La “Cenerentola” moderna di Rossini conquista il Municipale foto

La Fondazione Teatri di Piacenza con la collaborazione con il teatro Giglio di Lucca ed il teatro Alighieri di Ravenna, con apprezzabile sensibilità ha ricordato il bicentenario della prima rappresentazione mettendo in cartellone “La Cenerentola” di Gioachino Rossini, l’ultima delle grandi opere buffe del prodigioso musicista di Pesaro che, a neppure 25 anni, compose quest’opera in occasione del Carnevale di Roma.

Si tratta di un’opera in due atti (piuttosto lunghi – specie il primo), autentico capolavoro che si ispira alla celebra favola di Perrault, che il librettista Jacopo Ferretti trasforma in un ritratto di personaggi di vita vissuta, che agiscono in una società che non distingue più marcatamente i buoni dai cattivi.

Così la storia di Cenerentola esce dalla fiaba per assumere connotati di modernità e di attualità con i protagonisti che sognano di diventare principesse (o padri di principesse), ma l’impossibilità di realizzare con la ragione tali progetti finisce per creare continui contrattempi ed imprevisti ostacoli che culmineranno nel famoso sestetto del secondo atto “Questo è un modo avviluppato..” che possiamo interpretare come il declino della società illuministica ed anche dell’opera buffa.

Opera amara e triste (anche di straordinaria attualità) dunque? No. Tutt’altro. Perché Rossini alla fine fa prevalere la bontà che, in fondo, redime e cancella i mali ed i difetti umani.

Lo fa con una cascate di note di eccezionale bellezza e con uno spartito molto impegnativo ed arduo per i cantanti, decisamente insolito per un’opera buffa.

Ma gli interpreti, in questa occasione, sono bravi, qualcuno anche bravissimo, e superano l’ostacolo in modo coinvolgente e convincente, portando all’entusiasmo il numeroso pubblico che ancora una volta ha gremito il Teatro Comunale ed ha tributato calorosissimi applausi sia a scena aperta che al termine dello spettacolo quando soltanto il calare del sipario dopo parecchi minuti ha posto fine ai pronunciati consensi.

La Cenerentola non è stata soltanto una raffinata opera lirica ma un autentico spettacolo che ha appagato non soltanto l’orecchio ma anche lo sguardo ed i sentimenti perché le scene ed i costumi (originali dell’epoca) sono stati bellissimi così molto indovinati alcuni artefici scenici con coreografie particolarmente espressive.

Riconosciuti i meriti dell’orchestra piacentina Luigi Cherubini capace di risaltare le finezze stilisticamente rossiniane e ben condotta dalla giovane giapponese collaboratrice del maestro Riccardo Muti Erina Yashima con una esecuzione ordinata ed elegante ed apprezzato la prestazione del coro del Teatro Municipale di Piacenza diretta dal solito impareggiabile maestro Corrado Casati, è doveroso parlare dei cantanti, autentici artisti capaci di dipingere personaggi di altri tempi pur  eccezionalmente attuali nelle loro problematiche.

Così il Don Magnifico del basso baritono Marco Filippo Romano è uno scrigno di bravura, bellezza vocale su ogni tonalità. La sua cavatina iniziale è stata particolarmente e giustamente applaudita. In questo ruolo, pur ancora giovane (25) è senz’altro uno dei miglior interpreti in circolazione.

Il giovane tenore Pietro Adaini non ha potuto rendere al meglio perché condizionato da una tracheite (annunciata prima dell’inizio) che gli impediva una perfetta emissione vocale. Tuttavia ha mostrato generosità e temperamento facendo intravvedere ottime qualità che certamente confermerà nello spettacolo di domenica prossima.

