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‘Tre manifesti a Ebbing, Missouri’, la nostra recensione

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Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

USA – GB 2017

durata: 115 min

regia: Martin McDonagh

genere: dark comedy

sceneggiatura: Martin McDonagh

cast: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, John Hawkes, Peter Dinklage, Abbie Cornish, Caleb Landry Jones, Kathryn Newton, Lucas Hedges, Kerry Condon, Željko Ivanek

fotografia: Ben Davis

musiche: Carter Burwell

Vincitore al Festival di Venezia, il film ha meritato sei candidature e vinto quattro Golden Globe, tra i quali miglior film e miglior attrice.

Un’iraconda madre, in pezzi per l’assassino impunito della figlia, ingaggia una battaglia personale contro lo sceriffo e il suo ufficio. Secondo la donna non è stato fatto abbastanza per stanare e arrestare il responsabile del crimine.

Il regista McDonagh attinge alla storia vecchia (e ancora troppo recente al contempo) di uno Stato particolarmente ottuso che non ha mai veramente superato i pregiudizi secondo i quali, le minoranze etniche si guardano dall’alto al basso, con disgusto e disappunto.

L’America quí dipinta è un’America individualista, egoista, pruriginosa e insofferente ancora segnata dalla crisi economica.

Un’America da bandiera confederata e lunga vita agli yankee; al rogo omosessuali e i brutti “negri”.

La donna fa affiggere i 3 manifesti del titolo, che reclamano giustizia e trasudano dolore.

Tra l’indifferenza delle persone “normali” e le forze dell’ordine preoccupate (ed impiegate) a reprimere questa provocatoria campagna anti cops, la donna cerca un riscatto dal degrado che la circonda.

Film anti americano all’ennesima potenza.

Tagliente, duro, attuale.

A tratti grottesco nella sua intenzione: vuotare il sacco.

Mostrare il marcio di una società sempre meno tollerante.

Il dolore la fa da padrone in questi cento quindici minuti di grande cinema.

Lo spessore, l’impegno e il genio di questo prodotto segnano una svolta rivoluzionando il concetto base di film denuncia.

Woody Harrelson brilla come la stella a cinque punte che porta affissa sul petto per una interpretazione che lascia a bocca aperta. Frances McDormand gli tiene testa riuscendo perfino ad adombrarlo in alcune sequenze.

Evidentemente la rabbia di una madre e il suo dolore sono molto più forti dei duri dal grilletto facile con gli occhiali da sole.

Ci resta la speranza che non tutti siano dei “duri” dal grilletto facile con gli occhiali da sole; almeno nel film.

Da vedere.

Gianmarco Groppelli 

Giudizio: *** 1/2

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Commenti

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  1. Scritto da Ab

    bellissimo film, sala piena, come accade di rado in citta’. Chissa’ anche questo regista verra’ accusato come Saviano di denigrare il suo paese.