Il “Trittico” di Puccini conquista il Municipale fotogallery

Metti in scena artisti del calibro di Ambrogio Maestri, Anna Pirozzi, Anna Maria Chiuri, Marco Ciaponi con l’aggiunta di altri interpreti giovani e bravissimi, accompagnati da un’ottima orchestra magistralmente diretta con profonda sensibilità pucciniana da Aldo Sisillo ed il successo dell’opera è assicurato.

L’esito della serata al Municipale di Piacenza, dove ieri sera è andata in scena il Trittico pucciniano in omaggio al centenario della prima rappresentazione (al Met di New York il 14 dicembre del 1918 dopo una difficoltosa gestazione durata 18 anni) ed in omaggio alla nipote dell’autore Simonetta Puccini, è stato un successo pieno, caloroso e, senz’altro, sopra le righe come testimoniano i lunghissimi ed entusiastici applausi tributati dal folto pubblico al termine di ogni opera.

Probabilmente peccheremo di provincialismo e di campanilismo quando affermiamo che da qualche tempo al Municipale si assiste a delle rappresentazioni liriche di assoluto livello che si fanno preferire anche a quelle scaligere a conferma che la collaborazione tra le Fondazioni  dei teatri comunali di Reggio Emilia, Ferrara, Modena e Piacenza sta dando risultati eccellenti con un ruolo importante della direttrice artistica Cristina Ferrari.

Il Trittico di Puccini consiste in tre mirabili pannelli operistici (“Il Tabarro”, “Suor Angelica” e “Gianni Schicchi”) dai caratteri molto diversi tra di loro ove lo scisma tra sentimenti nobili e violenza punitiva rivela il suo più gran momento nell’afflato decadentismo di Suor Angelica nel dialogo con la zia principessa. Se nel “Tabarro” troviamo colori veristici, nel “Suor Angelica” della stupenda poesia mistica, nel “Gianni Schicchi” emerge allegria in un’ironia di una società del tempo e delle debolezze umane dove l’astuzia alla fine prevale, com’è giusto che sia.

L’emotività di queste tre opere dalle storie così diverse nell’epoca e nei sentimenti, nasce così dall’ambiente, il quale diventa esso stesso personaggio, che la regia di Cristina Pezzoli dipinge con intelligenza e vena artistica in modo particolare in “Suor Angelica”.

Naturalmente nella lirica i protagonisti più attesi e seguiti sono i cantanti. In questo cast formidabile è difficile fare graduatorie o andare alla ricerca di sottigliezze vocali che no n hanno senso in un contesto di così alto livello artistico così come di elogio è meritevole il coro del Teatro di Modena.

Per galanteria la prima citazione spetta alla soprano Anna Pirozzi che il pubblico piacentino aveva già ammirata in Nabucco ed in Macbeth. Nel “Tabarro” ed in “Suor Angelica” interpreta due personaggi molto diversi tra di loro ma con in comune un’identica colpa (un peccato di sfondo sessuale). Se già conoscevamo la sua vena drammatica di trasportante intensità in questa serata espone doti di musicalità assai raffinate sempre sorrette da un’eccellente vocalità.

Anna Maria Chiuri è un’autentica artista, duttile, versatile, padrone della scena e della musica con spiccate qualità vocali. Una beniamina del pubblico piacentino che lei sa sempre soddisfare ed entusiasmare.

Ambrogio Maestri (di nome e di fatto) è la voce baritonale per eccellenza (non verdiana). Nel suo ruolo è tra i più acclamati  cantanti nel mondo. Non c’è teatro famoso che non l’abbia applaudito. La capacità di mantenere un timbro di voce pieno e squillante su ogni tonalità, la maestria con cui sa domare le note e la facilità di canto lo rendono unico ed un autentico piacere sentirlo.

Il tenore Marco Ciaponi, ormai piacentino di adozione (artistica) ha confermato i continui progressi ed una maturazione artistica molto interessante. E’ raro trovare in un cantante così giovane una facilità di canto ed una bellezza di voce come la sua.

Tra gli altri (tutti davvero bravi) segnaliamo il Luigi di Rubens Pelizzari e la Lauretta di Francesca Tassinari, fresca, frizzante ed impeccabilmente graziosa nella celebre: ”O mio babbino caro”.

INTERVISTE

La soprano Anna Pirozzi, napoletana d’origine ma residente ad Aosta, a Piacenza ha molti amici ed ammiratori che le hanno tributato un’accoglienza col sapore del trionfo. “Sì, sono molto contenta. Suor Angelica è un personaggio complesso, non facile, e l’averlo interpretato con successo mi da molte soddisfazioni. Se tornerò a Piacenza? Lo spero proprio perché qui si fa del bel teatro.”

Anna Maria Chiuri vive a Piacenza , dove ha famiglia, da parecchi anni. La sua bravura e la sua simpatia oltre che la gentile disponibilità, la fanno beniamina dei melomani piacentini. ”E’ sempre bello cantare in questo splendido teatro che ha un occhio ed un’acustica particolare. Tutti i 3 personaggi interpretati mi sono piaciuti ma la Zita del Gianni Schicchi è stata la più divertente. Ma l’emozione maggiore è stata quella di venire a teatro in bicicletta. Abito in centro e da casa mia al teatro ci sono 5 minuti di strada”.

Il baritono Ambrogio Maestri è circondato da numerosi amici provenienti dalle provincie limitrofe. Divertente, allegro e di grande simpatia: “ Credo che sia andata davvero bene e per un mezzo piacentino come io mi sento la cosa fa veramente piacere. Quale personaggio preferisco tra il Michele del Tabarro ed il Gianni Schicchi? Certamente il secondo. Nel Tabarro si canta e basta, nel Gianni Schicchi si canta, si recita e  ci si diverte. E poi cantare ed essere applauditi qui fa sempre piacere perché noi giriamo il mondo e facciamo tante esperienze che poi le veniamo a proporre qui dove ci sono i veri intenditori di lirica. Avere successo qui, quindi, ha un’importanza particolare. Se tornerò? Lo spero proprio e per restare a Puccini, che mi piace molto, vorrei fare Tosca”. Vedremo di accontentarlo.

Anche Marco Ciaponi a Piacenza è di casa. Qui vinse il concorso Labò e qui ha tanti amici. “Credo di essere andato bene perché sono molto felice di tornare qui che io considero la mia seconda casa. In verità mi chiamano spesso ed io cerco sempre di meritarmi queste chiamate”.

In chiusura, come d’abitudine, la Direttrice Artistica, Cristina Ferrari che, naturalmente non esprime giudizi, tuttavia: “Mi ha fatto molto piacere il consenso del pubblico che ha decretato il successo della serata. Anche questa è andata. Se i protagonisti di questa sera avremo modo di risentirli? Credo proprio di sì; non nell’opera di apertura della stagione, riservata a Laboratorio d’Opera. ma in quelle successive”.

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