Quantcast

Discriminazione femminile a lavoro, parlarne per contrastarla. Il convegno Cisl

 Non esiste, ancora oggi, un solo paese al mondo in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini. E’ stato definito il più grande “furto della storia” dalla Consigliere delle Nazioni Unite per le donne Anuradha Seth, con il termine tecnico di “Gender pay gap“.
La differenza tra i salari percepiti da uomini e donne rappresenta una dimensione critica delle differenze di genere nel mercato del lavoro in Italia e in Europa. I dati Eurostat segnalano che, nella media dei paesi europei, il differenziale è superiore al 15 per cento.
E’ da diversi anni che il Global Gender Gap Index ricorda a tutti come lavoro e politica siano ambiti in cui le disuguaglianze di genere sono particolarmente marcate in tutti i paesi del mondo e, in base agli ultimi dati disponibili, l’Italia si trova al 118° posto di una classifica con 144 paesi per quanto riguarda la partecipazione e le opportunità economiche e al 46° per rappresentanza politica.
Per contrastare questa forma di discriminazione alcuni paesi europei hanno introdotto alcuni provvedimenti: in Germania è stata approvata una legge che impone alle imprese di rendere conto di quanto viene pagato un uomo ed una donna, per la stessa prestazione; l’Islanda (che nell’UE è al 1° posto nella parità di genere) ha affidato addirittura alla polizia tributaria controlli a tappeto nelle aziende contro eventuali disparità: nella piccola isola “del ghiaccio e del fuoco” è stata introdotta un’ammenda per chi non rispetta la norma: aziende e uffici pubblici con più di 25 dipendenti devono dimostrare che le donne ricevono lo stesso compenso dei loro colleghi uomini.
In Italia, invece, le imprese con più di 100 dipendenti sono tenute a fornire, con cadenza biennale, un rapporto sulla situazione del personale anche rispetto ai differenziali retributivi.
Si tratta di una legge che risale addirittura al 1991, anche se è entrata in vigore operativamente solo nel 1996, e anche in Italia per legge sono previste sanzioni per le aziende che non rispettano quest’obbligo; le cose si complicano un po’ dal momento che anche figure istituzionali come le Consigliere di Parità, che sono gli organismi della nostra legislazione per combattere le discriminazioni nel lavoro, sono state negli anni ridimensionate e depotenziate.
Di questo tratteremo sabato mattina a partire dalle ore 10” – afferma la coordinatrice femminile Cisl Parma Piacenza Claudia Gnocchi – “nella tavola rotonda Gender pay gap – perché le donne guadagnano meno?“. La Gnocchi sarà affiancata dalla prof.ssa Carmen Leccardi – docente ordinario di Sociologia della Cultura presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università Milano Bicocca – dalla Prof.ssa Mariateresa Maggiolino – docente associato nel Dipartimento Studi Giuridici dell’Università Bocconi- dal dott. Sergio Spiller – Responsabile del Dipartimento Contrattazione Cisl- e dalla dott.ssa Giuliana Ricci – Gestione del Personale di Credit Agricole.
Argomenti fondanti del convegno saranno: come mai si arriva a situazioni di questo tipo? Quali sono i meccanismi che scattano e che portano uomini e donne che svolgono uguali mansioni ad avere retribuzioni differenti? Cosa prevedono i contratti di lavoro? Quali misure mettere in atto per rimuovere tali discriminazioni?

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.