgo».

Da subito ci si rende conto del clima di estrema riservatezza che è parte integrante della professionalità e del buon nome di un’agenzia investigativa privata.

«Il nostro è un mestiere in cui meno persone hanno familiarità con i nostri volti, meglio è – ci dice Cavallaro – Spesso dobbiamo raccogliere informazioni riguardanti separazioni coniugali e sorvegliare dei minori. In ogni caso, nel pieno rispetto delle leggi sulla privacy».

Il lavoro di un’agenzia investigativa, per sommi capi, è suddiviso in cinque macro aree.

Quelle più preponderanti sono i sospetti di tradimento del coniuge, la tutela dei minori e le indagini aziendali. «Può capitare – spiega Cavallaro – che venga da noi un cliente che ha notato un cambio di comportamento da parte del coniuge, e sospetta quindi che sua moglie (o suo marito) abbia una relazione extraconiugale. Ci chiede quindi di raccogliere prove che confutino o smentiscano i suoi sospetti. I nostri servigi sono per lo più richiesti – prosegue l’investigatore – quando il break matrimoniale è già avvenuto. Quando le parti sono arrivate al punto in cui uno dei due ex coniugi è obbligato dal giudice al mantenimento dell’altro. Ecco che la parte che deve versare il cosiddetto assegno di mantenimento decida di verificare, tramite un detective privato, che l’ex coniuge non abbia un lavoro non dichiarato».

«Seguono i genitori preoccupati dei loro figli (minorenni). Essi si rivolgono alle agenzie investigative private per assicurarsi che non marinino la scuola, che non frequentino cattive compagnie e non facciano uso di sostanze stupefacenti».

«Ampio spazio anche per le indagini aziendali. Succede che un datore di lavoro abbia il sospetto che uno dei suoi dipendenti sia spesso assente dal lavoro non perché ammalato ma in quanto svolga una seconda attività lavorativa. È successo di scoprire che un lavoratore fosse effettivamente assente in quanto cagionevole di salute ma è anche capitato di sorprenderlo a svolgere un secondo lavoro in nero».

Se queste sono le tipologie d’indagini più richieste, sempre più spesso ci si dedica ad indagini su mandato delle compagnie di assicurazione e degli avvocati. «Le prime ci chiedono – spiega Cavallaro – parallelamente ai periti, di ricostruire le dinamiche di certi sinistri (laddove non siano intervenute forze di polizia) al fine di verificare che non siano in essere delle truffe assicurative. Infine una parte del nostro lavoro è su richiesta degli avvocati che, a tutela del loro assistito, ci chiedono di reperire prove ed elementi utili che possano scagionarlo».

Al fine di soddisfare il cliente, è richiesto una notevole flessibilità di orari e pazienza nel cercare tutti i tasselli e farli combaciare. «È un lavoro che richiede tenacia ne saper reperire le prove a dimostrazione che il fatto avvenga o non avvenga. Se un’indagine necessita di tre giorni di lavoro, bisogna dedicarci giorno e notte. L’investigatore privato non deve porsi l’obiettivo di far “contento” il cliente, assecondandolo. L’obiettivo è sempre la ricerca della verità. Ad esempio, se una donna viene da me convinta che suo marito, invece di andare a vedere la partita di calcio, la tradisca, una volta che si è appurato che il tradimento non avviene è doveroso oltreché sinonimo di professionalità mostrare alla cliente le prove che smentiscono i suoi sospetti. Foto, video e la parola dell’investigatore. Ricordo che non siamo (e non sono più) un pubblico ufficiale, pertanto non utilizzo nessuna arma e tanto meno nessun congegno da 007. Utilizziamo la macchina fotografica e registriamo filmati, ma solo in spazi aperti, come consentito dalla legge sulla privacy. Poi, al termine dell’indagine, l’investigatore stila un verbale che verrà consegnato al cliente».

 

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