PiacenzaSera.it -  Notizie in tempo reale, news a Piacenza, cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Un corteo, i teppisti e una partita di Risiko persa

I social network con i loro filmati hanno l’effetto di amplificare l’impatto di fatti e singoli episodi, talvolta a dismisura. Nessuno intende sminuire la brutale e ingiustificabile aggressione subita dal carabiniere malmenato in via Sant’Antonino a Piacenza sabato pomeriggio. Tuttavia il potere delle immagini nell’era degli smartphone è enorme e sabato ad uscirne a pezzi – soprattutto sui social – è stato il movimento antifascista.

Tanti detrattori degli antifascisti, sulla base di quella sequenza del carabiniere a terra aggredito da un gruppetto di teppisti (che vanno individuati e adeguatamente puniti), hanno alzato gli scudi dando addosso – magari seduti alla tastiera del pc o dal telefonino – a “tutti” gli antifascisti, quasi uno sfogo come se altro non aspettassero. In realtà in quel corteo solo una piccola minoranza si è comportata in maniera criminale. E alla fine chi era nella seconda fila in via Sant’Antonino ha poi aiutato a rialzarsi quel carabiniere, vilmente malmenato, mentre si trovava a terra.

Da un certo punto di vista il bilancio di quanto è accaduto sabato ha visto dei vincitori, le forze dell’ordine, e degli sconfitti, gli antagonisti e chi ha organizzato quel corteo. L’obiettivo era la sede di CasaPound e i manifestanti non ci sono arrivati. La partita è stata giocata come su una scacchiera, una mappa di Risiko, o come al gioco dell’oca. I manifestanti, o meglio i più facinorosi fra costoro, hanno cercato di forzare il blocco di polizia e carabinieri fin da subito, in piazzale Marconi (dove era previsto il concentramento dei dimostranti), cercando di svoltare a destra e raggiungere viale Sant’Ambrogio per poi infilarsi in una di quelle vie interne che li avrebbe portati in via X Giugno e arrivare davanti alla sede di  CasaPound.

Io penso l’avrebbero fatta a pezzi quella sede, perché quello e solo quello era lo scopo del gruppo violento del corteo. Però da subito il corteo è stato stretto dalle forze dell’ordine ed ha proseguito per quella che doveva essere la sua strada, concordata fra organizzatori manifestazione e polizia: Barriera Roma, piazzale Libertà e Stradone Farnese. Qui però c’è stato un altro tentativo di raggiungere CasaPound e le teste calde, uscendo dal tracciato concordato, hanno improvvisamente deviato in via Santo Stefano, ma all’incrocio con via Gaspare Landi hanno trovato squadre di polizia che li hanno respinti. Una scintilla è stata. Subito il corteo è tornato nei ranghi ed ha proseguito come da accordi sullo stradone e poi in via Giordani ed infine in piazza Sant’Antonino dove avrebbe dovuto, come da accordi, sciogliersi.

Invece il corteo non si è sciolto e guidato dal gruppo di facinorosi ha imboccato via Sant’Antonino in direzione piazza Cavalli. “Indietro compagni state indietro nella prima fila ci stiamo noi” gridavano quelli dal volto coperto, spintonando senza tanti complimenti gli altri dimostranti che cercavano di portarsi avanti. Era in gioco l’obiettivo. Ma via Sant’Antonino era zona rossa, qui l’accesso era vietato ed a difendere questa zona vi erano i carabinieri del battaglione Bologna. Erano troppo pochi e i manifestanti hanno giocato l’ultima carta.

Non ce l’avevano in particolare con quel carabiniere, puntavano solo ed esclusivamente al loro obbiettivo e per farlo non hanno guardato in faccia a nessuno, caricando la Benemerita e approfittando assai poco cavallerescamente di un uomo a terra per malmenarlo. Ma chi era in quel corteo nella seconda fila ha poi aiutato quel militare a rialzarsi, a testimonianza che le teste calde non erano poi così numerose. In via Sant’Antonino le forze dell’ordine hanno arretrato incalzate dai manifestanti che a quel punto hanno trovato il varco per raggiungere CasaPound.

Hanno imboccato via Felice Frasi e poi arrivati davanti all’incrocio fra la stessa via Frasi, via XX Settembre e via Carducci si sono trovati davanti a quattro possibilità. Tornare indietro, ipotesi subito scartata, l’obbiettivo era la sede di CasaPound. Avrebbero potuto svoltare a destra in direzione piazza Duomo e da lì cercare di raggiungere la via X Giugno, fattibile. Tirare dritto e imboccare via Carducci per raggiungere CasaPound era questa la via più breve e probabilmente in quel momento sgombra dalle forze dell’ordine.

Invece hanno miseramente sbagliato svoltando a sinistra correndo in via XX Settembre fra lo sgomento di negozianti e passanti della “vasca” con l’abito buono del sabato e arrivando fra via Cavour e piazza Cavalli, dove ad attendere vi erano in forze polizia e carabinieri. A quel punto i fuoriusciti hanno gettato la spugna e hanno perduto ad un soffio dal conseguimento dell’obbiettivo e della vittoria. Perché hanno sbagliato strada? Semplicemente perché alla testa del corteo, ossia nel gruppo dei facinorosi mascherati, non vi erano piacentini, che erano invece in coda. Non hanno avuto insomma il supporto logistico di una guida, e si sono mossi male, rapidamente magari, chiedendo frettolosi indicazioni, pressati dalla polizia.

Questi cani sciolti non hanno danneggiato auto in sosta, non hanno danneggiato vetrine, avevano un solo ed unico scopo: CasaPound. Erano a poche centinaia di metri, a pochi minuti, ma hanno clamorosamente sbagliato sulla linea del traguardo, consegnando la vittoria alle forze dell’ordine che dovevano invece difendere questo obbiettivo, il loro compito era quello che non fosse fatto scempio di questa sede politica.

Le forze dell’ordine hanno vinto anche sotto un altro aspetto, forse il più importante: il lavoro di contenimento e non di aggressione fatto sui manifestanti è stato premiato dall’opinione pubblica. I cattivi “superamplificati” dal video che si è diffuso social network sono così diventati gli antifascisti. Per i tradizionali nemici degli antifascisti, “tutti” gli antifascisti, anche quelli che (ed erano la stragrande maggioranza) erano nel centro di Piacenza sabato, per manifestare pacificamente.

Un giocatore di Risiko

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.