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L’agricoltura di precisione spiegata da chi l’ha messa in campo foto

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Grande interesse per l’incontro tecnico divulgativo organizzato da Anga Piacenza  (nota stampa)

Molti gli intervenuti, tra cui diversi agronomi e operatori di settore, all’incontro che Anga Piacenza ha organizzato presso la sede dell’Associazione giovedì 8 marzo dedicato all’agricoltura di Precisione.

“La tecnologia è uno degli strumenti che le aziende hanno a disposizione per poter essere competitive e come associazione che raggruppa dei giovani di Confagricoltura ci impegniamo per creare momenti di formazione e informazione affinché i giovani imprenditori agricoli possano aver presente quanto il mercato offre e valutare cosa conviene oggi mettere in campo”: a sottolinearlo è stato Corrado Peratici, presidente di Anga Piacenza che ha aperto i lavori alla presenza del presidente nazionale di Anga Raffaele Maria Maiorano e della Vicepresidente, Alda Dalledonne.

L’imprenditore Massimo Salvagnin e il nipote Simone Gatto, che con la famiglia conducono nel ferrarese la tenuta Porto Felloni di circa 500 ettari, hanno portato la loro esperienza con la pragmaticità e il buon senso di chi da vent’anni usa tecnologie integrate di precision farming in campo e per gestire un’azienda dimensionata e complessa con l’obiettivo di migliorarne la redditività.

“L’agricoltura di precisone – ha spiegato Salvagnin –  è uno strumento che esalta le capacità agronomiche dell’imprenditore agricolo, permettendo di aumentare la sua redditività attraverso l’ottimizzazione degli input produttivi (semina, nutrizione, difesa ed irrigazione) e riducendo l’impatto ambientale delle pratiche agricole. Per questo – ha proseguito – le conoscenze di agronomia sono la base da cui partire.

Nella nostra azienda gestiamo tutto in modo integrato, persino il libretto del gasolio: a fine lavorazione il terminale montato sul mezzo invia i dati al gestionale in azienda. Tutto viene monitorato, ma non si pensi che si possa rinunciare ad andare in campo, anzi, la pianificazione parte dalla conoscenza del terreno. Da vent’anni registriamo mappe di raccolta e dati. Il primo step delle analisi è quello della tessitura del terreno, un dato certo. Non è richiesto un grande investimento iniziale per avere questa conoscenza ed è un’informazione il cui impiego viene ripagato anche nel medio-breve periodo”.

Gatto, che ha una laurea in agraria, ha mostrato alcuni esempi di applicazione in campo delle tecnologie e dei software usati a Porto Felloni. Giovanni Arata, ingegnere e progettista della ditta Casella Macchine Agricole, con il collega Giancarlo Bertuzzi, hanno poi illustrato alcune opportunità offerte dalla tecnologia sul mercato oggi pronta per fornire soluzioni “chiavi in mano” con mappe georeferenziate aventi come input decisionale principale il vigore fogliare. “In particolare – ha spiegato Bertuzzi – da alcuni anni realizziamo un sensore prossimale che legge direttamente i dati in campo che vengono elaborati dal software in dotazione e scaricati per rendere la macchina subito operativa utilizzando le informazioni in mappa, così l’agricoltore è in grado di lavorare con precisione in autonomia”.

“Il tema è più che mai attuale – ha sottolineato Peratici –, certamente non siamo gli unici a parlarne e diversi agricoltori stanno già utilizzando alcune tecniche di precision farming, ma lo scopo dell’incontro è stato quello di discuterne insieme e analizzare nuove possibilità concrete, magari da mettere in campo già nella prossima campagna. Con i costi dei fattori produttivi in costante rialzo è sempre più importante avvalersi della tecnologia giusta, valutarne oculatamente gli aspetti economici, in termini di ritorno sull’investimento, saperla utilizzare al meglio e vedere i risultati che altre aziende hanno ottenuto”.

“Complimenti per l’iniziativa che – ha detto il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini – indica strade moderne per essere produttivi. Anche gli esempi portati oggi dimostrano che l’attività dell’agricoltore è quella di assecondare i bisogni della natura: seminare e concimare in modo equilibrato per preservare il terreno, gestire le risorse e garantire il massimo ritorno che è legato alla produttività e alla sanità delle piante. I bisogni di azoto e di acqua del mais – ha sottolineato – non sono stabiliti da normative, sono leggi della natura, chi non li asseconda commette un peccato, mentre l’agricoltore deve fare ciò che la natura stabilisce e le nuove tecnologie sono uno strumento per leggerne in modo più mirato i bisogni”.

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