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Bitcoin a picco sotto i 7mila dollari. Il problema delle “criptobufale”

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Si respira un evidente clima di paura nelle stanze dei colossi della finanza mondiale.

La crescita esponenziale del valore dei Bitcoin ha creato una vera e propria febbre dell’”oro (digitale) negli ultimi mesi. Il valore dei Bitcoin ha raggiunto la mirabile quota di 20.000 dollari nelle ultime settimane.

Fino a un paio di settimane fa, quando le quotazioni sono state interessate da pesanti ribassi. Il Bitcoin si è più che dimezzato arrivando sotto i 7.000 dollari, per posizionarsi attorno ai 9.000 dollari negli ultimi giorni. Ethereum è sceso a 780 dollari da un picco di 1.390 a metà gennaio e Ripple è crollato a 0,8 dollari da 3,5 a inizio gennaio. E’ iniziata la tanto attesa corsa alle vendite, giustificata dalle notizie che circolano nell’ambiente di una seria intenzione da parte di molti Governi (Cina e Corea in primis) ad imporre delle vere e proprie briglie normative, ad un settore che ha fatto della “deregulation” il suo punto di forza.

D’altronde anche le criptovalute, come qualunque altro titolo negoziato nel mercato finanziario, sono caratterizzate da una più che prevedibile volatilità. Fenomeno che ha cominciato a preoccupare alcuni colossi della finanza come Lloyds, JP Morgan e Citigroup.

Stop alle carte di credito

Preoccupazione più che giustificata dal fatto che molti acquisti di criptovalute vengono effettuati tramite carte di credito con il sistema dell’indebitamento, che nel caso di un “crollo” delle quotazioni, possono portare ad un forte aumento di crediti inesigibili.

Mastercard ha dichiarato che gli acquisti di criptovalute hanno determinato un aumento dell’1% dei volumi delle sue transazioni nell’ultimo trimestre del 2017.

Lloyds pertanto ha pensato bene di correre al riparo, inibendo l’acquisto tramite carta di credito ai clienti considerati “a rischio”.

Draghi: bitcoin investimenti molto rischiosi

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, avrebbe dichiarato durante un’audizione al Parlamento europeo, che le valute virtuali “sono al momento nello spazio non regolato, e dovrebbero essere viste come assets molto rischiosi, soggetti ad alta volatilità e speculazione”. Oltre ad una evidente preoccupazione in merito ai possibili rischi che le valute virtuali pongono al sistema bancario.

Se ne è parlato anche al World Economic Forum di Davos, dal momento che alcuni Paesi come Russia, Venezuela e Corea del Sud pare siano seriamente intenzionate ad emettere bitcoin di Stato. Per alcuni potrebbe apparire come un innovativo tentativo di concedere un po’ di respiro a conti pubblici sempre più in rosso, per altri l’anticamera del default.

Mario Draghi rincara la dose: “Un euro oggi, è un euro domani. Il suo valore è stabile. Il valore del Bitcoin oscilla enormemente”. Per questo motivo la Bce non considera la criptovaluta una moneta. Ma anche per una seconda ragione: “L’euro è supportato dalla Banca centrale europea, il dollaro dalla Federal Reserve, le monete sono sostenute dalle banche centrali. Nessuno sostiene il Bitcoin”, conclude il presidente della BCE.

Le preoccupazioni dell’ONU

Presso le Nazioni Unite c’è chi si interroga per capire come la nuova tecnologia insita nel Bitcoin possa trasformare il mondo delle transazioni, finanziarie e non finanziarie, e quali conseguenze possono avere nel sistema economico globale.

Alcuni esperti, tra i quali Ferdinando Ametrano (che insegna Bitcoin and blockchain Technologies al Politecnico di Milano e all’Università di Milano Bicocca) e David L. Yermack (professore di Finanza e business transformation presso la Leonard N. Stern School of Business della New York University), si sono riuniti in un seminario di lavoro dal titolo “Understanding Bitcoin, Blockchains and the Crypto Economy”, presso il Dipartimento degli affari economici e sociali dell’Onu, e si sono posti alcune domande: Le criptovalute soddisfano le funzioni delle valute? Potranno sostituire la moneta legale? O sono un nuovo tipo di asset? Potranno alterare la gestione delle politiche monetarie? La tecnologia della blockchain potrà trasformare le interazioni tra le diverse industrie?

Domande alle quali non è semplice dare delle risposte.

Le criptotruffe

C’è un altro problema, che sia gli addetti ai lavori che le principali testate giornalistiche sembrano ignorare: i furti di criptovalute. Nessuno si è mai posto il problema della violabilità dei “miners”? Alcuni mesi fa la piattaforma digitale giapponese Coincheck per il trading di criptovalute, ha subito un furto del valore di circa 500 milioni di dollari. E’ di alcuni giorni fa, la notizia che la piattaforma italiana BitGrail ha subito un attacco da parte di hacker, che si sono impossessati di circa 195 milioni di euro della criptovaluta “Nano”.

Andando a curiosare per il web, si viene a conoscenza di furti avvenuti anche nel corso degli anni passati.

Ben venga l’innovazione finanziaria, ma attenzione, siamo di fronte ad un importante cambiamento nella finanza mondiale, o ad una colossale bufala? Sia nel primo che nel secondo caso è bene che le autorità di controllo non solo vigilino, ma definiscano delle regole ben precise, anche e soprattutto in termini di sicurezza, per evitare che la finanza diventi sempre più un luogo praticato da principianti, speculatori e ladri.

Leggi l’articolo del 17/12/2017 pubblicato su questa rubrica dal titolo

L’era delle criptovalute e il boom del Bitcoin

 

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

 

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Commenti

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  1. Scritto da Maurizio Dallara

    Ma chi ha scritto questo articolo ha un attimo approfondito l’argomento criptovalute/blockchain ? Visto che ci sono macro errori di concetto e di terminologia che fanno intuire che la persona stia parlando di qualcosa per “sentito dire”, senza realmente conoscere l’argomento (né finanziario né tantomeno informatico).