Banche popolari, la “controstoria” di Sforza Fogliani sulla riforma foto

Salone dei Depositanti gremito a Palazzo Galli della Banca di Piacenza lunedì pomeriggio per la presentazione del volume “Siamo molto popolari” (ed. Rubbettino) dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani, che trae le mosse dalla riforma Renzi sulle banche popolari. Professionisti, studiosi, ma anche tante persone comuni, molte delle quali a causa delle tante richieste hanno assistito all’evento in video conferenza dalla Sala Panini allestita per l’occasione.

La presentazione del libro di Sforza Fogliani a Palazzo Galli

Una presentazione che è stata anche un momento di confronto sulle tematiche toccate nel libro: con l’autore hanno partecipato Gabriele Canè, Roberto Caporale, Giuseppe Nenna, Luciano Gobbi, Gianfranco Fabi e Giulio Sapelli.

Forfait obbligato per Paolo Cirino Pomicino e Daniele Capezzone, rimasti bloccati a causa dell’emergenza freddo rispettivamente alla stazione ferroviaria di Roma Termini (con la Capitale alle prese con la neve) e a quella di Bologna (con gravi ritardi ai treni). I due relatori hanno comunque fatto pervenire le loro congratulazioni a Sforza Fogliani per un libro capace di affrontare temi di grande importanza con lungimiranza e rigore tecnico.

Complimenti condivisi anche dagli altri relatori per un libro che ha diviso la critica: se l’autore ha fatto emergere una visione ottimistica del futuro (prevale la speranza che le cose possano cambiare a favore di un certo tipo di banche di territorio e di finanza locale), alcuni non sono così fiduciosi in quanto sembra che poteri forti e grande finanza internazionale vogliano proseguire sulla strada dell’armonizzazione e standardizzazione dei mercati. Scenario che andrà profondamente a modificare il mondo così come lo conosciamo.

“C’è da chiedersi – afferma Sforza Fogliani – come mai Renzi con il suo Governo abbia voluto una riforma del genere. L’unica spiegazione è che fosse la finanza internazionale a volerla. La realtà è che oggi noi non abbiamo più banche italiane”.

IL LIBROLa riforma delle Banche Popolari ha colpito un sistema che per centocinquant’anni ha finanziato la crescita delle piccole e medie imprese che rappresentano il tessuto connettivo del Paese. Perché questo sistema è stato colpito in Italia e mantenuto altrove? A chi faceva comodo – magari in Europa – indebolire il nostro apparato industriale già messo a dura prova da dieci anni di crisi economica e dalla moneta unica? Fino all’arrivo dell’Unione Bancaria le banche popolari non hanno mai pesato sui contribuenti visto che la categoria risolveva i problemi al suo interno. Diversamente da quanto accaduto con le banche commerciali a cominciare dalla nascita dell’Iri negli anni ‘30.

La riforma delle banche popolari è stata fatta con un decreto. Una procedura certamente anomala già condannata da diversi giudici. La scelta del governo Renzi precede di poche settimane la svolta della Bce che avvia il programma di acquisto di titoli di Stato in Europa. Il piano mette in sicurezza il debito pubblico italiano e consente allo Stato di risparmiare circa venti miliardi di interessi. Può sembrare uno scambio. Il sistema delle popolari non era una foresta pietrificata ma un universo in evoluzione che stava già disegnando una proposta di riforma. Perché il governo non ha dato tempo e modo di confrontarsi su questo progetto? Ora che le principali banche popolari non sono più popolari, il credito al territorio – col giusto criterio – non sarà più assicurato. Le banche dei grandi fondi punteranno tutto sul risparmio gestito, senza rischi. E le imprese che vorranno finanziarsi dovranno ricorrere al capitale di rischio. Chi potrà lo farà ma ai piccoli imprenditori cosa resta?

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.