La mezzosoprano Teresa Jervolino (Cenerentola) ha letteralmente incantato. Voce bella, piena, armonica che riesce a mantenere una sicura cromatura su tutta la scala in una musicalità suadente e molto naturale è uscita alla grande nel finale.
Il baritono Paolo Bordogna, chiamato all’ultimo momento a sostituire l’indisposto Pablo Ruiz, è stato, a nostro avviso, un’autentica sorpresa. Padrone delle note e della scena, voce sicura e sqauillante, si è calato nel ruolo del cameriere Dandini con mirabile disinvoltura ed efficacia. Rossini gli si addice in modo particolare ma la sua preparazione musicale potrebbe consentirgli anche altre esperienze.

Senz’altro convincente l’Alidoro di Matteo D’Apolito, mentre le sorelle di Cenerentola Clorinda (Giulia Perusi) e Tisbe (Isabel De Paoli) hanno guadagnato meritati applausi per la loro effervescente scenica e capacità interpretative.

LE INTERVISTE

Prima degli artisti sentiamo alcuni spettatori di grande esperienza e conoscenza lirica come Filippo Baldini e Dino Anelli: ”Giro in tutti i teatri d’Italia – dice il primo – ed oltre, ma voci così belle è davvero difficili sentirle. Poi lei (Teresa Jervolino) è una bomba; così giovane ha davanti un futuro radioso. Marco Romano in questo ruolo è un grande; ma tutto lo spettacolo è stato molto buono”.

Per Anelli, invece: “E’ incredibile come i temi sviluppati dalla Cenerentola due secoli fa siano oggi di grande attualità. I difficili rapporti in famiglia, l’ambizione di avere successo non importa come e l’ipocrisia della gente. Per fortuna alla fine prevale la bontà e questo è un messaggio importante. Comunque un gran bel spettacolo.”

E gli interpreti? Cominciamo da Marco Filippo Romano, 25 anni, catanese: “Il Don Magnifico è una figura che mi piace perché, in fondo, diverte. E’ senz’altro impegnativo. Sì, sono prevalentemente un cantante rossiniano ma farò anche Bellini per arrivare a Donizetti. Si siamo veramente un bel gruppo. Abbiamo lavorato molto e c’è un bel affiatamento”.

Teresa Jervolino ha lasciato le vesti della Cenerentola ed appare elegante e visibilmente contenta: “Grazie per i complimenti. Esistono ancora le Cenerentole oggi? Credo di sì; del resto anch’io sono nata in provincia di Avellino in una casa di campagna dove le ragazze a sei e sette anni cominciano a fare i lavori di casa. Di principi non ce ne sono più ma si può arrivare ugualmente. Io ci sto provando; in questi giorni sarò a Monaco di Baviera e poi in giro per l’Europa. Ritornerò a Piacenza? Non lo so. Per ora non è nel programma ma è sempre possibile”.

Isabel De Paoli è frizzante e tutto pepe anche nella vita privata:” Sì, sono allegra e dinamica. Sono una pavese e quindi qui mi sento un po’ a casa. Se è difficile per una ragazza interpretare un personaggio così complesso ed antipatico come la sorella cattiva? In fondo di Tisbe c’è un po’ in tutti noi. Io mi sento a mio agio tanto che, d’accordo con la regia, mi sono concessa alcuni movimenti dettati dalla mia indole, come calpestare il mantello di Cenerentola nel finale come a dimostrare che non accettavo la resa”.

Gentile, un po’ abbacchiato ma sereno il tenore Pietro Adaino di Catania: “Peccato questa tracheite mi abbia impedito di dare il meglio, mi rifarò domenica prossima. Non ho un repertorio particolare e mi auguro di poter ritornare a Piacenza in miglior condizioni di salute”.

Infine, come sempre, la Direttrice Artistica Cristina Ferrari: “Gli autori di questo spettacolo sono dei grandi e seri professionisti. Il loro è un lavoro di grande qualità. Abbiamo voluto riproporre Rossini dopo qualche tempo e credo che la scelta sia stata apprezzata”. Alla grande.

Luigi Carini

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