Vitrines d’Europe rilancia l’allarme sui problemi del commercio nei centri urbani

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Il tema della desertificazione delle città, inteso come forte diminuzione della presenza degli esercizi commerciali di più piccole dimensioni, i cosiddetti “esercizi di vicinato”, si è evidenziato da tempo in molti paesi europei e sta portando da un lato alla riduzione del servizio diffuso ai consumatori e dall’altro alla eccessiva standardizzazione e omologazione dell’offerta commerciale nella maggior parte delle città, con insegne tutte uguali e con il rischio di perdere l’identità e la tipicità che caratterizza i nostri territori.

Di questo si è parlato lunedì 19 febbraio a Barcellona in uno degli incontri periodici di Vitrines d’Europe, il raggruppamento cui Ancestor-Confesercenti aderisce e di cui fanno parte associazioni di diversi paesi europei, che ha evidenziato come per tanti anni le stesse politiche urbanistiche abbiano portato ad uno sviluppo abnorme delle grandi strutture commerciali localizzate a livello extraurbano riducendo inevitabilmente la centralità del commercio urbano; ciò assieme ai problemi di accessibilità dei centri urbani, alle carenze dei trasporti pubblici, delle aree di sosta e delle limitazioni al traffico privato ha portato a significativi mutamenti dei consumi e dei comportamenti di spesa delle famiglie, causati non da una sana concorrenza, come sarebbe naturale, ma da cause esterne che favoriscono determinati stakeholder a scapito di altri, spesso rappresentati dal commercio indipendente.

Per il presidente di Vitrines d’Europe Stefano Bollettinari (Direttore Confesercenti Emilia Romagna) – riferendosi anche alla condizione italiana, “la situazione delle Pmi di vicinato è ormai giunta al livello di guardia, occorrono al più presto politiche efficaci per rilanciare il commercio urbano, a partire da quelle urbanistiche, da norme per il contenimento dei canoni commerciali anche attraverso la cedolare secca, dalla riduzione della pressione fiscale e della burocrazia, da norme più efficaci per combattere l’illegalità l’abusivismo e la concorrenza sleale e ancora un più forte sostegno all’innovazione soprattutto per le micro e piccole imprese anche per quanto riguarda il commercio online e la digitalizzazione, che non può essere appannaggio solamente dei grandi player mondiali e che devono essere al più presto soggetti allo stesso trattamento fiscale delle altre imprese, cosa che ora non sta affatto avvenendo creando uno svantaggio competitivo inaccettabile per le mpmi”.

“Anche per queste ragioni è ormai ineludibile l’attuazione concreta e integrale in tutti i paesi dell’Unione dei principi contenuti nello Small Business Act, la carta europea dei diritti per le piccole e medie imprese”. (Nota stampa)

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