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Piacenza, ora il cambio di passo. Gli obiettivi ed il mercato impongono continuità

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La sconfitta di Olbia apre interrogativi e dubbi sulle prospettive del Piacenza in ottica finale di campionato e play-off, soprattutto guardando alla mancanza di continuità e all’atteso salto di qualità sino ad ora venuto meno.

Se il netto 3-0 subito con l’Arzachena rappresenta un risultato chiaramente fuorviante, in ragione dell’andamento oggettivo del match e delle numerose palle-gol sprecate, e se la classifica non ha subìto particolari scossoni negativi con il quinto posto della graduatoria ad appena 5 lunghezze, la nuova battuta d’arresto, la quarta nelle ultime sei gare, impone riflessioni e considerazioni.

SALTO DI QUALITA’ RIMANDATO – In una sola occasione in stagione i biancorossi sono riusciti a vincere due partite consecutive, tra la quarta e la settima giornata quando Arezzo, Arzachena, Lucchese e Gavorrano furono battute, prima del tonfo di Pontedera (0-3) che arrestò la rimonta in classifica. In generale, però, dopo ogni buona prestazione è seguita una fase di flessione: è il caso della sconfitta con la Giana seguita all’exploit di Prato, al pareggio col Pro Piacenza dopo la rimonta sull’Alessandria o la sconfitta interna con il Monza poco dopo il robusto punto di Livorno.

PROBLEMA IN ZONA GOL – Nelle nette sconfitte con Arzachena, Cuneo, Monza e Pontedera, comune denominatore è stato l’alto numero di occasioni fallite; segno evidentemente che in avanti ancora si difetta di precisione. Gli arrivi di Corazza, Di Molfetta e Pesenti sembravano poter annullare questa tendenza, ma si fatica ancora a concretizzare il buon gioco creato dalla squadra; evidentemente la responsabilità non erano solo di Romero, Nobile o Scaccabarozzi.

AFFOLLAMENTO A CENTROCAMPO – Di fatto sei titolari per tre posti; Franzini non può certo lamentare carenza di scelte nella zona nevralgica del campo (come anche in attacco); in poche giornate il tris di attori protagonista del girone di andata (Perderzoli, Morosini e Scaccabarozzi) è uscito dal radar a vantaggio di una mediana tutta nuova e molto più tecnica rispetto al passato. Chiaro che con Taugourdeau e Corradi la palla passi tra piedi più “nobili”, ma forse la protezione difensiva ed il filtro per la retroguardia può subire dei contraccolpi.

FRANZINI RISCHIA? – L’allenatore piacentino da sempre è al centro del progetto societario. Intorno a lui non solo è stato costruita la squadra, ma anche l’impalcatura organizzativa con un direttore sportivo che lavora a stretto contatto con lui. Ha chiesto e preteso a dicembre una netto cambio di organico più funzionale al 4-3-3 dopo il repentino abbandono del 3-5-2. Sono arrivati vecchi obbiettivi come Corradi e Di Molfetta, nonché due vecchie conoscenze come Taugoudeau e Franchi che Franzini stesso ha caldeggiato, senza scordare l’ingaggio oneroso di Pesenti per ovviare alle difficoltà di Romero. Lo sforzo delle dirigenza è stato massimale, considerando ora che il Piacenza ha di fatto due squadre potenzialmente titolari ma con un monte-stipendi impegnativo; l’obiettivo minimo dei play-off non può sfuggire, ma siamo certi che i fratelli Gatti ambiscano a qualcosa di più.

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