“Lesso, lo salvi chi può”, cena del consorzio La Carne Che Piace

Al motto “Lesso, lo salvi chi può”, il consorzio di allevatori e macellai La Carne Che Piace, ricordando la cena in programma sabato 3 marzo presso il ristorante Galileo in via Galileo Galilei a Gariga di Podenzano, vuole rimarcare il valore dei bolliti nel territorio piacentino.

“È un tipo di preparazione della carne tipico della nostra cucina, una specialità padana simbolo dei “pranzi domenicali” e del clima di festa. La carne a chilometro zero è un’ulteriore garanzia della qualità del lesso: gli allevatori aderenti al Consorzio”, osserva Giampaolo Maloberti, presidente della Carne Che Piace, “rispettano un disciplinare di produzione per offrire ai consumatori un prodotto genuino e sicuro, che passa dalla bontà degli alimenti per gli animali, alla macellazione, alla corretta frollatura della carne di almeno tre settimane”.

Nello specifico, tra gli altri punti, negli ultimi 6 mesi di alimentazione agli animali vengono somministrati i semi di lino, che aumentano l’apporto di Omega 3 e di grassi ottimali per il sistema cardio-vascolare del consumatore finale, senza alterare il sapore della carne.

Il 3 marzo sarà possibile assaggiare la carne del Consorzio, che verrà anticipata dagli anolini del Pastificio Groppi, serviti dentro un innovativo contenitore biancorosso da street food. Gli altri partner dell’evento sono la cantina Valtidone, il macellaio di Perino Al Masler, il maialificio della famiglia Morini e l’agenzia di comunicazione Mpm.

Durante la cena, interverranno per condividere alcune riflessioni e salutare i commensali anche gli attori della compagnia teatrale “Famiglia Piasinteina”. L’autore Pietro Rebecchi ha scritto in dialetto un invito all’appuntamento del 3 marzo, dove leggerà dal vivo una poesia sull’enogastronomia locale.

“Quand as tratta da mangiä sum seimpar pront, se dopa as pöl anca parlä un po’ in piasintein digeriss anca mèi. L’é pür an bell quand as pröva a fä dla prumusion cm’as deva ai prudutt ad la nossa terra e par via c’am sa dvis che i prim da cunvinc’ i sian propi i piasintein väl la pena pruä a digal in dla nossa leingua, magäri i capiran méi. Magäri i capirann una vota par seimpar ca s’as pärla la stéssa leingua sariss un bell lavur däs una man vöi cun l’ätar. I noss pueta ian dedicä abota scritt al mangiä nustran e ai piatt che appéna noi pudum vantä. Eccu, vadum da cuminciä a vantäsna, da fäia cugniuss a i’ätar, seinsa vargogna, a tésta älta”.

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