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Tra poesia e fantasy, ecco “La forma dell’acqua”

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LA FORMA DELL’ACQUA 

USA 2017 

119 min

regia Guillermo del Toro 

genere fantastico – sentimentale 

fotografia Dan Laustsen 

musiche Alexadre Desplat 

cast Sally Awkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Octavia Spencer, Doug Jones, Lauren Lee Smith, Nick Searcy, David Hewlett.

Vincitore del Leone d’oro come miglior film alla 74esima mostra internazionale cinematografica d’arte di Venezia. Vincitore di due Golden Globes. Ha ottenuto tredici candidature ai premi Oscar. 

1962, Elisa donna delle pulizie (muta) impiegata presso un laboratorio governativo scopre, insieme a una sua collega, una strana creatura all’interno di una cisterna. Nel tempo, Elisa maturerà per questa curiosa creatura anfibia sentimenti di affetto dettati da una forte empatia.   Questa opera d’arte, perché non è possibile definirla altrimenti, non è un film fantastico propriamente detto.

Non è un film di fantascienza e non è un film che vuole sbatterci in faccia i prodigiosi effetti speciali che lo arricchiscono anzi, per certi versi, la sia pur affascinante vestizione digitale è il punto di minor interesse poiché si potrebbe definire “La forma dell’acqua” come un intelligente e motivato trattato socio-psico-culturale-scientifico.

La ricerca del calore e del sentimento nell’asettico e indifferente mondo della scienza anfibia. In un’atmosfera in bilico tra intrighi bellico politici e ricerche di laboratorio, questo appassionato lungometraggio ha il fascino misterioso del – tutto ciò che e’ diverso da noi – fuori dall’ordinario. Elisa, nella sua solitudine, trova nel diverso da noi un’affinità che non ha mai provato coi propri simili. Esseri umani che si professano perfetti.

“La scienza, che ci opprime con le sue sconvolgenti rivelazioni firmerà probabilmente la fine della specie umana ammesso che siamo una specie autonoma quando fornirà alla nostra conoscenza la chiave di orrori insostenibili che prima o poi si diffonderanno nel mondo”. Questo lasciò scritto H.P. Lovecraft. Ad ogni nuova scoperta ecquivale un prezzo da pagare; in termini di denaro e…

“La forma dell’acqua” poggia il suo dito sulla spalla dello spettatore, con discrezione, invitandolo ad osservare bene gli occhi della creatura. Chi sa leggere tra le righe carpirà senza difficoltà alcuna ciò che si cela dietro di essi. Una combinazione di triste e consapevole “rassegnata” sottomissione all’essere umano, e titanica determinazione.

La creatura ha un forte desiderio di umanizzarsi da una parte, dall’altra, un altrettanto forte desiderio di sopprimere tutto ciò che di umano potrebbe acquisire in quanto è stata proprio la scienza umana ad aver dato per scontato il fatto che ogni qualsivoglia forma vivente  -diversa – da noi – difetti di certe prerogative a prescindere, monopolio esclusivo “dell’uomo evoluto” quali ad esempio il bisogno istintivo di compagnia, di sentirsi parte di qualche cosa (qualunque cosa) che gratifichi. 

Che giustifichi il fatto di esistere senza necessariamente dover accettare il compromesso o  “mostro” o  “normale”. Cosa significa la parola normale ? In questi 119 minuti, il virtuoso regista messicano cerca una risposta chiarificatrice a questa domanda vecchia come il mondo. Tanto vecchia quanto senza risposta. Poiché se si fosse giunti a una conclusione in merito, a mio parere il mondo sarebbe certamente un posto migliore. 

Questo capolavoro non avrebbe forse ragione di esistere e tutti si dormirebbe con la coscienza pulita ma giacche’ non è affatto così, ben venga questo sapiente prodotto che tocca il cuore, che fa riflettere, che istiga, che provoca  e commuove al medesimo tempo.

Possiamo trarre le somme?  Per conto mio, Guillermo del Toro ha, non so se volontariamente o di riflesso, partorito un nuovo genere cinematografico che potremmo battezzare “Fantaverismo”.

Da non perdere.

Gianmarco Groppelli

Giudizio ***

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