Amazon nel settore logistica: a cosa punta l’azienda americana

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Amazon, il colosso digitale fondato da Jeff Bezos, è sotto un’intensa copertura mediatica in Italia a fronte delle proteste dei dipendenti (si prenda ad esempio quanto accaduto nello stabilimento di Castel San Giovanni) e delle richieste da parte delle istituzioni (che vorrebbero una tassazione più trasparente e consona al fatturato aziendale).

Ci sono molte aspettative per l’incontro del 2 Febbraio tra il ministro Poletti, sindacati e rappresentanti dell’azienda americana, anche a seguito della risonanza mediatica ottenuta dalle proteste nei vari centri di distribuzione. Quest’ondata di rimostranze non ha però fermato Bezos, che ha addirittura pianificato ulteriori investimenti in Italia: è prevista per il prossimo autunno l’apertura di altre due strutture in provincia di Torino e Bergamo – strutture che vedranno una più stretta collaborazione tra dipendenti e robot rispetto al passato.

Il Nord Italia sembra proprio essere uno dei focus della compagnia di Seattle. Aprendo le porte dell’Europa dal Mediterraneo, questi stabilimenti rafforzano la posizione dell’azienda, anche sul piano della logistica.

Non è un caso che il settore logistica sia uno dei maggiori punti di interesse da parte di Amazon: il futuro dei grandi rivenditori online è legato alla velocità di consegna degli ordini. Questa corsa contro il tempo, questo ritmo frenetico è anche alla base di alcune delle proteste scaturite in occasione del Black Friday.

Ma a cosa punta Amazon quando investe in logistica?

Da un lato c’è una costante spinta a distaccarsi dalle ditte esterne, che finora hanno gestito la quasi totalità delle consegne (DHL, UPS e FedEx tra i nomi più rilevanti), al fine di gestire consegne e stoccaggio in maniera autonoma, grazie all’utilizzo di mezzi propri. Non è un caso che Amazon abbia affittato 40 Boeing fino al 2021, aperto il servizio Flex ad autisti freelance ed acquistato un migliaio di camion con impresso il proprio logo.
Dall’altro lato, l‘azienda molto si sta muovendo in termini di automazione (i robot già citati ne sono un esempio).

Viene quindi da chiedersi quanto grande sarà il dominio di Amazon nel settore, quanto spazio riserverà al miglioramento delle consizioni lavorative. Ha provato a rispondere a questa domanda la tedesca TradeMachines in un recente report, sottolineando la convergenza con le strategie aziendali di un altro big digitale, UBER.

Difficile fare previsioni certe al momento. L’incontro del 2 Febbraio potrebbe, però, darci qualche indicazione sulle intenzioni dell’azienda sul proprio personale.

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