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Supermercato nell’Ex Mazzoni, no anche di Confesercenti “Il Comune ci ripensi”

“Ci ha sorpresi la notizia dell’insediamento di una nuova struttura commerciale in via Calciati collocata nel perimetro della zona di Piacenza con la più alta densità di metri quadrati di grande distribuzione: zona di via Conciliazione, viale Europa e via Calciati”. Così il presidente di Confesercenti Piacenza Nicolò Maserati interviene sul nuovo insediamento commerciale che dovrebbe nascere al posto dei capannoni da anni abbandonati nell’area Ex Mazzoni.

“Sono anni – afferma -, verbalmente in vari incontri (sia con il passato che con l’attuale Sindaco) che per iscritto e recentemente ribadito alle forze politiche che nell’ultima tornata elettorale ci hanno portato la loro visione di sviluppo di città, che rappresentiamo alle Amministrazioni come Piacenza sia ormai arrivata alla saturazione per quanto riguarda la distribuzione commerciale e in particolare insediamenti di grande distribuzione”.

“Lo abbiamo sottolineato anche nelle osservazioni avanzate al P.S.C. del Comune di Piacenza. In tali analisi, oltre a rilievi tecnici, abbiamo evidenziato come ritenevamo urgente la programmazione e la pianificazione di interventi, sia amministrativi che politici, per limitare e “gestire” l’insediamento di nuove strutture commerciali soprattutto alla luce delle liberalizzazioni del governo Monti e per ultima la nuova normativa regionale in materia. Non da meno, per il tavolo strategico, per il quale abbiamo sottoscritto un documento comune con Unione Commercianti nel quale, al primo punto, è stato riportata l’esigenza di bloccare l’apertura di nuove grandi strutture commerciali”.

“Tornando ancor più indietro negli anni, già dai tempi della riforma del commercio nota come legge Bersani, avevamo sottolineato i rischi che una deregulation del settore avrebbe cagionato. Unire l’aspetto immobiliare con quello della distribuzione avrebbe comportato uno squilibrio a favore di questa ultima in quanto componente più forte che attira ed aggrega gli “interessi” di più soggetti (anche pubblici). E così è stato anche nella operazione in questione. Non è un caso che si conosca il nome del costruttore e non del distributore. E’ un aspetto marginale: perché prima bisogna costruire per mettere a reddito l’investimento immobiliare poi qualcuno si troverà per l’aspetto “commerciale””.

“Altre analoghe situazioni – prosegue – sono avvenute e altre, purtroppo, sono in arrivo, come per esempio in via Colombo ed area ex Unicem, pronte a bussare alla porta del Comune per rivendicare nuove superfici, nuovi spazi e pronte a dare battaglia per la tutela dei propri diritti. E tutti, guarda caso, con le stesse motivazioni: lo vogliono fare per dare più opportunità di scelta al consumatore, per creare più commercio e più occupazione, per migliorare una area che rischia il degrado. Quindi sacrifichiamo la parte debole della distribuzione, la parte che non riesce per sua natura ad aggregarsi e quindi non riesce a difendere i propri legittimi interessi: il piccolo commerciante; quello che oggi è colui che fornisce servizi di vicinato a costo zero per la comunità”.

“Il piccolo commerciante sotto casa è la sentinella che difende il quartiere che fornisce servizi primari alle fasce deboli, che sostiene la maggior parte dei costi pubblici essenziali come il costo dello smaltimento dei rifiuti e delle pulizie. La legge del più forte quindi? Noi diciamo che è così ma non ci stiamo, non ci vogliamo stare. E’ dalla sua nascita, nei lontani anni 70, che Confesercenti a questa logica non si vuole arrendere. Si è sempre battuta per difendere il piccolo contro il grande perché in una economia sana ci devono essere spazi di mercato per entrambi”.

“Ma gli strumenti, negli anni, si sono progressivamente trasformati a favore di una parte, la più forte, a discapito della più debole. La soluzione quando il mercato è drogato e palesemente sbilanciato è squisitamente politica. E’ la politica che deve intervenire con scelte e azioni, qualificate e coraggiose e sopratutto coerenti, che riportino equilibrio. Credevamo di avere trovato in questa amministrazione una ottima sponda (anche riguardo ai programmi presentati in campagna elettorale). I partiti che la compongono, almeno a parole, hanno sostenuto e sostengono le nostre motivazioni e i nostri ideali”.

“Lo scenario – aggiunge ancora Maserati – che produrrà la concessione di ulteriori 1500 mq. di area commerciale food sarà quella di diversi negozi, piccoli o grandi, che chiuderanno (a tale proposito i dati della Camera di Commercio sui saldi delle imprese negli ultimi anni sono impietosi). E ovviamente licenzieranno. Quindi questa è una operazione, lo diciamo ai sindacati dei lavoratori che però già lo sanno bene, a saldo economico e occupazionale pari a “zero” se va bene, a saldo “negativo” se va male. Lo scenario futuro che preveda l’aumento della disoccupazione nel comparto della distribuzione è pertanto da prendere seriamente in considerazione. A tale proposito è apprezzabile il recente intervento del Segretario Generale della Fisascat – Cisl piacentina, che in merito all’argomento della prospettata apertura di una nuova struttura commerciale nell’area “ex Mazzoni”, sottolinea il rischio di mettere in pericolo il lavoro stabile, di qualità, creando lavoro precario”.

“Ora – conclude – la scelta di che distribuzione si vuole in Città, nel quartiere è nelle mani del Sindaco, della Giunta e, in generale, delle forze politiche cittadine. Avrà il Sindaco e avranno gli altri soggetti in maniera coerente il coraggio di dire di no? Di cambiare le decisioni prese guardando e pensando al futuro e non al presente? Confesercenti ed i propri soci lo sperano e lo auspichino fortemente. Coraggio e coerenza!”.

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