Terzo Settore, la riforma coinvolge le associazioni di promozione sociale

Che cosa è la Riforma del Terzo Settore? Cosa cambia per le Associazioni di Promozione Sociale? Come si trasforma il volontariato? Quali adempimenti sono da fare? Vuoi costituire un’associazione e non sai da dove partire? Cosa è il registro unico del Terzo Settore? A tutte queste e molte altre domande è possibile oggi dare una risposta.

L’implementazione del sistema normativo, legislativo e fiscale che la Riforma introduce, all’interno di un sistema pressoché immutato negli ultimi 30 anni, spinge una forte necessità di rivedere interamente il quadro entro le associazioni operano, dopo essere state oggetto negli scorsi anni di una spinta propulsiva a cui si è accompagnata un altrettanto prioritaria richiesta di strumenti e di ridefinizione delle pratiche operative.

Le novità della riforma sono state illustrate nel corso di una conferenza stampa alla casa delle associazioni da alcuni esponenti del mondo del volontariato di Piacenza.

“Il progetto “Assieme” può essere considerato – ha fatto notare Andrea Provini – la prova generale della riforma perchè precorre i contenuti. E’ previsto che i centri di promozione del volontariato possano dare consulenza anche alle associazioni di promozione sociale, che possono anche entrare nelle compagini sociali dei centri servizi. Abbiamo una serie di attività diverse, come l’Auser, lo Svep e altri che si mettono insieme per dare consulenza alle associazioni di promozione sociale. Non è scontata questa collaborazione fra enti diversi e l’auspicio è che a lungo andare possa innescarsi anche un meccanismo culturale virtuoso. La materia del terzo settore resta estremamente complessa, è importante per noi associazioni mettersi insieme e fare cultura si questo tema”.

Il progetto “Assieme” – Dare consulenza alle associazioni di promozione sociale operanti sul territorio di Piacenza e Parma è l’obbiettivo centrale del progetto “Assieme”, anche in relazione all’impatto che le profonde trasformazioni normative introdotte con la “Riforma del Terzo Settore”.

Alla consulenza, sia diretta che a distanza, è necessario affiancare un’intensa attività di formazione realizzata sui territori interessati dal progetto per rispondere al bisogno espresso dalle Associazioni di Promozione Sociale in termini di informazione, formazione e orientamento. Bisogno evidenziato anche come esigenza fondamentale da parte delle istituzioni e degli enti locali che dovranno rivedere le proprie modalità di rapporto con le organizzazioni di Terzo settore alla luce delle recenti normative.

L’approvazione dei decreti attuativi della L. 106/2016, in particolare del “Codice del Terzo Settore”, porterà un cambiamento radicale nel modo di operare, negli obblighi e negli adempimenti degli enti di terzo settore. Dovranno, pertanto, essere accompagnati i processi di trasformazione statutaria e ordinativa delle associazioni di promozione sociale in quanto riconducibili alla categoria più ampia di Enti di Terzo Settore , che proprio in questo provvedimento vedono riconoscersi status e nuovi obblighi.

L’implementazione di un sistema normativo, legislativo e fiscale di tale portata introdurrà, all’interno di un sistema pressoché immutato negli ultimi 30 anni, una forte necessità di rivedere interamente il quadro entro cui questi enti operano, dopo essere stati oggetto negli scorsi anni di una spinta propulsiva a cui si è accompagnata un. altrettanto prioritaria richiesta di strumenti e di ridefinizione delle pratiche operative.

La stessa Conferenza Regionale del Terzo Settore e l’Assessorato alle Politiche Sociali, che su questa materia esprime la propria delega, ha riconosciuto come prioritario il mantenimento di un servizio a sostegno del mondo delle associazioni di promozione sociale sia in un’ottica di consulenza “in itinere” sia nella sua funzione di prima consulenza per lo “startup” di nuove realtà.

Il numero delle associazioni iscritte al registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale, oggi si attesta su un numero di circa 4.000 associazioni e per la stragrande maggioranza si tratta di associazioni non riconosciute (80 per cento circa).

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