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Spaccio sugli argini tra Caorso e Castelvetro, tre arresti

Spaccio nelle campagne della Bassa Piacentina, tre uomini in manette.

I carabinieri della compagnia di Cremona, guidati dal maggiore Rocco Papaleo, nel pomeriggio del 16 febbraio hanno fatto irruzione in un appartamento di via Rivelli a Cremona, dove hanno arrestato tre persone di origine marocchina, due 29enni e un 20enne, tutti senza fissa dimora, con l’accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

Le forze dell’ordine hanno anche sequestrato complessivamente 75 grammi di eroina, 65 grammi di cocaina – in parte già suddivise in dosi – materiale da confezionamento e 3mila 100 euro in banconote di piccolo taglio, ritenute provento dell’attività illecita.

Droga che secondo gli inquirenti avrebbe fruttato alla “banda” circa 15mila euro.

Un vero e proprio “market delle droghe pesanti” secondo gli uomini dell’Arma,che negli ultimi tempi si erano accorti della costante presenza di noti tossicodipendenti ed assuntori occasionali di sostanze stupefacenti nella zona Po di Cremona.

Negli ultimi due mesi i carabinieri hanno più volte segnalato come assuntori giovani residenti in città e nella provincia di Cremona, perché sorpresi con modiche quantità di cocaina ed eroina.

Gli accertamenti svolti hanno evidenziato secondo gli investigatori, come il gruppo si fosse appropriato di una zona rivierasca, alle porte di Cremona, trasformandola in una vera e propria centrale di spaccio, con una nutrita clientela, di giovani e meno giovani.

Consumatori anche di eroina, non più consumata con le siringhe, ma sniffata, inalata o fumata.

Il giro di affari della piazza per i carabinieri si aggira intorno ai 5mila euro al giorno, con un ricavo netto, per i tre, di circa 150mila euro al mese.

Ricordiamo che la zona della bassa piacentina al confine con il cremonese è stata al centro in passato di alcune operazioni dei carabinieri di Fiorenzuola.

La nota stampa dei carabinieri:

L’attività d’indagine – In merito al fatto che alcuni soggetti di nazionalità nordafricana, domicilianti e provenienti da Milano zona “Mecenate”, stazionassero nell’area rivierasca o nell’area agreste di Castelvetro Piacentino, fino a spingersi sulle rive del Po tra i Comuni di Caorso e Monticelli d’Ongina, e nelle aree agresti dei centri di Olza (non a caso molti assuntori, nel corso degli accertamenti li hanno definiti come i “le nutrie di Olza!” o “pusher di Olza”), San Giuliano e San Pedretto e fossero quotidianamente dediti allo spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo “cocaina” ed “eroina”, previo appuntamento telefonico, i Carabinieri di Cremona avevano assunto informazioni già dalla mese di novembre 2017.

Malgrado numerosi servizi di pattugliamento anche in abiti civili, tesi al riscontro delle notizie acquisite, le prime attività di monitoraggio restituivano esito negativo in quanto, le “basi di spaccio”, scelte dai tre risultavano accessibili sola da strade sterrate che evidentemente consentivano loro di allontanarsi alla vista di vetture in avvicinamento alla zona in assenza di appuntamenti telefonici fissati.

Solo la predisposizione di controlli di sicurezza fittiziamente casuali consentiva di rinvenire in diverse occasioni clienti in possesso di sostanza stupefacente e dimostrare così che i tre spacciatori  distribuivano, come detto, sia cocaina che eroina. Da lì l’avvio degli approfondimenti che hanno consentito di appurare che l’eroina era ceduta a 20 euro a dose (circa un grammo), mentre la cocaina a 60/80 euro a dose (circa mezzo grammo).

La modalità di spaccio – L’insediamento di tali attività criminose, nelle citate aree della periferia di Cremona, ha determinato un forte afflusso di tossicomani provenienti anche dalla vicina provincia di Piacenza.

Il modus operandi di questa batteria è quello tipico dello smercio di stupefacenti. La scelta dei luoghi di spaccio veniva agevolata da alcuni loro connazionali e tossicomani che vivono a Cremona e che conoscevano bene la zona e per cui sono tuttora accertamenti in corso.

Non a caso anche in questa occasione, avendo compreso che la “morsa” dei militari cremonesi si stava stringendo su di loro, avevano individuato quale “tana”, o rifugio per i propri loschi affari, un appartamento di via Rivelli, nelle disponibilità di una coppia di tossicodipendenti del posto.

L’appartamento veniva usato sia per base logistica, ed in particolare per il taglio ed il confezionamento delle dosi, che spesso quale “alcova” discreta e defilata, per attendere l’arrivo di qualche cliente “pulito” e con auto in regola, che in cambio della dose si offriva come servizi “taxi” per accompagnarli nella “piazza” di spaccio prescelta.

I luoghi venivano scelti in maniera certosina poiché dovevano essere controllabili dagli spacciatori in modo da prevenire i controlli delle forze di Polizia e garantire una fuga immediata.

Prima del reperimento del citato appartamento, gli spacciatori raggiungevano il capoluogo lombardo in auto ed in molti casi per non lasciare il mezzo vicino alla piazza di spaccio scelta, si facevano portare a lavoro da alcuni tossicodipendenti che dopo averli prelevati nella zona della stazione ferroviaria o del parco del Po, li accompagnavano sul posto di “lavoro” scelto per quella determinata giornata. Gli accompagnatori risulta siano stati pagati con dosi di sostanze stupefacente.

Gli spacciatori avevano l’abitudine a nascondere lo stupefacente in buoni quantitativi sotterrandolo in modo tale da poter muoversi più tranquillamente ma l’evolversi dell’azione dei militari cremonesi, ha permesso di capire quando giungevano i rifornimenti e pertanto intercettare la droga come è successo ieri pomeriggio.

Gli spacciatori giungevano sui luoghi di spaccio direttamente con telefoni con la rubrica piena dei numeri dei clienti della zona e una volta sul posto li contattavano tramite sms e “cripticamente” gli facevano sapere che avevano droga di ottima qualità. Da questo numero, una volta contattati, fornivano indicazioni per raggiungere i luoghi di spaccio e ricevevano gli ordinativi di “bianca” o la “bella” (cocaina) e “scura” o la “brutta” (eroina).

Sequestrata anche una pistola giocattolo, trovate nelle disponibilità dei tre, verosimilmente utilizzata per incutere timore ai clienti con i quali avevano eventuali discussioni sulla qualità, quantità o sulle modalità di pagamento della sostanza ceduta. O anche per “difesa” da altre bande operanti nella stessa zona considerato che tali gruppi sono soliti farsi agguati a vicenda per procacciarsi le sostanze o per “guadagnare” il predominio su una determinata piazza di spaccio.

I Carabinieri della Compagnia di Cremona, stanno continuando gli accertamenti finalizzati a identificare i complici del gruppo di spacciatori arrestati nonché ad identificare il maggior numero possibile di clienti che si aggira introno al centinaio.

I tre sono stati trattenuti ristretti presso le camere di sicurezza della caserma “S. Lucia” in attesa celebrazione rito direttissimo.

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