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L’antifascismo “inclusivo” e la politica. Teniamoli separati

Ero molto piccolo, non rammento con precisione l’età, ma non andavo ancora a scuola. Mio papà Ettore era un gran lavoratore e un bravo operaio della Massarenti. Eravamo in sei in famiglia e non era semplice a quei tempi mantenere tutti con lo stipendio che prendeva. Lui aveva anche la patente di conduttore di macchine a vapore – erano pochi che allora l’avevano – e così d’estate, quando aveva le ferie, andava sempre in una grande azienda agricola a Settima a condurre il “macchinone” per trebbiare il grano.

[…] Al pomeriggio, sarà stato un giorno di luglio o agosto, mentre tutti erano al lavoro, arrivarono nell’aia dell’azienda agricola tre o quattro fascisti in camicia nera. Avvicinarono quasi tutti i giovani, cercando la tessera del fascio, e per chi non l’aveva naturalmente erano guai. Mio padre era sul macchinone e indossava un foulard nero al collo, per proteggersi dalla polvere. Mentre era là in alto i fascisti arrivarono e gli urlarono: “Hai la tessera del partito?” Lui rispose di no. “E perché hai quel fazzoletto nero addosso?”- chiesero ancora. “Vieni giù” e gli saltarono addosso e cominciarono a picchiarlo sotto ai nostri occhi, schiaffi e pugni. Io e mio fratello eravamo là.

Per me quell’episodio è stata una batosta, un pugno in faccia…  Mi sono scordato di tante cose, ma quello che accadde quel giorno d’estate non l’ho mai dimenticato. Lì è iniziato tutto, come potevo avere simpatia dei fascisti?

Non occorrono altre spiegazioni, il fascismo è stato questo. E’ descritto a dovere nell’episodio raccontato da Renato Cravedi nel libretto Graffetta “Il partigiano Abele“, che ho avuto la fortuna di scrivere qualche anno fa. 

Ho camminato dietro a Renato l’altra mattina durante la manifestazione promossa dall’Anpi e da altre associazioni in centro a Piacenza. Mi ha fatto piacere rivederlo in piazza, anche perchè mi sono detto: “Dove c’è Renato, è giusto andare”. 

Ma se devo dirla tutta, quella manifestazione indetta contro l’apertura di una sede del movimento Casapound in città non mi ha convinto. L’ho trovata inadeguata e autoconsolatoria, benché partecipata e composta.

Per me l’antifascismo è una religione civile. E non mi piace che la politica s’immischi con la religione. Certo siamo in campagna elettorale, ma dovremmo tutti compiere uno sforzo per conservare i valori fondanti della nostra convivenza civile al riparo dai fatti – talvolta miseri – che accompagnano la contingenza.

Dirò una cosa che non riesco a tenere per me: CasaPound non mi fa paura

Non mi fanno paura quei richiami talmente smaccati e nostalgici al “ventennio” da risultare patetici. Non fa paura quell’approccio da esteti quasi più attenti alla forma che alla sostanza di idee, che purtroppo hanno cittadinanza anche in altre forze politiche ben più “presentabili”. Sono convinto che un’impostazione così elitaria, non possa fare breccia nel popolo italiano.

In realtà quello che mi preoccupa assai di più è una sorta di “fascistizzazione” – so che questo termine è stato usato da altri ben più illustri e titolati – della politica. Un problema assai più trasversale e che non è confinato soltanto al versante destro dello schieramento.

Mi sconcerta chi parla di “razze”, ma anche chi sbeffeggia la scienza, chi getta discredito sulle istituzioni a fini di propaganda, chi usa terminologie del tutto fuori luogo come “sostituzione etnica” o “invasione” per descrivere l’arrivo dei migranti. Il fenomeno certamente va governato, ma è inquietante l’agire diffuso sulle paure, forzando toni e utilizzando parole dagli echi assai sinistri.

Incute timore inoltre la povertà culturale del dibattito politico, la scarsa memoria e l’incapacità di inquadrare temi e problemi dentro una visione di prospettiva. Ma qui rischiamo di andare fuori tema.

Torno all’antifascismo. Ci sono due fatti rimarchevoli avvenuti negli anni passati che hanno segnato un progresso nella coscienza antifascista della nostra città. Quando il sindaco di Piacenza a capo di una giunta di centrodestra, Gianguido Guidotti, decise di iscriversi all’Anpi (l’associazione nazionale partigiani d’Italia) e lo fece pubblicamente.

E quando prese la parola in piazza Cavalli per l’orazione ufficiale del 25 aprile l’allora presidente della Provincia Massimo Trespidi, anche lui alla guida di un’amministrazione di centrodestra, riconoscendo il significato unificante di quella data per tutti i cittadini italiani.

Due fatti dai quali non possiamo tornare indietro, perché l’antifascismo in cui credo è inclusivo e riguarda tutti, non solo una parte. Per questo non capisco perché i principi fondativi della nostra democrazia debbano essere trascinati nello scontro di idee, proprio della dimensione politica.

O accostati ad altri rispettabilissimi valori che tuttavia sono di parte, opinabili, soggetti al confronto. Che cosa c’entra l’antifascismo con l’accoglienza ai migranti che ho sentito evocare sabato in uno dei discorsi ufficiali della manifestazione?

Personalmente sono a favore dell’accoglienza dignitosa delle persone in fuga dalle guerre e della povertà, ma non era questo il motivo per cui siamo scesi in piazza.

Avrei voluto che in quella piazza ci fossero state persone che non la pensano come me su un tema controverso e delicato come quello dell’accoglienza, ma che invece si riconoscono pienamente nella mia concezione di democrazia.

Democrazia che è nata dalla lotta di Liberazione, che fu anche una guerra civile, ma che pose le basi perché – attraverso il nobile e alto compromesso della Costituzione – tutti i cittadini potessero integrarsi e condividere un terreno comune di regole e valori.

Per quanto mi riguarda l’antifascismo, invece, non è opinabile. È come l’aria che respiriamo. È qualcosa che nasce dall’insopprimibile pulsione a ribellarsi, ogni volta che viene perpetrato ingiustamente un sopruso. Senza questa capacità di reagire, viene meno la democrazia, il bene più prezioso che abbiamo.

È quel ricordo di Renato bambino che vide il padre picchiato senza un motivo. Lì è iniziato tutto.

Mauro Ferri

Commenti

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  1. Scritto da veronica

    E ben… COMPLIMENTI a Mauro Ferri: sa cogliere l’essenza delle cose, le sa spiegare bene inquadrandole in un suo vissuto. Dovremmo essere così ( di destra o di sinistra non importa) persone equilibrate ,oneste. Lui in più conosce bene l’arte dello scrivere. Figlio di operai: in molti lo siamo

  2. Scritto da Claudia

    Concordo assolutamente con Mauro Ferri….l